L’idea era dolce e poetica, ma mica facile. In poche parole, quaranta anni dopo Digione 1979, rimettere insieme Arnoux con un Villeneuve, ossia Jacques il figlio di Gilles, premiarli con un Casco Legend ciascuno e quindi rivivere in un attimo sospeso la magia di quel pomeriggio del giorno 1 luglio 1979. René Arnoux ormai non è più un ex pilota di F.1, no, no. Si è elevato, subimato a uno status diverso e superiore. Perché incarna ciò che resta di quell’irripetibile 1 luglio 1979 a Digione, in un Gp apparentemente avviato verso un finale stracco e piatto - con la Renault di Jabouille stradominatrice per la prima volta col turbo -, a una manciata di giri dalla fine lui e Gilles Villeneuve si mettono a lottare per il secondo posto, cambiando per sempre la storia delle corse e il concetto di percezione del duello.

L'editoriale del Direttore: Quando la passione va in passerella

Avere René sul palco di Autosprint, esattamente quarant’anni dopo, è un immenso onore e consegnargli un Casco Legend è atto dovuto, poeticamente consono e dolcemente carezzevole verso un personaggio umanamente stupendo e sportivamente amatissimo dai race fans. «Praticamente da anni e anni racconto di Digione 1979 tutte le settimane - puntualizza sorridendo il pilota nativo di Grenoble, ormai 71enne -. Non passa weekend che non mi capiti di tornare sull’argomento e, se un ferrarista mi riconosce per strada, stai pur sicuro che il discorso finisce su quei giri infuocati. Una lotta dura e pura tra due piloti amici e anche consapevoli della correttezza dell’altro. Sapevamo che entrambi potevamo azzardare perché potevamo contare sul senso di sportività d’entrambi, è stato questo a rendere bello, bellissimo il tutto. Quanto a me, tornare ai Caschi d’Oro dopo più di trentacinque anni è la dimostrazione che i tifosi italiani e gli amici di Autosprint hanno ancora tutti un bel ricordo di me e sappiate che è reciproco».

Jacques Villeneuve per tutta la sera sorride e si diverte. Gioviale, felice e pieno di verve. E quando la scaletta lo recalma sul palco, è bellissimo vederlo ancora più entusiasta, pronto ad affrontare qualche domanda di rito e soprattutto, come sempre, a dire la sua senza filtri o cautele smoscianti. Basta chiedergli quale considera il sorpasso più bello della sua carriera F.1, tra Estoril 1996 e Jerez 1997 e lui dimostra d’apprezzare lo stimolo: «Sì, senza dubbio li considero i due sorpassi più belli e importanti della mia storia di pilota nei Gp. Con tre caratteristiche in comune: erano entrambi difficili, piuttosto estremi, intendo e in caso d’errore le conseguenze sarebbero state pesdanti, pesantissime per me. Infine, terzo  punto che però in ordine di spessore agonistico è poi il primo, tutte e due queste infilate hanno per oggetto Michael Schumacher, un pilota come noto difficilissimo da superare. Be’, poi sapete come è andata, ce l’ho fatta in entrambi i casi, anche se è stata durussima. E in ogni caso sia chiaro che, pur amando molto lo stoccata di Estoril, non posso che essere ancor più affezionato a quella di Jerez, perché mi ha portato al titolo mondiale».

E con Arnoux al fianco, Jacques dice: «Io la sfida di Digione l’ho vista alla Tv, ma quel giorno c’ero ed ero lì, tanto che posso dire che sono emozioni, colpi di scena e momenti epici del genere a cambiarti la vita, a darti un imprinting capace poi di infiammare la passione per le corse, tanto da diventare pilota». E solo a chiedergli cosa ha provato a metà Anni ’90 a diventare campione IndyCar col numero 27 sulla carrozzeria, la risposta ha un che di sincero e amaro: «L’anno prima in F.Indy avevo corso col 12, l’anno dopo mi è toccato il 27 anche se non l’avevo scelto io, proprio perché, ve lo dico francamente, a me il 27 non piace proprio per niente...».

Non a caso era il numero di Gilles al momento del tragico incidente di Zolder 1982«In ogni caso, per me è bello e importante essere premiato qui in Italia, dove la mia carriera è cominciata!»Arnoux e un Villeneuve duettano ancora, non più a Digione, ma a Milano, sul palco dei Caschi d’Oro di Autosprint 2019. Chiamatelo il nostro regalo di Natale, uno spicchio di magia dedicato a Digione 1979, il Gran Premio che nessuno di noi dimenticherà mai.