Non è per il 13° posto finale né per le diverse tappe corse tra i migliori 10 della Dakar, né per il secondo posto quale miglior risultato in una prova speciale, che Fernando Alonso merita gli applausi all’arrivo di Qiddiya. Con Marc Coma ha portato a termine il rally raid al primo tentativo e gli applausi vanno a un campione che si è messo ancora una volta in gioco.

Sette mesi di preparativi, capire i meccanismi, la logica, la tecnica con la quale affrontare i rally raid, mondo diametralmente opposto a quello solito, del motorsport in pista. Ha portato a termine i 7.500 km della Dakar araba, principale obiettivo che si poneva alla vigilia della partenza.

“Le sensazioni sono molto buone, sono contento di essere qui, è il rally più duro del pianeta e finirlo era una delle priorità per me, ha raccontato all’arrivo.

I contrattempi hanno condizionato il risultato finale, errori pagati cari, tra le 2 ore e mezza perse al secondo giorno, per la rottura di una sospensione, e un’altra ora e più lasciata per strada nel capottamento occorso nella prima parte della due giorni marathon. Inutile ragionare col senno di poi, tanto più in una Dakar.

Perché la Dakar è dura

“Come detto in questi giorni mi sono sentito competitivo, anche in quest’ultima tappa abbiamo avuto una foratura e nonostante tutto siamo arrivati quarti. Aver concluso la Dakar, c’è gente che la prova diverse volte, ho avuto la fortuna e la squadra per riuscirci al primo tentativo.

Ogni giorno si tratta di vivere un’avventura nuova, a parte le difficoltà della tappa, del terreno, c’è sempre l’incertezza della meccanica, di non commettere errori, di non perderti. Tanti fattori che la rendono una corsa molto dura”, ha raccontato Fernando.

Competitivo oltre le previsioni

Le dune sono state il terreno interpretato meglio, dove ha trovato il ritmo vicino ai migliori: “Dopo il Marocco, dopo l’Arabia, rally corti, pensavo di essere molto più indietro arrivando qui. Se sono competitivo qui e in lotta per vincere una tappa, penso di poter essere competitivo in qualsiasi altra categoria del motorsport.

Dopo la prima esperienza, se tornerò nel futuro sarà per vincere la Dakar e per aggiungere una vittoria importante alla mia carriera. Per farlo però serve prepararla e pensarla bene, avere la miglior squadra, il miglior veicolo, non è ora il momento di pensarci”.