Un po’ c’eravamo illusi, un po’ ci abbiamo voluto credere, perché certe volte farsela bastare e sperarci è una forma di dolce ottimismo. Ma la realtà è quella che è. Anche su un tracciato bello e probante come quello di Portimao, questa Formula Uno mostra tutti i suoi limiti, che poi, in sintesi, sarebbero questi. Se non piove i Gran Premi sono quasi inguardabili. Processioni laiche di un paio d’ore, con sorpassi assicurati solo dall’ausilio del Drs, sennò manco quelli.

GP Portogallo, i 5 temi principali della gara

Di Schumacher l'unico sorpasso vero

Al netto di tutto, la sola infilata pura, giusto per dirne una, è stata quella per il 17esimo posto, che ha visto il bravo e volenteroso Mick Schumacher con la Haas fare strame dell’improvvido Latifi su Willliams, che aveva allargato una curva destrorsa, stufo della pressione cui era sottoposto. Riga, nient’altro. Quasi tutto il resto è roba da Drs, perché la crisi al restart di Sainz e poi il calo di prestazionalità che l’ha visto uscire dalla zona punti, tolgono gloria a chi l’ha passato, anche se, certo, Alonso quando entra in consonanza con la sua Alpine è sempre uno gagliardo e gustoso da vedere.

Formula pioggia

Detto questo, quasi il nulla. Il sorpassone di Verstappen e il controsorpasso di Hamilton son roba buona, oh yes, ma senza Drs cosa sarebbe successo, tra i due? Probabilmente un meraviglioso 0-0. Certo, quest’anno la Red Bull è piu vicina alla Mercedes e la Ferrari è meno peggio di se stessa, ma per il resto ho come la sensazione che sarà dura come il ferro arrivare alla fine senza chiudere occhio. La verità è che belli davvero sono solo i Gran Premi allagati, i circuiti belli inzuppati e le corse anomale, perché le normali son brutte come la fame. Imola di quest’anno con la pioggia è parsa mille volte più bella d’Imola dello scorso anno, mentre il Portimao umido del 2020 ha dato tre piste al Portimao di domenica, tutto secco.

Tutto uguale dal 2014

Ormai impera la teoria del gattopardo: quando sembra che tutto stia per cambiare, invece resta com’è. E la cosa assolutamente incredibile, inquietante e sorprendente è che sembra stare bene a tutti. Tanto che a volte mi chiedo: ma esiste un’opinione pubblica in F.1? Cioè, qui è dal 2014 che è tutto ingessato, cementificato, imbalsamato nello stesso risultato della medesima trama all’interno del certificato copione che si ripete e nessuno muove una foglia. Peggio: in Portogallo, andando a stappare champagne, i primi tre Hamilton, Verstappen e Bottas danno vita alla triade di piloti più presente a podio contemporaneamente in tutta la storia della F.1.

Cioè, di tutta la storia del creato, compresi Fangio, Moss e Ascari. Dio, che malinconia.

Rivoluzione 2022, ma anche no

Poi si invoca tanto questo 2022 ma a me di rivoluzione vera non sembra di vedere neanche l’ombra. Più che altro mi pare una gattopardata ancora più spinta, perché tutto questo stravolgimento di filosofia e di prestazioni non ce lo vedo proprio. In ogni caso, la Formula Uno è uno dei pochi sport al mondo che nel giro di pochi anni è diventata brutta, orrenda e non più gratis per i tifosi, perculati assai da abbonamenti Tv e biglietti d’ingresso - Covid a parte - che neanche una prima fila alla Scala di Milano, eppure la cosa sembra stare bene a tutti.

È come se nel calcio all’improvviso tutte le partite finissero 0-0 o quasi, toh, al massimo dei massimi 0-1, e tutti contenti e felici. Con gli incontri che si aprono e diventano spettacolari solo su campi pesanti, quando il pallone fa a malapena due rimbalzi. Dai e dai, mi viene tanto da dire che il vero problema sono e restano i circuiti. Perché l’unico e il solo che assicura gare vere, toste e al cardiopalma anche se non piove, è e resta Spa-Francorchamps. Se poi piove a Spa allora si gode e basta. Il resto sono solo chiacchiere.

Piste, il solito problema

E quando vedo i lay-out dei nuovi Gran Premi, peggio ancora. O quando penso ai tre Granpremietti di prova, mi viene semplicemente freddo. Se una cosa è già brutta di suo e la fotocopi e la moltiplichi, ne aumenti solo la bruttezza, mica l’imbellisci. Boh, sinceramente io questi qui che comandano la F.1, tra Fia e Liberty, continuo a rispettarli, ma più vado avanti e meno li capisco. Quando si comincerà a dire che bisogna nettamente mutare filosofia costruttiva delle piste? Quando si inizierà finalmente a sostenere con serenità che bisogna mettere in preventivo modifiche consistenti a molti dei circuiti del mondiale, sennò così non c’è verso di andare avanti? Perché non tornano i curvoni da pelo? Per quale motivo solo Spa ha il prezioso privilegio di mostrare un meraviglioso florilegio di curve che non hanno pari in tutto l’odierno creato della F.1? Perché più di tre lustri orsono quelli del Bahrain hanno disegnato da zero un tracciato nel deserto e, pur potendo replicare per spazio concesso, in teoria anche la Nordschleife del Nurburgring tale e quale ma senza rail, hanno dato vita a un obbrobrio cunicolare che sembra l’incubo simbolico intestinale di uno col mal di colon? Perché non si comincia una volta per tutte a dire che la Formula Uno ha bisogno non solo di tracciati sicuri ma soprattutto di piste diverse, belle e spettacolari?

Il tabù

Il nostro non è uno sport come il calcio, dove una partita da mito si può tenere in un campetto di provincia come al Maracanà: a livelli del genere se la pista non è da urlo, neppure le corse che si tengono su essa lo saranno. Specie se si tratta e se si parla di F.1, che è una categoria molto particolare ed esigentissima. Però quello delle piste sembra un argomento tabù. Proprio su questo numero a un lettore che si lamenta di Imola con le varianti al Tamburello e alla Villeneuve consiglio di lasciar perdere, perché spingere in tal senso vuol solo dire mettere in difficiltà il tracciato per il futuro. Quanto ci sarebbe bisogno, in un momento come questo, di un personaggio forte e autorevole in grado di dire che andare avanti in questo modo in realtà alla lunga rischia di diventare una colossale presa per i fondelli, verso la quale prima o poi ai signori della F.1 e dell’automobilismo mondiale verrà presentato il conto. Ecco, mentre soffrivo le pene dell’inferno per non addormentarmi a metà del Gp del Portogallo, sul pur onorevole e decentissimo tracciato di Portimao, proprio questo pensavo.

Invece di diventare isterici con i track limits, sarebbe ora di rimediare ai limiti dei tracks.