No, ma, dico, a voi è piaciuta e piace la gestione dell’affare sulla regolarità Ferrari nella seconda parte della stagione 2019? Sinceri: pensate che in tutta questa faccenda ci sia un cattivo, un colpevole e tanti verginelli tutt’attorno? O piuttosto si tratta deltipico caso in cui chiunque sta contribuendo a rendere ancor meno credibile la già non credibilissima immagine della F.1 e, con essa, la suastessa intima sostanza?

Ecco, a me pare decisamente più plausibile quest’ultima ipotesi, la quale, oltre a dare un’idea raccapricciante del presente della categoria, getta pesanti ombre su atmosfera e serenità del paddock iridato, sfiorandone la reputazione. Ma andiamo con ordine. Da che mondo e mondo, in una società strutturata, la precondizione è che esistano autorità, regole condivise e volontà di rispettarle, nonché, oveviolate, sanzioni predeterminate corrispondenti e senz’altro irrogabili.

L'editoriale del Direttore: Con lo sguardo dritto nel futuro

Le regole devono essere chiare e conoscibili, così come le sanzioni collegate e la legge ha l’obbligo d’essere uguale per tutti, ad applicazione pubblica e conoscibile, in base al principio di responsabilità. Son cose ovvie e le cose ovvie devono essere rispettate.

Eppure stavolta ciò non è o non pare proprio. Se dopo la verifica d’un’ipotetica regolarità o meno, stipulo un patto di riservatezza e mutua discrezione intersoggettiva, il problema e il danno conseguenti non riguardano tanto la questione in sé, ma la legittimità successiva dell’intero sistema giuridico. In questo caso, dell’impianto globale giuridico-sportivo che gestisce laF.1.

Lo stumento, ossia il patto di riservatezza, in sé resta tecnicamente e istologicamente legittimo, ma la sua funzione, di fatto, infetta il sistema tutto. Perché se la massima autorità s’impegna con l’indagato a non rivelare i termini precisi di quanto accertato e le sue stesse implicazioni tecniche e quindi giuridiche, viene a cadere il cardine fondamentale di qualsiasi tipo di civiltà credibilmente regolamentata, ossia la certezza deldiritto.

Da questo, per effetto domino, crolla un altro pilastro che regge labaracca: l’eguaglianza della legge per tutti. Se disciplino un caso e lorisolvo tramite patto di riservatezza tra soggetti che di fatto sicomportano come privati in transazione - e cioè in consensuale composizione di una controversia -, stabilisco un pericolosissimo precedente che di fatto non solo danneggia l’autorevolezza di qualsiasi Tizio o Caio chiamato in causa, ma mina intimamente la funzionalità del sistema rispetto ad eventuali casi futuri di eguale tenore e spessore.

Poniamo, per esempio di scuola, che l’Isotta Fraschini debutti nel mondiale 2021 dando vita però in pista a sospetti d’irregolarità. Ebbene, ora la prima cosa che sarebbe sensato fare, se fossi il team principal dell’Isotta Fraschini, indipendentemente dall’esito delle indagini, consiste nel richiedere lo stesso tipo di trattamento del caso precedente. Ossia, per colpevole o innocente che ne uscirà la squadra, please, segretatemi.

Ciò che emergerà, non si saprà mai e resterà il nostro piccolo segreto, come dicono le milf ai pizzaboy su pornhub. Dio, che tristezza. Perché questo, il nostro, è film di tutt’altro tenore, anzi è la realtà della massima espressione dello sport automobilistico. Il cui problema vero non è essere ferma per coronavirus, ma di ritrovarsi fortemente sospettata di una giustizia che sembra non funzionare esattamente comedovrebbe.

Ecco, c’è una cosa che mi stupisce molto, in tutta questa faccenda, non è tanto il comportamento o le dichiarazioni di tutti i soggetti interessatio quelli comunque portatori diretti di un legittimo interesse di equità digiudizio e non dimento della sua dovuta e piena conoscibilità. No, a stupirmi è l’acquiescienza, il silenzio e, tutto sommato, il quieto disinteresse dell’opinione pubblica.

Da una parte posso capire, perché intempi di pandemia e con la fame e la carestia che bussano alle porte, in giro tra funerali negati, casse integrazioni, licenziamenti e quarantene paramedioevali, si percepisce benissimo che esistono cose ben più importanti della presunta violazione o meno di un comma del regolamento tecnico. Tuttavia la zaffata pestilenziale che proviene e promana da questo discutibile affare e, soprattutto, il modo in cui viene gestito, lasciano intendere che la verità nascosta sia niente rispetto al comportamento complessivo dell’intero sistema Formula Uno.

Sì, perché questo sistema, nessuno escluso e tutti inclusi, stadimostrando chiaramente che in realtà tanto se non tutto è aggiustabile, parzialmente insonorizzabile, felpabile e coibentabile. Arriverei a dire alle soglie dell’insabbiabile, in teoria. Non stavolta, magari, ma, chissà, magari alla prossima. E che il concetto di giustizia giusta tutto sommato potrebbe essere derogabile da strizzate d’occhio furbarelle, accordicchi di buon senso, volemose bene, dai che magari ho tradito lo spirito ma in fondo non ci sono prove provate, bensì solo deduzioni logiche quanto indimostrabili e così via.

Nessuno di noi ne ha la certezza, ma qui e ora i sospetti hanno buonimotivi di nascere. Eppoi, carissimi signori padroni, promotori regolamentatori e concorrenti della Formula Uno, guardate che la simpatica categoria che vi vede sculare dei corridoi con le trippe piene e le chiappe dai portafogli gravidi di dollaroni a qualche piccolo e sacrosanto obbligo morale è comunque sottoposta, neh?

Anche perché i Gran Premi alla televisione mica ce li fate vedere gratis, mi pare. Anche perché per infilarsi in tribuna centrale in un Gp bisogna spendere quanto per un completo elegante atto ad andare a un matrimonio, compreso il regalo alla sposa. Cioè, qualsiasi stormir di fronde o venticello ce lo fate pagare come fosse Eau de Chanel, quindi, alla fin fine, la marea immensa dei salassati, ovvero noi del popolo bue, avremo pure il diritto di trasformarci in opinione pubblica verso la quale si ha obbligo morale dichiarezza, onestà e trasparenza.In fondo, la stessa trasparenza, ab origine, dovrebbe esserci e contraddistinguere qualsiasi tipo di pronunciamento definitivo ocomposizione di una controversia in atto tra soggetti sportivi e autoritàgiudicante.

Sennò, se qualsiasi cosa che capita son solo cavoli vostri emanco ci riguarda, be’ allora magari perdete anche il diritto di chiederci i quattrini per biglietti, cessioni di diritti, abbonamenti Tv, cappellini, magliette e ombrellini, compresi tutti i profumi e i balocchi della vostro costosissimo caravanserraglio, che da decenni munge, tosa espesso umilia l’appassionato puro e semplice, senza neppure lacontropartita dell’obbligo al rendiconto della giustizia.

Di questo passo, paradossalmente, con lo stesso tipo di filosofia, i top team potrebbero raggiungere un accordo di riservatezza secondo il quale la Federazione non è obbligata neanche a pubblicare la classifica definitiva di un Gp nel dopo corsa, in quanto il risultato delle verifiche tecniche al parcochiuso resta vincolato da un simpatico patto confidenziale. Quindi, proprio come nella trama di Matrix o nel finale della serie Lost, tutti seguiamo la faccenda per anni e anni ma poi, giunti al dunque e alla serata dell’ultima puntata, manco ci fate capir niente o quasi.

Insomma, da parte di noi appassionati un gran dispendio di quattrini, tempo,impegno, per arrivare alla fine che hai visto tanto ma non t’è restato niente: tale e quale ad andare a funghi con l’elicottero. Eppoi, scusa, Federazione, ma un patto di riservatezza come tale deve restare segreto. Se sveli che c’è, che esiste, a che gioco giochi? Se il pizzaboy va al bare dice che non può dir nulla ma che forse ne sa di ogni su una stimata signora, che riservatezza è? Siamo alla sbracata eccitazione della fantasia altrui che rischia di far più danni della realtà rivelata, no?

Per questo, nella malinconica faccenda del patto riservato, non ci sono buoni o cattivi ma una sola morale: l’assenza di sensibilità giuridica (estile) in tutti gli atteggiamenti, perfino quelli dei rivali indignatidella prima ora che poi improvvisamente preferiscono quasi lasciar perdere, perché hai visto mai, tra nobili cani di razza mica ci si morde davvero.

Un consiglio, cari tifosi veri del motorsport e dello Sport. Non preoccupatevi se quest’anno si correranno due, dieci, venticinque GranPremi di Formula Uno o neanche mezzo. Preoccupatevi solo che - quali equanti che siano -, quelli futuri vengano gestiti in modo un tantino più credibile e cristallino.