Gran lotta al vertice in questa nona tappa della Dakar 2020: al termine di 410 km di stage cronometrato (sui ben 886 km complessivi che hanno portato da Wadi Al Sawasir fino a Haradh) finisce primo Stephane Peterhansel dopo aver lottato continuamente sul filo dei secondi con Nasser Al-Attiyah. Solo 15" separano i due al traguardo! Risultato comunque molto positivo per il qataro, dato che gli permette di recuperare sensibilmente in classifica generale su Carlos Sainz, oggi 5° a 5'13" e sempre al comando della gara, ma con un vantaggio assoluto ora ridotto ad appena 24 secondi! Un nulla quando mancano ancora tre giornate di gara.

Lo spagnolo della Mini ha infatti perso 5 minuti nel terzo settore per una gomma forata, e da quel momento la lotta al comando di questa nona tappa è stata esclusiva di Stephane Peterhansel e Nasser Al-Attiyah, con il francese della Mini sempre davanti dal secondo controllo orario in poi, ma come detto sempre solo per una manciata di secondi. Alle loro spalle si comporta ottimamente il saudita Yasir Seaidan, 3° a 4'48" davanti a Jakub Przygonski (+6'23"), entrambi su Mini "private". Alle loro spalle, Yazeed Al Rajhi riesce negli ultimi chilometri a superare Bernhard Ten Brinke, per 13 secondi.

L'altro pilota privato in evidenza (specie dopo la vittoria di ieri) Mathieu Serradori, invece, si attarda fin dall'inizio con il suo buggy Centurion, complice la prima posizione di partenza, arrivando ad accumulare un distacco di 28 minuti. Allo stesso modo Fernando Alonso, 2° ieri con la Toyota, fatica a ripetere la prestazione ma conclude comunque 9° a 13'03". Del resto non a tutti è andata per il meglio: Ronan Chabot (Toyota) cappotta dopo 33 km, mentre un altro incidente blocca Peter van Merksteijn (Toyota) dopo 90 km.

LE CLASSIFICHE ALLA NONA TAPPA

10ª TAPPA: Haradh - Shubaytah (608 km)

La carovana della 42ª Dakar prosegue verso Sud-Est, da Haradh a Shubaytah, in un percorso di 608 km quasi interamente di prova speciale (534 km). Un "marathon stage" ad assistenza limitata che vede una parte iniziale e finale di sabbia e dune (20 e 45 per cento rispettivamente) contro una centrale asfaltata al 23%, ma soprattutto che si sviluppa in zone decisamente difficili da attraversare anche senza la preoccupazione di una competizione: si tratta del deserto di Rub' al Khali, conosciuto anche come "Empty Quarter", il secondo più grande al mondo fra quelli di sabbia.