Pensatela come volete, ma secondo me c’è qualcosa di maledettamente romantico nella piega che sta prendendo il mondiale di F.1. Con Max Verstappen e la Red Bull in testa rispettivamente al campionato Piloti e a quello Costruttori, con la Casa giapponese capace di lanciare segnali d’eroismo antico che non era facile pensare possibili ai giorni nostri.

I tempi furbini della programmazione avveduta e calibrata, del dosaggio delle forze e della programmazione col braccino, ecco. E invece no, perché la leggendaria Casa di Wako, proprio mentre l’Olandese Violante dà ancora un dispiacere nel finale del Gp di Francia a Lewis Hamilton ghermendo la vittoria, ecco, dicevo, il colosso giapponese si gode in diretta un weekend meraviglioso e complesso, glorificato anche dal ritorno alla vittoria di Marquez nel motomondiale e dell’ex F.2 Fukuzumi nella SuperFormula, col team DoCoMo Team Dandelion Racing al top, ovviamente con motore Honda. E Honda è pure il successo di tappa di Girolami nel Tcr Europe Touring car Series e di Palou in Indycar, a dare ancor più condimento a un menù succulento e stordente.

In poche parole, eccovi, messi belli in fila, trionfi iridati e non nella massima espressione delle quattro e delle due ruote, oltre a centri che interessano la più tirata categoria propedeutica giapponese per monoposto, la premier league Usa e una serie turismo continentale a livello d’eccellenza. Per la Honda, cioè, è festa globale di eclettismo da prima pagina, versatilità, multidisciplinarietà e, di fondo, all’interno di una passione per il Motorsport a 360 gradi immensa e ricca di voglia di vincere e di scrivere pagine memorabili, a qualsiasi livello.

Per questo la giornata d’oro, anzi, d’iride della Honda santificata dal trionfo di Verstappen a Le Castellet in realtà va molto oltre questo successo e si inserisce all’interno di un disegno più grande, di un michelangiolesco ritratto di impegno a tutto tondo nelle corse che rende la Honda stessa entità speciale e storicamente capace di successi che vanno quasi oltre il possibile e appena al di qua dell’immaginabile. Tutto questo, ovviamente, non tanto e non solo ora, ma addirittura a partire dalla seconda metà degli Anni ’60, quando alle prodezze di John Surtees che sfidava la Ferrari - da poco lasciata - al volante della Honda di F.1, ben si abbinava Mike Hailwood con la Honda 500 a dare filo da torcere al giovane ex compagno dio squadra Giacomo Agostini su MV Agusta, arrivando addirittura negli ultimi tempi a farsi realizzare il telaio dallo specialista Kenneth Sprayson pur di avere a disposizione una belva più maneggevole nelle ultime sfide con Mino e non solo lui..

Insomma, anche domenica la Honda, a modo suo, si conferma corporation sublime e del tutto speciale, nella storia delle corse a qualsiasi livello del motorsport. Per questo e anche grazie a questo l’annata che stiamo vivendo e godendo in Formula Uno, con una sfida infinita tra Max su Red Bull-Honda e Lewis Hamilton su Verstappen, rappresenta, se non l’ultimo, l’ennesimo colpo di coda della Casa nipponica, che, comunque vada, il suo grande obiettivo ormai l’ha già raggiunto: passare alla storia come l’unica grande firma in grado d’andare a prendere la Mercedes all’interno dell’altrimenti monocolore e monocorde era turboibrida del mondiale della massima formula.

Sembrava impresa improba, impossibile, vietata a chiunque, all’interno di una sorta di monocolore tutto tedesco e invece no. L’unica, la sola, l’esclusiva griffe in grado di creare problemi alla Mercedes - sì e su, diciamolo, molto più della Ferrari nel 2017 e nel 2018 -, è proprio la fantastica Honda: già, fantastica e non più fantomatica, come ai tempi del famigerato “GP2 engine” massacrato in diretta dai e nei team radio del mai domo e per niente diplomatico Fernando Alonso nella parentesi McLaren.

Tutto questo per dire che forse un’annata come questa va letta anche in modo diverso e alternativo dalla sola sfida parallela tra Verstappen e Hamilton più Red Bull contrapposta alla Mercedes. Perché sul piatto e in campo c’è anche la Honda, all’interno di questa stupenda opportunità di tornare a vincere un mondiale all’indomani dei suoi due più grandi traumi nella storia recente della Formula Uno.

Il primo, a fine 2008, quando se ne esce dal campionato consegnando materiale, sede  telaio alla edificanda BrawnGp che avrebbe addirittura vinto tutto con materiale di risulta aggiornato furbamente col doppio buco nel posteriore, consentendo di vincere l’iride a Jenson Button nobile decaduto che aveva (ri)portato alla vittoria proprio l’Honda-Honda addirittura a digiuno dalla fine degli Anni’60, quando la parabiola agonistica nei Gran Premi s’era interrotta anche a seguito dell’amarezza e dello sgomento per la tragica morte di Jo Schlesser, tra le fiamme, nel Gp di Francia 1968.

Un’altra Francia, certo, e un altro mondo dei Gp, ma passano i decenni e a far notizia c’è sempre Honda. E in una domenica magica come questa appena passata, in un momento così lucente e memorabile, viene tanto da dire che questo 2021 in Formula Uno è anche una specie di inno bellissimo che la Honda sta cantando e dedicando a se stessa in ogni Gran Premio, in una sfida bellissima che ha proprio nella sua capacità di riscatto, di coraggio e di non arrendersi mai la motivazione e la dedica autoriferita di maggior beltà.

Avanti così, cara Honda, Casa capace di condurre in porto contemporaneamente più sfide in tutti gli universi delle corse e di riuscire a vincere e ad essere protagonista ovunque, comunque e con chiunque.