Ieri Kimi Raikkonen ha spento 37 candeline sulla torta più calda e illuminata del Circus iridato, a testimonianza del fatto che Iceman è il più vecchio pilota della Formula Uno, oltre che il meno astemio e l’ultimo ancora in attività a essere nato negli Anni ’70. 

Ecco, questa sembrerebbe una novella simpatica e lieta, ma è solo il pretesto per richiamare l’attenzione su di un aspetto molto più importante, indicativo e per certi versi allarmante.

Anche se Kimi rappresenta ormai anagraficamente quanto di più antico si possa trovare in circolazione su uno schieramento da Gp iridato - non a caso è coetaneo di Valentino Rossi -, la vera notizia è un’altra ed è di tenore sorprendente quanto del tutto inatteso a inizio stagione.

Dall’ultima parte della stagione, ossia dal dopo Zeltweg a oggi, il più efficace dei due piloti Ferrari, sia in gara che - e questo rappresenta un dato davvero sconcertante - in qualifica, non è Seb Vettel, ma proprio Kimi Raikkonen.

Kimi ha ottenuto la conferma nel bel mezzo dell’estate che guiderà con la Ferrari anche nella prossima stagione e dall’8 luglio in poi s’è messo a inanellare una serie di prestazioni assolutamente dignitose - vista la monoposto a disposizione - e senz’altro onorevoli, se rapportate a quelle del suo illustrissimo compagno di squadra, non solo sul piano della concretezza ma anche dello spunto puro in prova. 

A proposito di prevalenza sul giro secco, fino alle qualifiche del Gp d’Austria, quindi sabato 2 luglio, il confronto tra Seb e Kimi vedeva impietosamente in vantaggio il tedesco, con un parziale sconfortante di 7-2. 

Ma nelle qualificazioni degli otto Gp successivi - cioè da conferma 2017 avvenuta -, Kimi è riuscito incredibilmente a segnare un break di 5-3 in suo vantaggio, relegando spessissimo il capoufficio nello scomodo e spiazzante ruolo dell’inseguitore. 

Certo, complessivamente nei confronti diretti in prova Vettel resta in testa con un parziale di 10-7, eppure negli ultimi 8 Gp le performance sul giro secco di Kimi sono diventate interessanti assai, ancor più delle sfortune, delle penalità e delle vicissitudini che purtroppo troppo spesso hanno tarpato le ali del povero Vettel, il quale comunque a Spa e soprattutto in Malesia i guai se li è andati a cercare alla prima frenata, fin troppo ansioso di recuperare terreno pochi metri dopo il via.

Fatto sta che anche guardando i punti complessivamente assommati alla vigilia del Gp di Austin, Kimi Raikkonen è davanti a Sebastian Vettel, per 170 a 165.

E c’è dell’altro. 

È di pochi giorni fa l’interessante puntualizzazione di Maurizio Arrivabene sul fatto che la Ferrari non ha alcuna fretta eccessiva e alcuna di rifirmare con Vettel, poiché non è quello il problema e alla Ferrari tutti sono comunque utilissimi. Ma, il sottointeso politichese è chiaro e l’aggiungo io, alla fin fine nessuno è indispensabile.

Ecco, forse è stato questo il regalo di compleanno più bello per Kimi.

Invece di bearsi della remunerativa e tranquillizzante conferma, mettendosi a fare colui che tiene famiglia, ossia l’impiegatuccio servizievole di Vettel - col quale, è bene sottolinearlo, va umanamente molto d’accordo ed è caratterialmente compatibile -, il finlandese sotto sotto dall’8 luglio a oggi ha spinto forte in prova e in gara, dimostrando che malgrado i quarant’anni sempre meno lontani ha tutta la ferma intenzione di provare a dire la sua, non limitandosi a ruoli di complemento o di stucchevole gregariato e sollevando finalmente la testa rispetto a certe prestazioni del passato non remoto grigine e apparentemente svogliate.

Questa si chiama capacità, mista a dignità e carattere. Perciò, in un momento così delicato per la Ferrari, caro Kimi, oltre a rinnovarti gli auguri, è giusto e vale la pena dirti grazie. Thanx, “Iceman”. You know what you’re doing.