Parliamoci chiaro, è la prima volta in tutta l’era turboibrida che della Mercedes riusciamo finalmente a vedere o fin solo a percepire sudore e stupore. E con essi una certa vulnerabilità che proietta da una parte Max Verstappen al top del mondiale Piloti e dall’altra la Red Bull in testa alla classifica Costruttori. Lanciando per l’ennesima volta un segnale che ormai non è più possibile ignorare e cioè, in definitiva, questo: ci sono ragionevoli possibilità di pensare che questo campionato sarà tirato fino alla fine, con i piloti e le due Case sfidanti in grado di dare vita a una lotta bellissima e sul filo del centesimo di secondo, puttosto che del punticino in più o in meno che alla fine potrebbero rivelarsi determinanti. Ma fin qui è tutto ovvio e scontato.

La Mercedes più debole

Forse meno lapalissiano è che questa Mercedes comincia a mostrare debolezze e scricchiolii - vedremo fino a che punto preoccupanti - proprio nelle condizioni più strane e anomale del mondiale, ovvero quando fattori esterni finiscono col livellare le prestazioni. Non a caso la pioggia è uno di quei differenziali in grado di rimescolare le carte e di dare qualche preoccupazione in più alla Stella a Tre Punte, mentre, in questo caso, tocca al circuito classicissimo di Montecarlo fornire un’ulteriore occasione di rimaneggiamento della scala di valori. Parliamoci chiaro, la Mercedes è sempre fortissima, ma la verità è che, su un tracciato che dà più importanza alla guidabilità della monoposto che alla prestazionalità pura della power unit, ecco che le Frecce nere improvvisamente tornano nel club degli umani, smettendo per un weekend di vantarsi d’essere parte diligente nella lega degli extraterrestri.

Hamilton più umano degli umani

Così, d’improvviso, il mangiapole Lewis Hamilton, ovvero il poleman più vorace e satollo di tutti i tempi, se ne sta quatto quatto a digiuno, praticamente inoffensivo financo in Q3. E quindi in gara dà vita a una corsetta regolare - il grandissimo Mario Poltronieri l’avrebbe definita “di conserva”-, portando alla fine a casa un anonimo piazzamento in top ten che non sa né di me né di te. Peggio: anche dal punto di vista della gestione tattico-strategica c’è qualcosa che non va. Anzi, al posto del campanello d’allarme, stavolta deve suonare a distesa un campanone, perché il ritiro di Bottas dopo trentuno giri per una gomma che proprio non ne vuole sapere di farsi cambiare resta una delle cose più orrende e inaccettabili nelle recenti trame della F.1 moderna. E lo stesso Hamilton a sandwich, fregato da Vettel e Gasly in una delle fasi più cruciali del Gran Premio, lascia intendere che non tutto è andato come previsto anche per quanto riguarda i piani di battaglia.

Red Bull rialza la testa

Così, in poche parole, proprio nel momento del mondiale che sembrava aver perentoriamente rivalutato Lewis Hamilton, la Mercedes a Montecarlo s’è ritrovata a subire una gragnuola di colpi che la lasciano con una smorfia di dolore e l’espressione lievemente frastornata. Ed è questa la vera, grande novità della Formula Uno 2021 che adesso s’appresta già a pensare al Gran Premio azero sulla strana e bifronte pista di Baku, ircocervo e mostro, metà tormentato e tormentoso e per l’altra metà quasi autostradale. Insomma, Montecarlo e le sue stesse giornate strane, insegnano che la Mercedes è al top quanto stellare ma non rappresenta una forza aliena e imbattibile. Di più. Lo stesso Lewis Hamilton, quelle rare volte in cui si ritrova in mano una monoposto non irresistibile, per un attimo cessa d’essere quella sorta di vorace e imbattibile xenomorfo della saga di Alien, per tornare coi piedi per terra e ridiventare a sua volta un umanissimo numero uno del mondiale, fortissimo ma ragionevolmente battibile al verificarsi, appunto, di determinate condizioni.

Le sentenze del GP di Monaco

Questo sta a significare due cose interessanti, la prima proiettata nella storia e la seconda saldamente ancorata al futuro. Anzitutto bisognerebbe smettere di guardare numeri e statistiche per stilare giudizi e laurerare campionissimi di tutte le epoche. Semplicemente tanti, se non tutti i record di Hammer, sono in parte frutto di una classe immensa, da vero talentuosissimo e indiscusso caposcuola della sua epoca, ma in parte appaiono anche il portato di una superiorità media del team Mercedes semplicemente imbarazzante nei confronti dei team rivali. Superiorità che quando viene a mancare per fattori contingenti torna a mostrare una certa attitudine all’attaccabilità della squadra, che magari quest’anno potrebbe farsi sentire ancor più che nelle annate precedenti.

Perché la verità è che Max Verstappen agonisticamente, aggressivamente e personalmente è un gran brutto cliente, così come il telaio messo in pista da Adrian Newey e la stessa power unit Honda sono ormai a un livello di crescita e sviluppo tale da rappresentare una spina nel fianco non più episodica ma costante, capace di graffiare e far soffrire i lombi nobili della Mercedes e di Toto Wolff.

Quindi il segnale che stavolta arriva da Montecarlo e che diventa un raggio laser tale da illuminare e arroventare tutto il resto del mondiale, vede una situazione del tutto inusitata, per l’era turboibdrida. Con una Mercedes che, comunque vada, non vincerà per distacco dopo la solita fuga leggendaria stile Fausto Coppi sul Col de l’Izoard, ma stavolta la sfida finirà, con ogni probabilità, in una volatona a due, ancora tutta da decifrare. Questo è il senso bello del weekend di Montecarlo.

Tutti gli errori della Mercedes

La Mercedes esce con una percezione di fallibilità, Hamilton, che pure ancora una volta non ha fatto mezzo errore, scende di macchina con la voglia di sostenere un briefing infuocato, perché forse per la prima volta avverte la percezione di qualche segno di debolezza al muretto e piccole ma non trascurabili incomprensioni. Peggio.

La ruota che non si svita e la figuraccia planetaria col povero Bottas e non solo lui - a Monaco e coi mondiali in ballo, mica a Sakhir col supplente Russell -, ecco, son tutte cose che lasciano un sapore strano, un retrogusto di cui tenere conto. L’invincibile Armata Nera esce da Montecarlo e va verso Baku con tutti i pregi e i difetti delle umane cose, non più col presunto dono di creatura soprannaturale che fin qui ne ha accompagnato le gesta. Una gran brutta notizia per Toto Wolff, forse, e anche la più bella novità di cui il mondiale, da qui in poi, potrà giovarsi.

Il commento post gara