E’ l’uomo da battere Nasser Al-Attiyah. E Mini è il team di riferimento. Quattro Dakar vinte negli ultimi quattro anni, l’ultima con il principe qatariota, che non teme più di tanto la minaccia Peugeot per l’edizione 2016, pronta ai blocchi di partenza di Buenos Aires, dai quali muoverà ufficialmente il 2 gennaio con il prologo, per poi tuffarsi nelle 13 tappe che dal 3 al 16 gennaio si snoderanno tra Argentina e Bolivia. Al-Attiyah, Roma, Hirvonen, Terranova, sono alcuni dei nomi al volante delle Mini ALL4 Racing, contro lo squadrone Peugeot che vede Sainz, Peterhansel, Despres, Loeb sull’evoluta 2008 DKR16. Un progetto fortemente sviluppato sulla scorta dell’esperienza 2015, sarà sufficiente per contendere la vittoria alle Mini e a Toyota? «Peugeot ha tanti grandi nomi ma il team è ancora nuovo. Possono andare al comando per una o due tappe all’inizio e poi sparire perché la macchina è in una fase di sviluppo», pronostica Al-Attiyah. «Sainz e Peterhansel sono tra i migliori piloti in giro, ma non credo che le macchine dureranno per tutti i 13 giorni di gara. E’ la loro seconda partecipazione alla Dakar e avranno sicuramente bisogno di tempo», aggiunge. Quest’anno, poi, ci sarà la novità di una delle due tappe marathon, quella di San Salvador de Jujuy, con un parco chiuso che impedirà ogni intervento agli equipaggi a rendere ancor più impegnativo sul piano dell’affidabilità il rally raid. Dakar 2016, il programma e la gara in tv In casa Mini c’è la forza di un team, l’X-Raid, che ha perfezionato un progetto già maturo, «non avevamo nulla da aggiungere, eccezion fatta per poche cose, poi Mini ha più esperienza alla Dakar e nei rally cross-country e può vantare prestazioni elevate e affidabilità per affrontare lunghe distanze. E’ la macchina che ha vinto le ultime quattro edizioni e ci sono tanti motivi per i quali è riuscita nell’impresa: è potente e ha un team forte che investe sullo sviluppo; nel 2012 ha vinto dopo anni di progressi, forse Peugeot riuscirà nella sorpresa, non so cos’hanno fatto sul fronte dell’evoluzione», spiega a Motorsport.com il detentore del titolo tra le auto. Fabiano Polimeni