Ci sono posti belli e amati non solo per quello che sono ma soprattutto per ciò che rappresentano. La pista di Fiorano la vedi, la senti nominare, te l’immagini o la pensi, fa lo stesso, e già sei lì che quasi piangi. Perché nessun posto al mondo sa essere così carico di storia, di anni belli, di ricordi, di rimpianti e commoventi associazioni mentali. Enzo Ferrari, Mauro Forghieri, Gilles Villeneuve, Dario Benuzzi, Giorgio Enrico, la Ferrari a ruote gemellate, Antonio Tomaini, René Arnoux, Michael Schumacher, Nicola Larini, Luca Badoer: ho evocato undici immagini a caso e sembra quasi d’assistere alla recita di una formazione calcistica che evoca altrettanti ruggiti di un’ideale curva nord di ultras vermigli, con flash meravigliosi e materializzabili solo ed esclusivamente sul circuito più Rosso del mondo. Perché se il sogno ultimo d’ogni tracciato del Pianeta è quello d’essere carezzato da una Ferrari, Fiorano è il solo di tutto il globoterracqueo ad avere vanto, diritto di prelazione e quasi l’esclusiva iniziatica su tutte le Rosse Gt e F.1, dalla prima metà degli Anni Settanta ad oggi, a dar vita a una magia e a una malia ineguagliate.

Formula 1 gratis

Per una vita ci siamo innamorati altrove, abbiamo sognato curve diverse, agognato tribune e terrapieni in ogni dove, però alla fine, gratta gratta, la nostra vera mamma di tutte le piste, la calda, intima e matriarcale culla della nostra passione è proprio il banco di prova di tutte le Ferrari dell’ultimo mezzo secolo. Forse è ora di dire la verità e di proclamare uno stato delle cose meraviglioso e a oggi mai abbastanza gridato: Fiorano è l’unico posto in cui puoi gustare da sempre la Formula Uno gratis e senza maschere, tra mille spicchi e maglie di una rete sempre così generosa da assicurare quel ti vedo e non ti vedo, che da Merzario a Sainz racchiude più di mezza vita della Ferrari da corsa. Ed è così che in una F.1 che negli ultimi trent’anni s’è incistata, instronzita e nascosta tirandosela, negandosi piuttosto vergognosamente agli appassionati salvo spremerli come limoni per dare in cambio poco meno di nulla, Fiorano continua a proporre sorprese a buon mercato, immagini inattese e una complice, promiscua e casuale disponibilità che da sempre ne assicurano fascino e appeal. Il copione è quello solito, con due possibilità: hai una dritta, così ti apposti, osservi, godi e odi.

Oppure sei a Maranello per tutt’altri motivi e senti che i motori ruggiscono, così parcheggi, te la fai un pezzo a piedi e vai a unirti al capanello di gente, contribuendo a formare una tribù devota, felice e pronta a scambiarsi frasi amiche, puntualizzazioni, domande inquiete e risposte improvvisate. Perché la Fiorano di cui parlo qui non è solo quella bella e ipertecnologica dell’entropista, ma pure e soprattutto l’altra casuale e commovente delle aggregazioni spontenee esterne, dei mini-assembramenti laddove il curioso si mescola allo ieratico veterano, il guru dell’osservazione consapevole spezza la pagnotta col rappresentante di surgelati che capita per caso e non si vuol perdere per niente al mondo l’effetto che fa almeno per un quarto d’ora vedere le Ferrari che si rifanno le unghie tra fumi e gas di scarico che lo stesso Enzo Ferrari aveva struggentemente definito il latte della sua vecchiaia.

Ferrari, tutte nate a Fiorano

Dai, non c’è stata Ferrari vincente nella storia moderna che non fosse una Ferrari nata, cresciuta e svezzata a Fiorano. Dico di più: quando la Rossa ha accettato i test calmierati, ha avallato il nuovo corso finto risparmioso e falso frugale della F.1, privilegiando le costosissime simulazioni ai costosi collaudi diretti, le cose non sono state più quelle di una volta, per il Cavallino Rampante. Perché la pista di Fiorano è anche simbolo bello della Rossa che sapeva nascere, crescere, svilupparsi e svezzarsi a due passi dalla culla, preparandosi a diventare e ad essere grande altrove. Tanto che da quando le monoposto rampanti possono girare di rado e poco sulla magica Fiorano le gioie non sono più, almeno per ora, quelle di un tempo. Ed è così che la pista di prova diventa anche luogo dell’anima, oasi di riflessione, tempio in cui meditare, duomo che fa riflettere sul futuro e le strategie e i correttivi da adottare nei Gran Premi, perché chi non riconosce l’importanza e gli insegnamenti della storia, è condannato a non avere niente da imparare e poco per cui scrivere pagine importanti.

E allora viva Fiorano, perché è l’inno al concreto contrapposto al virtuale, resta la poesia del sito inclusivo e semiaperto a tutti contrapposto all’odiosa esclusività della F.1 moderna, globalizzata e quattrinizzata; incarna la continuità con tutto ciò che scaturisce e ancora vive, perché partorito direttamente dai desideri di Enzo Ferrari.

Viva Fiorano poiché s’avvia a diventare sempre di più una laica cattedrale Rossa in cui officiare non solo rituali ma anche riti tosti, come quando Jacques Villeneuve si è messo al volante della Ferrari 312 T4 di suo padre Gilles, sotto gli occhi di mamma Joann, della sorella Melanie, di Brenda Vernon, la segretaria del Drake, e di Montezemolo, Massa e Alonso, tutti incantanti dall’atmosfera di un luogo che in certi giorni sa trasformarsi da cartina tornasole tecnologica in sacrario dell’anima corsaiola.

Gli aneddoti di Fiorano

C’è gente che a Fiorano ha passato mezza vita. I nostri fotografi Angelo Orsi ed Ercole Colombo, ovvero il giornalista Alessandro Stefanini o a turno migliaia di anonimi fedeli alla dottrina di santa modenese fabbrica, tutti pronti a testimoniare che tra quelle reti, alla curva del Ponte ovvero al tornantino s’annidano episodi, aneddoti e segreti meritevoli di libri sacri mai scritti e di racconti che non temono storie rivali. E le prove fatte tra i banchi di neve e coi rigori dell’inverno ovvero quelle sessioni infinite che sfidavano le tenebre si configurano quali delizie neanche troppo antiche a conferire un’aura di meraviglia a una pista che non ha bisogno di corse per richiamare batticuori, né duelli o sorpassi per giustificare la sua esistenza o gli scatti a mitraglia di una macchina fotografica. Hanno fatto tanto cinema e rumore per parlare di F.1 in notturna, misconoscendo che la F.1 di notte esisteva da mo’ ed era quella delle sessioni folli di Gilles Villeneuve prima e di René Arnoux poi, con costoro che giravano ancora come meravigliosi matti per verificare l’ultima genialata di Forghieri quando ormai il tramonto era andato da un pezzo... Altro che Singapore, Sakhir e Abu Dhabi...

Perfino le tenebre di Fiorano restano le più belle di tutta la storia della F.1, perché non hanno mai avuto nulla a rischiararle se non il genio di chi le faceva fendere, la tigna di chi teneva giù il piede e l’amore che accomunava tutti quelli autorizzati a fare incallitamente tardi su quel gomitolo d’asfalto, che è il riassunto romantico e labirintico di una passione senza eguali, in una pista sinuosa come un tortellino e più rossa del lambrusco.

Tanto che, per finire tutto questo discorso come merita, ci vorrebbe un sontuoso pianoforte a coda più un sorriso paraculo, le note giuste e una voce alla Memo Remigi sussurrando dolci: sapessi com’è strano sentirsi innamorati di Fiorano...