Ciascuno dica la sua, ma, per quanto mi riguarda, se c’è una grande rivelazione in questa prima parte di mondiale, per me si chiama Carlos Sainz, ancor più di Lando Norris. E per due motivi semplicissimi: la McLaren a motore Mercedes è una signora macchina, almeno a oggi decisamente superiore alla Ferrari - Montecarlo a parte -, e, punto due, il giovane britannico è già alla sua seconda stagione col team, quindi vanta comprovato adattamento e totale consuetudine col ferro e col clima della sfida.

Tanto che lo stesso Daniel Ricciardo sembra avere un passo e un punteggio talmente sottotono da sembrare, al confronto col baby, addirittura un pilota pagante. Lo stesso Esteban Ocon, in grande spolvero rispetto a Fernando Alonso in casa Alpine, sta facendo ottime cose, ma non è mica una novità e dei due sembra più Matador la delusione che non Ocon la sensazionale scoperta.

Almeno per ora, ovvio.

Discorso a parte per Carlos Sainz

Quanto a Carlos Sainz, no. Il discorso cambia completamente e per varie e toste ragioni. Lo spagnolo arriva a Maranello a fine 2020 nel peggior momento di casa Ferrari degli ultimi quarant’anni. Ereditando l’abitacolo di Sebastian Vettel all’indomani di una delle più catastrofiche stagioni mai disputate dal Cavallino Rampante. Non solo: Carlito arriva alla corte della Rossa con una sorta di nomea, malamente propugnata da taluni, di giovane ma flessibile galantuomo, forte ma non fortissimo, determinato ma accomodante e allo stesso tempo veloce ma non irresistibile. Sulle prime c’è chi lo considera un Barrichello bello o, in ogni caso, una delle più forti seconde guide non dichiarate. Specie di gregarione di lusso per il supercapitano Charles Leclerc, la vera, indiscutibile, indiscussa e inesorabile punta di diamante, nella squadra di Binotto.

Sainz ha fatto subito sul serio

Gli inizi, tra vernissage e conferenze stampa, dipingono la coppia giovane e mora dei ferraristi ben amalgamata, frizzante, scherzosa e pronta a sdrammatizzare, in un’atmosfera da terza liceo presumibilmente financo calcata e esagerata, a uso e consumo dei media. Di certo e di vero c’è che Sainz trova subito la forza e il coraggio di sorridere, totalmente a suo agio con la lingua italiana, lo spirito del team e la colleganza con il cherubino ma non sempre angioletto Leclerc.

Poi i motori si accendono, il cinema finisce e bisogna far sul serio, così Sainz, finalmente, nelle prime cinque gare del mondiale, potendo contare solo su pochi e sparuti chilometri di test di preparazione, ha tutte le occasioni per dare saggio delle sue capacità, riuscendo a fornire un primo quadro della situazione che lascia francamente sorpresi e sinceramente ammirati. Tornati da Monaco e partiti per Baku, i due Carletti, ovvero Charles Leclerc e Carlos Sainz occupano rispettivamente il sesto e il settimo posto nella classifica provvisoria del mondiale Piloti. Quindi navigano vicinissimi, praticamente tangenti l’un l’altro, con lo spagnolo che vanta solo due punticini di distacco dal caposquadra, ossia niente, un’inezia.

Lontanissimi appaiono i tempi in cui Leclerc sembrava essere il solo ferrarista pungente, con Vettel confinato ormai a malinconica e pasticciona comparsa, a ragione o a torto, perché non è mai stato né tantomeno ora è il caso di far polemiche sulla fine della storia tra Seb e la Rossa o a proposito del cosiddetto trattamento di fine rapporto.

Il primo podio 2021 della Ferrari è di Sainz

No, ciò che importa davvero ora è ben altro e riguarda soprattutto il peso, l’allure e la consistenza di quanto Carlos sta ottenendo. Sempre a punti, a parte la brutta domenica di Portimao, e soprattutto primo pilota capace di portare la Ferrari a podio in questo delicatissimo e transitorio 2021. In un weekend, quello monegasco, senz’altro animato da Leclerc sia con la pole che col successivo malaugurato crash alle Piscine, ma assolutamente salvato proprio da Carlos medesimo. Grazie a un secondo posto finale che brilla per essere capolavoro di continuità, consistenza e personalità, tutte qualità mostrate in un momento in cui il team aveva assolutamente bisogno di portare a casa un risultato concretissimo, in un fine settimana che poteva addirittura essere baciato dalla vittoria, perché la SF21 quello meritava, al netto degli errori.

E alla fine, anche se un gradino più giù, parte della missione risulta compiuta. Anche perché la regolarità di Sainz, la sua capacità di incidenza e la valida fama di raccoglipunti valgono ora alla Ferrari stessa anche un importantissimo e all’inizio insperato quarto posto nel mondiale che somiglia addirittura a un terzo, visto che sono solo due e miseri i punticini di distacco dalla filante e fiammante McLaren motorizzata Mercedes.

Gli errori di Sainz

Certo, resta vero che lo stesso Sainz non sempre è stato al di sopra di ogni critica o sbavatura. Di certo, per esempio, a Imola in qualifica aveva un potenziale che poi non ha saputo concretizzare, ma quell’episodio resta molto indicativo di un altro bel costume ampiamente mostrato dallo spagnolo: ovvero la tendenza serena e onestissima all’autocritica. "Il mio giro di qualifica di Imola? Semplicemente non sono riuscito a mettere uno dietro l’altro e insieme i miei potenziali sui singoli segmenti e alla fine non sono stato soddisfatto del risultato. Problema che riguarda me e solo me". Fantastico. Non a caso, Nico Rosberg, uno degli opinionisti più autorevoli e pronti a prendersi rischi in questa Formula Uno, proprio di recente si mette a fare ammenda dicendo che aveva sostenuto, sbagliando, Ricciardo quale pilota ideale per la Ferrari in questa stagione al posto di Sainz.

Per come stanno andando le cose, chiosa Nico e con lui noi tutti, meno male che la Rossa non s’è lasciata sfuggire il figlio d’arte della leggenda dei rally e della Dakar. Anche perché questa Ferrari in nuce, in crescita e in divenire sta sfoggiando una coppia di piloti assolutamente sotto ogni punto di vista freschi, taglienti, giovani e positivi.

Capaci di dare un senso d’unità ma allo stesso tempo di lanciare ciascuno segnali di classe autonoma, di personalità non intaccabile e di un carisma reciprico da mettere sul piatto della bilancia come uno degli asset più belli di questo Cavallino, sempre più risorgente e ritornante.

Meglio dell'ultimo Vettel?

Le prime gare del mondiale restituiscono non solo una Rossa tecnicamente e agonisticamente interessante e dignitosa, ma anche il suo pilota più nuovo e meno calcolato quale grande sorpresa di questo campionato, capace di dare stimoli, contributi e risultati sideralmente più preziosi di quelli dell’ultimo Vettel. E di mostrarsi capace di una media punti che a oggi è, dati alla mano, ovviamente contando il fattaccio di fine qualifiche di Montecarlo, praticamente pari rispetto a quella del presunto intangibile Leclerc.

E a tutto questo Carlos è arrivato, al di là dei sorrisi, vivendo pressioni spaventose e il solito clima scarsamente ossigenato che dal 1950 a oggi caratterizza la permanenza di un pilota in una Casa dal blasone, dal mito e dalle aspettative della Ferrari. Grande Sainz, quindi. Probabilmente nessuno l’avrebbe mai previsto né pensato tanto avanti nel mondiale, né tantomeno così in scia a Leclerc. Questo lascia pensare che ora tra i due diminuiranno i sorrisi all’aumentare della stima reciproca, perché, si sa, storicamente due piloti son destinati ad andare meravigliosamente d’accordo solo se la macchina che guidano è un fiero catorcio.

Considerando che la Ferrari SF21 sta mostrando d’essere degna d’un certo rispetto, i due Carletti adesso sanno benissimo che gli scherzi, i frizzi e i lazzi sono finiti e ad attenderli ci son solo sfide che esigono forza e sostanza. Lo stesso Leclerc è consapevole che ad ogni errore o imperfezione nel tentativo di gettare il cuore oltre l’ostacolo, troverà a prendere il suo posto un Carlos apparentemente meno scatenato ma non di meno pronto a giocare magnificamente di rimessa, proprio come è accaduto a Montecarlo.

Ferrari squadra completa

E la Rossa scopre finalmente e felicemente d’avere una squadra completa e anche formata da ragazzi aventi caratteristiche armoniosamente complementari, tipiche di un dosaggio coi fiocchi. Bravo, Carlos Sainz. Era difficilissimo uscire indenne e alla grande dalla tagliola terrificante delle prime cinque gare e tu ci sei riuscito a testa alta. Emergendo con la faccia pulita e il naso all’insù dalla nube di clima più tossico di casa Ferrari degli ultimi quattro decenni. Adesso, sia tu che la squadra, dovete continuare così: con Leclerc che presumibilmente dopo il bello e il brutto di Montecarlo è pronto a tornare Leclerc nell’accezione migliore. Mentre a oggi in Rosso Sainz significa sempre e solo una sorprendente certezza.