Apparentemente incredibile: da quando la Ferrari e Sebastian Vettel non stanno più insieme le cose vanno decisamente meglio per entrambi. La Rossa con la SF21 sta inanellando risultati tali da farle puntare stabilmente al ruolo di terza forza del mondiale, con una coppia di piloti finalmente ben amalgamata e molto efficace, più la punta Leclerc capace di piantare interessanti coltellate in qualifica, vedi la doppia pole concecutiva Monaco-Baku. Quanto a Sebastian Vettel, per certi versi, meglio ancora. Perché dopo il bellissimo e prezioso quinto posto ottenuto nel Gp di Monaco, in Azerbaijan arriva addirittura una inattesa e strepitosa piazza d’onore, al termine di una gara di rimonta e tutta d’attacco. E allora, vogliamo dirle certe cose e tirare determinate conclusioni che è ora di tirare? Ebbene, la verità è che il matrimonio tra la Ferrari e Sebastian Vettel resta uno dei rapporti più attesi, meglio pagati e peggio riusciti del mondiale.

Vettel, la stoccata a Hamilton

L'inizio del rapporto

Arrivato nel 2015 come sostituto di Fernando Alonso e soprattutto come clone ideale di Michael Schumacher, Bellopampino viene percepito come una sorta di neocastigamatti in tutto e per tutto in grado di seguire la strada virtuosa del Kaiser, ricostruendo il team Rosso dalle fondamenta proprio come seppe fare il Divo di Kerpen dal 1996 al 1999, dando quindi inizio a un quinquennio vincente. E invece no, per varie ma precise e decise ragioni. Perché quando Vettel arriva a Maranello è già iniziata la rivoluzionaria formula turboibrida, che dà reali chance di vittoria, almeno per le prime sette stagioni, solo e soltanto alla e alle Mercedes.

Le due occasioni mancate

La possibilità della Ferrari di giocare d’interdizione diventa reale solo nel 2017 e nel 2018 ma mai avendo a disposizione una monoposto che è in grado di creare problemi alle (allora) Frecce d’Argento con costanza, efficacia e immancabile spietatezza. È una battaglia persa, se non in partenza quasi da metà stagione in poi, nella migliore delle ipotesi, e prendersela solo e soltanto con Vettel sarebbe ingeneroso e ingiusto. Diciamo pure che quella Rossa, sia in chiave Arrivabene che in quella Binotto, fa tutto quello che può, ma la Mercedes è proprio un’altra cosa. E alla fine della fiera Vettel per reggere alle pressioni psicologiche pazzesche e per sopperire alle lacune di sue vetture mai dominanti comincia a inanellare puntualmente la sequenza e la sequela di errori più imbarazzanti, dolorosi e ripetuti che mai un ferrarista ha compiuto in oltre settant’anni di storia del mondiale di Formula Uno.

Pilota sfiduciato

E se la Ferrari dei primi anni di Vettel è quella meno forte e più vulnerabile sul piano politico, è anche vero che il Seb che esce fuori dal 2017 e dal 2018 è ormai un pilota sfiduciato e un uomo vulnerabile e provato. Che può solo aggiungere travaglio e sofferenza a un contratto prolungato purtroppo fino a tutto il 2020, a creare un supplemento di rapporto che ormai non ha più reciprocamente ragion d’essere. Dando vita a un periodo finale davvero triste per tutti, che non può certo essere lenito né cancellato dallo champagne di un podio. E allora ecco le voci, i dubbi, le insinuazioni, il serpeggiare di malelingue e brutte voci che fanno scorrere veleno su tutto e contro tutte le parti in causa. Ferrari alla frutta? Rossa mangiacristiani? Maranello al gas nervino? Ovvero Vettel totalmente bollito, spompato, gravido di milioni di euro e ormai povero di motivazioni, tra una giravolta in pista e una tamponata immotivata in gara all’avversario di turno?

Il rilancio dopo il divorzio

Ecco, forse è proprio questa prima parte di stagione 2021 a cominciare a dare verdetti, indicazioni e spiegazioni semplici quanto chiare, buone per tutti. Tanto per cominciare, certo, la Ferrari è il posto di lavoro al mondo che dà maggior pressioni psicologiche all’interno del Pianeta Terra, però è anche vero che strumenti per ottenere i target, know-how e potenza di fuoco restano tali da presentare continue chance di riscatto. E la Rossa della SF21 e della coppia Sainz-Leclerc questo è e ciò benignamente dimostra. Un’equipe che passo dopo passo sta dimostrando di poter ripuntare in alto, augurabilmente con picchi attesi soprattutto l’anno prossimo. Però, attenzione, per Vettel vale la stessa cosa. Perché dopo quattro piazzamenti consecutivi fuori dalla top 12, finalmente sui due circuiti più particolari, strani, difettivi e insidiosi del mondiale, il sacro calor d’antica fiamma torna a scottare eccome e con esso riecco risultati, ancor più in gara che in prova, assolutamente meravigliosi.

La strada verso la risalita

Da qui il piazzamento in top five a Montecarlo e quel breve sprazzo al comando nel Gp dell’Azerbaijan, anche se nel gioco dei pit-stop e grazie a uno stint prolungato di 19 giri con gomme morbide, danno vita comunque a un colpo di scuola notevole, la giocata di classe capace di restituire un uomo al suo mondo e un pilota a quel dorato empireo che lo vide nell’era Red Bull quattro volte iridato. E poi il convulso finale di Baku, in cui Hamilton si impappina e fa la vettelata finendo fuori dalla zona punti, mentre Seb recita sornione e spietato la parte di Hammer, andando a ghermire un secondo posto che gli salva la stagione e un altro bel pezzo di carriera. E allora è tempo di dirla, la verità. Quella tra la Ferrari e Vettel è stata una storia storta, nata male, che ha portato solo guai a entrambi. Erano le entità giuste incontratesi al momento sbagliato, punto.

Non avrebbero mai potuto ottenere più di ciò che hanno raggiunto, insieme. E a un certo punto, proprio come capita all’interno di relazioni che partono romantiche e diventano tossiche, entrambi hanno cominciato a soffrire l’uno dell’inadeguetezza altrui. II più grande problema di Vettel era diventata la Ferrari, uno dei più grandi problemi della Rossa era diventato Seb. Solo la serietà delle parti in causa - e anche la severità delle clausole di rescissione -, hanno prolungato il rapporto ben oltre quanto sarebbe stato il caso di farlo durare e alla fine l’atmosfera era irrespirabile per tutti. Vedere ora una Ferrari più agile, sicura e determinata e un Vettel decisamente rinfrancato e ancora in grado di contare all’interno di un Gran Premio, andando più forte e sbagliando meno degli altri, è una lezione di vita buona e valida per tutti noi. E che va anche al di là delle corse. Quando in una storia, sportiva e umana, le cose vanno male, bisogna avere il coraggio di farla terminare, perché niente è per sempre. Se un rapporto non funziona, è bene stopparlo, bloccarlo, salutarsi e ripartire, anche dolorosamente, da zero. Il Vettel sorridente di Montecarlo e di Baku 2021, gli stessi posti in cui la Ferrari ha ottenuto due bellissime pole e punti molto pesanti nel mondiale Costruttori, lo dimostrano. La precondizione per rinascere è quella di far morire un legame sbagliato per colpa di nessuno ma con possibili e gravi danni per tutti. Forse solo così, lontani, autonomi, divisi e reimbottiti di autostima, la Ferrari e Vettel completeranno la faticosa strada della ricostrizione delle reciproche identità. E, magari, un giorno, riguardandosi negli occhi, potranno tornare a sorridersi, di nuovo sereni.