Con distacchi ancora una volta irrisori, specie considerando che parliamo di una gara durata una giornata, si è conclusa la 24 Ore di Daytona con la vittoria della Ford n.02 del team di Chip Ganassi e con l'equipaggio composto da Scott Dixon, Tony Kanaan, Kyle Larson e Jamie McMurray. Questo con un vantaggio di soli 1"333 sui secondi classificati, cioè Barbosa-Fittipaldi-Bourdais sulla Corvette DP n.5, che sono stati capaci di recuperare un forte ritardo dovuto a problemi elettrici nel corso della nottata. Mentre la bella gara dei fratelli Taylor col nostro Max Angelelli, comunque terzi sulla Corvette DP n.10, è stata compromessa da un'ultima sosta sul finire della corsa, per via del cambio pilota "obbligato" fra Jordan e Ricky per non "sforare" il tempo massimo di guida. Questa edizione della classica gara di apertura delle serie gestite dall'Imsa (il campionato Tudor-Uscc ma anche il Naec) si è rivelata davvero dura, anzi un mezzo massacro. Il fatto è che ciò non è stato dovuto a condizioni particolari del clima o della pista, ma proprio ad una competitività estrema che ha spremuto all’inverosimile piloti e macchine in tutte le classi in gara. È così che si spiegano i cedimenti superiori alla media statistica come pure certe vere e proprie ingenuità di guida, che sovente hanno compromesso la gara anche dei protagonisti più accreditati. Infatti nessuno si è risparmiato e spesso i capofila hanno corso interi stint con gli avversari “incollati” al paraurti posteriore (o viceversa), e non soltanto per via delle neutralizzazioni, che pure sono state numerose. Anche la GTLM ha visto una gara molto combattuta, con la vittoria della Chevrolet n.3 di Magnussen-Garcia-Briscoe insidiata fin sotto la bandiera a scacchi dalla BMW Z4 n.25 di Auberlen-Werner-Farfus-Spengler, secondi per soli 0"478. Ma questa è la categoria che più di tutte ha visto i protagonisti quasi falcidiati da errori e inconvenienti tecnici: non ne sono stati esenti i primi due né soprattutto Gavin-Milner-Pagenaut giunti terzi ma staccati con l'altra Corvette ufficiale n.4 dopo essere stati fra i protagonisti. Da segnalare come la Ferrari n.51 della AF Corse, nelle mani di Bruni-Perrodo-Collard-Vilander, sia stata protagonista iniziale ma poi vittima di problemi e incidenti quasi sempre quando alla guida era Perrodo. Mentre quella di Risi portata in gara col n.62 da Fisichella-Rigon-Kaffer-Beretta, anch'essi più volte al vertice della classe nonostante qualche svista di guida poi recuperata, è stata messa in ginocchio da problemi elettrici al motore. Sembrava che la Ferrari potesse consolarsi con la classe GTD, ma dopo aver brillato per gran parte della gara, le 458 della Scuderia Corsa sono venute a mancare sul finire. Parliamo della n.63 di Lazzaro-Bell-Sweedler-Segal, ma soprattutto della n.64 di Bertolini-Serra-Gomes-Longo, che il pilota di Sassuolo aveva condotto spesso in testa prima di un incidente con Longo alla guida, uscito pare per una chiazza d'olio. Così alla fine solo Rugolo ha avuto la possibilità di agguantare un podio per la Ferrari, nello specifico la n.49 di AF Corse condivisa con Lathouras-Thome-Hoshino, ma è arrivato quarto a poca distanza dalla Porsche n.58 di Eng-Dempsey-Heylen-Snow e ovviamente dietro ai vincitori Farnbacher-Keating-Carter-Wittmer-Lawrence con la Viper n.93 e i secondi MacNeil-Keen-Davis-VanGisbergen sulla Porsche n.22 a soli 7 secondi e mezzo. Anche in questa classe sono parecchi a poter recriminare, a partire dalla Viper n.33 affidata ai Bleekemolen, Keating e Goossens per via di un'avaria tecnica. Ma nemmeno le Audi e le Porsche ufficiali possono gioire, le prime vittime di tanti guai e le seconde addirittura scontratesi fra loro in una difficile fase di gara. Qui e qui gli approfondimenti-cronaca su quanto è successo a Daytona nella prima e nella seconda metà di gara, ricordando che il prossimo appuntamento con la serie americana sarà quello con la 12 Ore di Sebring, in programma il weekend del 21 marzo. Maurizio Voltini 24 ore B8M91iZIYAAunyv.jpg-large