Robin Frijns è senza alcun dubbio uno dei pochi talenti emersi dal contesto delle formule minori negli ultimi anni. Ad inizio 2012 il ventiduenne pilota olandese ha avuto la chance di poter corre in Gp2 senza dover garantire gli ingenti supporti economici necessari per essere al via del campionato. A lui si erano interessati la Trident Racing, e le nuove squadre Russian Time ed Hilmer Motorsport. Un caso unico nella storia della Gp2, e alla fine (un po’ a sorpresa) Frijns e il suo management hanno scelto la Hilmer. Qualcuno vedeva nel team Russian Time ed in Trident due contesti più solidi, ma intanto alla seconda prova stagionale Frijns ha fatto centro, sbancando la prova di Barcellona e mettendo così tutti d’accordo. Un exploit in linea con la sua storia, visto che Frijns proveniva da tre campionati vinti in sequenza, e che lasciava presagire una stagione da “fenomeno”, come da programma. Ed invece gara dopo gara il campionato di Frijns si è sempre più complicato. L’olandese ha dimostrato di faticare a gestire in gara le gomme Pirelli, mostrando dei limiti nel saper dosare il suo potenziale velocistico. Ed inaspettatamente il suo compagno di squadra Jon Lancaster ha iniziato a mettere in fila piazzamenti in zona punti e due successi in gara 2. L’inglese ha quantificato 65 punti nella classifica di campionato, venti in più di Frijns, poco propenso a mettersi in discussione quando il team ha provato ad indicargli i punti dove lavorare per sfruttare al meglio un potenziale velocistico di indubbia qualità. E così quando alla vigilia della tappa di Budapest il proprietario della squadra Franz Hilmer ha dovuto mettere da parte un pilota per far spazio all’arrivo di Adrian Quaife-Hobbs (e del suo budget), la scelta è caduta su Frijns. L’olandese ci è rimasto male, ma se da una parte Frijns può mettere sul piatto della bilancia un talento fuori dal comune, dall’altra se si è ritrovato a piedi dovrebbe anche porsi delle domande. E siccome i problemi non vengono mai da soli, anche il ruolo di terzo pilota Sauber sembra avere oggi molte difficoltà a sfociare in qualcosa di più concreto, a causa dei recenti accordi economici annunciati dalla squadra svizzera. La storia di Frijns dimostra come il talento sia una dote essenziale per scalare la difficile struttura piramidale che porta alla Formula 1. Ma con l’avvicinarsi alla vetta diventa sempre più importante abbinarci lo spirito di sacrificio, la capacità di mettersi in discussione ed il fiuto nel saper effettuare le giuste scelte. Tutti problemi risolvibili, e speriamo davvero che una soluzione arrivi presto. Perché al di là di qualche errore di troppo, un talento cristallino come quello di Frijns non merita di essere perso per strada. Roberto Chinchero