All’indomani dell’epilogo della F.1 2016 - Hamilton primo in gara, Rosberg secondo e campione -, mezzo mondo si straccia le vesti e si minacciano note sul registro perché nel finale Lewis ha fatto da tappo a Nico, nell’intento stronzetto di farlo raggiungere e insidiare dai rimontanti Vettel e Verstappen. E quindi, in definitiva, di vincerlo lui, questo mondiale.

In barba a Nico medesimo, in barba a Paddy Lowe che lo scongiurava d’aumentare l’andatura e di sparire all’orizzonte, e alla barbaccia della MercedesGp tutta, la quale proprio corporativamente non ci stava a assistere a una chiusa concitata e rocambolesca, che avrebbe potuto, oh cielo, far svanire una vittoria di gara e, miodio, far saltar i già precari equilibri gerarchico-psico-emotivi nel team.

Premetto che prèdico da un pulpito non sospetto. Due mesi fa, proprio sulle colonne di questa rubrica, scrissi e titolai palese: «Il più forte è Hamilton, quindi tifo Rosberg», pertanto di tutto posso essere accusato, perfino dell’omicidio di Abramo Lincoln, ma di simpatia partigiana verso Lewis, proprio no. 

Detto ciò, aggiungo: ma stiamo scherzando? 

Formula 1, Hamilton sprezzante non accetta la sconfitta

Ehi, questo geneticamente è un campionato del mondo piloti. Non si corre da 67 stagioni per scoprire la Casa o la macchina più performante - per quello basterebbe una sessione invernale a Barcellona, tra telemetrie e tubi di Pitot -, ma il pilota più forte e meritevole del mondo nell’arco di un intero campionato. L’Uomo.

Chi rischia in pista, non sono le Case. Non è la Mercedes, non è Paddy Lowe. Due anni fa, se ben ricordo, a Suzuka s’è rovinato Bianchi, mica la Manor-Marussia, no?

Se sul nastro d’asfalto accade una sfiga mai vista - tocco ferro e parlo per esempio di scuola -, paga il conto Hamilton, mica Toto Wolff o Niki Lauda o, con rispetto parlando, il gran capo Dieter Zetsche.

E se anche volessimo attribuire una dubbia importanza decisiva - oltre quella economica che ha, da ufficio paghe Fom - al mondiale Costruttori, esso a Abu Dhabi era del tutto inattuale, essendo stato assegnato con un secolo d’anticipo, visto lo stradominio delle Frecce d’Argento.

Per cui la Mercedes in gara non aveva nessun interesse concreto e attuale da tutelare e nessuna ipotesi verificabile capace di ledere qualcosa o alcunché. Zero. 

Anche perdere il Gp non avrebbe portato alcun danno rilevante, nell’annata più gloriosa mai vissuta da un team in tutta la storia della F.1 e gli equilibri interni non erano peggiorabili visto che, a prescindere da qualsiasi sviluppo, su, andiamo, Nico e Lewis si detestano da anni, da decenni, dai giorni del kart, e sempre si detesteranno.

In poche parole, a Abu Dhabi era in palio il solo semplice e secco campionato del mondo Piloti

Logica e morale volevano che finalmente i due ragazzi fossero del tutto liberi, all’interno del rispetto del regolamento sportivo, di fare ciascuno la sua gara. Bella, brutta, simpatica, stronza, furba, tonta, più veloce o lenta e paracula possibile. Cavoli loro e di ciascun dei due, fatte salve palesi infrazioni al codice della pista.

Perché un mondiale piloti in palio è sacro, perché se lo vinci ti cambia la vita o te la migliora se sei già stato più volte campione, perché un titolo, anche se sei Schumi, ti capita poche volte di giocartelo all’ultimo metro e perché ogni volta non sai se avrai una prossima occasione, visto che nella vita il destino è strano e la fortuna puttana assai.

Rosberg, lo stratega dalla faccia pulita ha battuto i pregiudizi

Detto ciò, il resto dovrebbe andare serenamente di conseguenza. 

Muretto muto, Mercedes imparziale e lotta libera in pista, fatto salvo Charlie Whiting, l’unico che ci poteva metter becco

Così doveva andare.

Invece no. 

Per la prima volta nella storia millenaria del Motorsport il muretto consiglia a un suo pilota come perdere definitivamente le residue speranze di vincere il mondiale

Lowe in mondovisione prega a Hamilton di accelerare

Una mostruosità assurda. Un’atrocità sportiva e morale. 

E perché mai dargli retta? 

La logica, senza violare articolo o comma di regolamento alcuno, vuole che Lewis proceda di conserva per ricompattare gli inseguitori e farli battagliare tra loro. Punto.

Macché, il muretto fa invasione. Arrivano ripetuti ordini via etere, ci sono interessi superiori, chissà quali equilibri da curare.

Alla fine della fiera, Hamilton se ne è sbattuto decisamente le palle e ha fatto benissimo. In ballo c’era il mondiale Piloti e non il premio per il muretto più saggio. 

E così facendo Lewis ha reso la vita dura, durissima a Nico fino all’ultimo secondo. Non rovinandogli il mondiale, ma, col senno di poi, involontariamente e paradossalmente finendo per attribuire più valore e merito al titolo conquistato dal bravissimo pilota tedesco. 

Tranquillo, Lewis, è così che si fa. 

Un grande campione non deve essere carino mentre si gioca un mondiale, ma legalmente e inappuntabilmente bastardo fino all’ultimo centimetro. 

Che poi è roba già vista e rivista nel Motorsport

In fondo nel finalone drammatico di Imola 1983, nel motomondiale classe 500, Kenny Roberts fece l’impossibile per tappare Freddy Spencer, consentendo la rimonta salvifica del compagno Eddie Lawson, che però non si quagliò e nessuno, Yamaha e Honda comprese, ci mise becco o provò a lamentarsi.

Il problema vero è un altro. 

Ormai in F.1 le Case sono convinte di contare più dei piloti

Chi ha una cuffia in testa e il culo al caldo vuole dettare legge a chi sta rischiando a trecento all’ora. 

E nella loro bulimia di potere, attenzione, visibilità e decisionismo, le Case vogliono ingerirsi persino entrando nel terreno più sacro e vietato del Motorsport, quella terra che scotta, quella zona tabù nella quale devono e possono scorridoiare e spingersi soltanto i due Uomini in lizza, in quei minuti convulsi in cui si stanno giocando il tutto per tutto per vincere un mondiale, in un rito antico, drammatico e tutto loro, divinamente e esclusivamente loro. 

Dei duellanti, non certo del padrone delle loro spade.

Per tutto ciò, dico grande Nico: ti sei aggiudicato il titolo a Abu Dhabi non cadendo nel legittimo e infingardo tranello di Lewis.

E dico grande Lewis, perché correndo a modo tuo hai segnato una bella e beffarda rivincita, forse una delle ultime in F.1, dell’Uomo sul Sistema. 

Un numero doppio di As con la fine del Mondiale F.1

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