LE MANS - La Porsche ha vinto per la 18esima volta la 24 ore di Le Mans nel finale più rocambolesco che si fosse mai visto. Quando ormai era rassegnata alla sconfitta. E Lieb, Dumas e Jani sono saliti sul podio dei vincitori ancora con lo sguardo incredulo per il regalo ricevuto. 

Mai visto un colpo di scena del genere. Alla fine del penultimo giro, quando mancavano 3 minuti e 25 secondi allo scoccare della 24 ore, la Toyota n.5 che guidava la corsa dalle 8 del mattino, con Nakajima alla guida, ha iniziato a rallentare vistosamente in vista del traguardo. Molti hanno pensato che lo facesse per far passare il tempo in attesa della fine gara, ma quando la macchina ha cominciato ad andare a passo d'uomo e si è fermata proprio sul traguardo, è emersa tutta la drammaticità del momento. Gli sguardi dei giapponesi sono diventati di ghiaccio. Un guasto ha tolto la vittoria alla Toyota a tre minuti dalla fine della corsa che avevano dominato: meno di 14 km tra loro e il successo. 

Le Mans resterà per sempre un incubo per la Toyota. Inseguiva da 18 tentativi questa vittoria e nemmeno stavolta è riuscita a vincere la sua prima 24 Ore di Le Mans. Una volta ci era andata vicina, ritirandosi in testa a un'ora e mezza dalla fine, ma questo guasto li batte tutti. Non ha precedenti. 

E dire che la Toyota aveva costruito bene fino all'ultimo la corsa. La n.5 di Buemi-Davidson-Nakajima, era stata meno veloce in prova e  fino all'alba aveva lasciato a fare la lepre alla vettura gemella di Sarrazin-Conway-Kobayashi. Poi è emersa alla distanza tenendo a bada gli attacchi della Porsche che si era avvicinata fino a tre secondi, e poi è stata ricacciata a 30” di sicurezza. Ma non ha potuto fare nulla contro la sfida dell'ultimo giro.

24 Ore di Le Mans, la nostra diretta

Così la Porsche si porta a casa il 18° successo, in modo insperato e imprevedibile. Fin dalla vigilia tutta l'attenzione era sulla rivincita Porsche-Audi, dove i primi avevano confermato la macchina dello scorso anno puntando sull'affidabilità, mentre l'Audi si era invece buttata su un modello completamente nuovo, estremo ma fragile. Audi ha pagato la scelta della novità con una sonora sconfitta – terza sul podio, soltanto grazie al ritiro Toyota - mentre la Porsche in qualche modo ha rovesciato con l'aiuto della sorta una batosta che aveva raccolto sul campo.

E dire che proprio l'affidabilità, insieme alla grande velocità, era stato fino a quel momento il segreto della Toyota. I giapponesi avevano lasciato alla Porsche il dominio delle prime quattro ore, mantenendosi però sempre in scia alle 919H di Stoccarda. Poi sono passati al comando quando la Porsche più veloce, la n.1 di Bernhard-Webber-Hartley ha avuto i primi problemi di surriscaldamento all'inizio della lunga notte di Le Mans. Sembrava che la Toyota designata per la vittoria fosse la n.6, quella di Conway-Sarrazin-Kobayashi, sempre la più veloce, che è stata al comando fino all'alba, invece un lieve contatto per riparare la carrozzeria dopo una toccata contro un doppiato le ha fatto cedere il comando all'altra Toyota, la n.5. Un'inezia, appena trenta secondi extra in più in un pit stop. Sufficienti però, visto che Toyota e Porsche lottavano ravvicinate a pochi secondi di distanza, a farla retrocedere da prima a seconda. L'altra Toyota, la n.5 non ha più mollato la testa. Fino all'ultimo giro.

Mentre la Porsche almeno ha combattuto con la rivale giapponese fino all'ultimo minuto, la grande sconfitta è stata l'Audi. Che ha guidato la corsa che aveva vinto tredici volte, solo per pochi minuti, alla prima ora grazie a una ardita strategia sul cambio gomme. Poi un guasto al turbo dopo 70 minuti ha messo ko la macchina più veloce delle due Audi – quella di Lotterer-Treluyer-Fassler facendogli perdere 7 giri e di fatto la lotta per il podio – mentre l'altra pur seguendo a breve distanza Toyota e Porsche non ha mai avuto il passo per diminuire un distacco che si andava amplificando giro dopo giro fino ai 14 giri finali.

In GT c'è stata invece la grande impresa della Ford, che al ritorno a Le Mans a quasi quarant'anni dai trionfi con i grossi prototipi 7 litri nel 1966 e 1967, stavolta ha vinto la classe minore. Con onore perché ha sconfitto la Ferrari 488, la macchina che sembrava favorita perché era stata la più veloce nelle prime gare di campionato. La Ford ha vinto grazie al coraggio di aver schierato ben quattro macchine, limitando così col gioco delle probabilità i rischi di ritiro per affidabilità. In realtà poi il marchio americano ha perso soltanto una macchina, la n.67 che si è ritirata quasi prima di partire. E un'altra è stata rallentata da problemi elettrici e al turbo. Ma le altre due hanno marciato come orologi. Puntando su una velocità massima superiore a tutti: oltre 303 km/h, circa 10 km/h più di Ferrari e Corvette che ha piegato le GT avversarie.

Ma la Ford ha vinto anche di astuzia, perché nelle gare precedenti del mondiale Endurance (e anche nei test di Le Mans) aveva mascherato il proprio potenziale per evitare di venire troppo penalizzata dalla famigerata regola del BoP (balance of Performance). Astuzia che è stata criticata da molti avversari considerandola mancanza di fair play. 

La superiorità in velocità della Ford, unitamente al fatto che la GT è in realtà un mezzo prototipo perché progettata attorno a un'auto stradale che non è ancora in vendita, l'ha posta fin da subito un gradino al di sopra dei concorrenti della classe GT. Alla fine la vittoria è andata alla macchina n.68, quella di Muller-Bourdais-Hand, ma poteva aggiudicarsi la gara anche la n.69 di Dixon-Briscoe-Westbrook. 

Unico a contrastare la Ford in GT, la Ferrari “americana” del team Risi guidata da Fisichella-Vilander-Malucelli. Che a lungo ha fatto sognare tenendo alle spalle la Ford, cui ha dovuto cedere nelle quattro ore finali per la superiore velocità della GT americana. Fuori corsa dopo due ore invece la Ferrari più competitiva, quella di Bruni-Calado-Pier Guidi che ha perso un'ora ai box per riparare un grave guasto al fondo e al motore causato da un cordolo al rientro ai box mentre guidava Calado. Poi ha girato a tempi record, ma ormai il ritardo accumulato era tale che aveva compromesso la gara.