Non è mica vero che la F.1 non sta correndo. A suo modo lo fa a motori spenti, con tutti i big fugati e disignifugati, intanati nei paradisi fiscali che di questi tempi si trasformano in purgatori fiscali ma comunque non hanno niente di certi inferni in terra.Nella moltitudine, il solo, l’unico che a tutti gli effetti is racing, ovvero sta gareggiando alla grande, è Sebastian Vettel.

Il pilota si trova nella situazione più strana, particolare, anomala e originale in tutta la storia della F.1 recente. Perché giorno dopo giorno, tra messaggini, segnali in codice e colpi di specchio, si sta giocandosi il futuro, alla Ferrari o meno. In una competizione apertissima, sui generis e a metà tra la trattativa contrattuale e la corsa virtuale applicata agli equilibri politico-tecnici-agonistici della sua squadra e a quelli del Circus dell’intera F.1.

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Dunque, riassumiamo. Sebastian Vettel in vita sua ha vinto quattro titoli mondiali con la Red Bull: tantissimi. Sebastian Vettel ha 32 anni e dieci mesi: pochini per un pilota-monumento di F.1. Sebastian Vettel ha vinto due Gp degli ultimi 30 disputati: per essere la prima guida della Ferrari, un niente. Sebastian Vettel da contratto, a meno che alla fine non venga assalito da sensi di colpa, guadagna 40 milioni di euro a stagione: una valanga.

Sebastian Vettel, negli ultimi tre anni è il top driver che nella storia della Ferrari e anche in quella dei top driver di qualsiasi marca, ha compiuto più errori in gara - da solo o in lotta -, in qualifica e financo in regime di safety-car. Sebastian Vettel non vince un mondiale dal 2013 e un Gp da Singapore 2019.

Infine, Sebastian Vettel ha perso il confronto diretto in pista col suo giovane compagno di squadra Charles Leclerc, il quale, a parità di macchina, nel 2019 in prova è andato più veloce, in gara ha vinto di più e sbagliato di meno, ottenendo un contratto para-matrimoniale che lo mette politicamente al sicuro nel ruolo di uomo del futuro non solo prossimo per la Casa di Maranello.

Quindi, in sintesi, Sebastian Vettel è uno lavorativamente un po’ insofferenza, anche se, per carità, bollette e mutuo diciamo che può pagarli, anche se dall’anno prossimo guadagnerà meno assai. Però, però. Ha iniziato il weekend di Melbourne, prima gara del mondiale 2020, con l’imperativo categorico di mostrare tutto e subito il meglio del meglio, per cercare di ristabilire un minimo di credibilità e di potere di  trattativa con la Ferrari, di fatto al momento il solo top teamteoricamente in grado di metterlo sotto contratto in chiave 2021. Diciamo pure che i primi cinque-sei Gran Premi di quest’anno dovevano essere determinanti per l’avvenire di Vettel in qualità di top driver.

Per un campione in crisi d’astinenza di pole, trionfi e supremaziarispetto al team-mate, tutto si sarebbe deciso entro la fine primavera. Invece no. La verità è che si è comunque arrivati al dunque, al periodo che necessariamente autorizza, forza e rende impellenti le scelte per il 2021 e senza colpa alcuna Sebastian Vettel non è riuscito a dimostrare proprio nulla in pista, perché sull’asfalto causa pandemia non è successo niente e nessuno ha percorso mezzo centimetro né sa quando inizierà a farlo. Quindi, la certezza che si ha in mano è duplice: Seb era il pilota per cui i primi mesi del 2020 contavano molto più che per gli altri e lui questo periodo l’ha perso, l’ha saltato a pie’ pari e adesso, da un punto divista strategico, rispetto al suo team e al suo posizionamento geopolitico, risulta essere molto più debole di prima.

L’unica cosa certa è che ha perso sei mesi. Che è un semestre più vecchio. E in F.1 vuol dire, di questo passo, vali meno di prima, a fronte del fatto che nel frattempo non hai potuto dimostrare d’esserti ripreso davvero, d’essere tornato quello dei tempi migliori. Per contro, il tedesco chiederebbe continuità. Ovvero una conferma possibilmente pluriennale. Della serie, magari potrei non essere più quello del 2015, per varie ragioni, ma, vi prego, datemi respiro,prospettive e orizzonti ampi. Se davvero devo diventare ciò che negli ultimi anni Raikkonen è stato per me, ovvero un (quasi) inoffensivo gregario, perlomeno fatemi divenire tale senza trattarmici, a botte di ansiogene conferme annuali, dodici mesi alla volta.

Trattato come un ragazzetto che resta in azienda a singhiozzi di rinnovi a tempo determinato. Una bella gatta da pelare per tutte le parti in causa. E anche una cosa un tantino triste, perché mai s’era visto un pluricampione del mondo messo inmodo così delicato, nel frattempo insidiato anche da possibili alternative Rosse quali Sainz junior, ma questo è solo un dettaglio.

Al netto della faccenda la verità è che Sebastian Vettel è il solo che in questo momento sta combattendo la battaglia più importante della carriera, o perlomeno della sua parte anagraficamente più matura, e questa sorta di sfida individuale a cronometro è la sola competizione ideale e virtuale in corso nel mondiale. Da qui in poi, il resto è fatto di trattative pure, offerte e controfferte, alla ricerca del consenso tra le parti. Il dato reale è che mai come ora la Ferrari ha potere contrattuale e mai come in questo momento Sebastian Vettel appare in una posizione non ideale per puntare i piedi, richiedere garanzie o continuità pluriennale assicurata. Delle due l’una. Per come si sta mettendo, o Seb accetta la conferma per un anno, o rischia di restare fuori.

E nella possibilità di continuare con la Rossa c’è implicita anche, presumibilmente, la doverosa attitudine a prendere atto politicamente, agonisticamente e aziendalmente della realtà che vede l’altro pilota Leclerc incardinato nel team fino al 2024. Il concetto, tendenziale e ragionevole, in parole povere, dovrebbe esser questo: i mesi di neutralizzazione forzata potrebbero aver fatto bene o male alla posizione di Vettel, ma di sicuro, stanno minando la sua aspettativa di avere una conferma pluriennale, stabile e praticamente inneggiante a un rapporto quasi infinito col Cavallino Rampante.

La crisi pandemica lo ha messo altresì in una condizione tale da non poter dimostrare niente di meglio di quanto aveva fatto entro la fine dello scorso anno, cioè, in verità non molto. Né sul piano delle prestazioni né su quello della serena compatibilità col compagno di squadra. In questo momento il Sebastian Vettel che contrattualmente viene esaminato cinque mesi dopo l’entrata di questo disgraziato (per tutti) 2020 è un pilota che purtroppo non è stato in condizioni di dimostrare come e quantosa reagire alla pressioni sistemiche e agonistiche del momento. Pertanto tutto lascia pensare che il tempo che passa lo sta trasformando in seno alla Ferrari in un qualcuno che rassomiglia tanto a ciò che è stato Kimi Raikkonen fino a poco tempo fa.

Resta solo da capire, e non è poco, se Seb sta trasformandosi nel Kimi che restava un anno in più, da ammorbidito campione di complemento alla punta di diamante o nel Kimi che, togliendosi un peso dallo stomaco, si preparava a salutare e a veleggiare altrove, anche se non troppo lontano, in fondo. Comunque vada, una situazione strana e particolare come questa non fa che polarizzare attenzioni, pressioni e aspettative su Sebastian Vettel stesso. In questo momento la sola sfida selettivo-motoristica del pianeta Terra in atto riguarda lui. Di certo, se riuscisse a salvare contrattualmente la ghirba, a ottenere ciò che spera e in seguito anche a dimostrare di poter essere o tornare adessere il campione che è stato, magari proprio all’interno della sospirata Ferrari, la sua sarebbe la rimonta più resiliente e sorprendente nella storia delle tribolazioni di un top driver in Formula 1.

In ogni caso, a motori spenti, Bello pampino sta vivendo il Gran Premio più lungo, silente e importante in tutta la sua gloriosa carriera. In bocca al lupo, Seb. E sappi che, a prescindere da ciò che ti aspetta, sei e resti una gran bella persona.