Sette vittorie di tappa, una tabella di marcia stupenda, irresistibile e anche un pizzico sfortunata, cosa che non gli impedisce di tornare al comando del campionato, anche se solo per tre punti, dopo la giornata mervigliosa di Zandvoort, in un Gp d’Olanda stradominato in qualifica e in gara. Su, diciamolo: Max Verstappen in questo 2021 è già pronto a passare alla storia come una delle più grandi sorprese della F.1, perché nessuno e proprio nessuno pensava fosse possibile provare a spezzare il dominio più dittatoriale e stordente nell’epopea del Circus, quello di Hamilton e della Mercedes (compreso il breve interregno di Nico Rosberg targato 2016) all’interno dell’era turboibrida.

No, Max Verstappen, con la settima vittoria stagionale, lancia la sua candidatura all’iride molto più di quanto dicano i tre punti di vantaggio che ora vanta su Lewis Hamilton, perché sta uscendo alla grande da un periodo delicatissimo e sfiancante, che poteva mettere kappaò chiunque e che invece gli ha regalato una rabbia riciclata eroicamente in determinazione e voglia di rivincita, così come i due motogeneratori della sua power unit Honda trasformano in potenza quanto prodotto dal sistema turboibdrido.


 

Compirà 24 anni il prossimo 30 settembre e a questo punto l’olandese lancia chiaramente la sua candidatura a diventare campione del mondo, proprio perché ormai al massimo della competitività, della maturità e della concretezza, a giudicare dai risultati in pista e dal piglio con cui conduca la sua Red Bull-Honda. Non ultima, a fare testo sempre più è anche l’imbarazzante differenza di prestazioni con il pur tutt’altro che inoffensivo Sergio Perez, due volte in carriera race winner, ma desolatamente condannato a fargli da gregario in Red Bull troppo spesso a distanze cronometriche e di classifica siderali, sia in qualifica che in gara.

Ebbene, forse, giunti a questo punto del campionato, la parte peggiore, cattiva e devastante forse il figlio di Jos se l’è messa alle spalle e alla grande. Tutto era cominciato col problema alla gomma che gli aveva tolto il meritato successo di Baku, poi era venuta la collisione all’inizio del Gp di Gran Bretagna, col torto - seppur non grave e con pena di lieve entità - affibbiato dal collegio dei Commissari a Hamilton, poi la tramvata presa da Bottas al via del Gp d’Ungheria e infine il completo trionfo sfumato a Spa per la pioggia e la conseguente e controversa mezza vittoria assegnatagli, a rendere amaro un weekend che doveva dargli ben altre soddisfazioni... Ecco, una vera e propria serie nera, questa, per dirla alla Michel Vaillant, con nessuna responsabilità attribuibile a Max, ma nello stesso tempo una fila di rovesci tale da sfiancare e mandare col cervello in pappa chiunque...
Invece lui no. Tutto il contrario.

C’è una morale potente, invincibile e fondamentale che esce dal weekend di Zandvoort, dal colore e dal calore degli Arancioni e dagli stessi punti riconquistati e dalla leadership nel mondiale che torna a materializzarsi: la morale medesima dice che Max Verstappen è un uomo diventato stupendamente maturo, un campione dalla spina dorsale al titanio, hombre vertical che del bambino che debuttò minorenne nel mondiale ormai conserva freschezza e talento da urlo, avendo cambiato, trasformato e affinato tutto il resto, dando vita a uno dei campioni più importanti, sorprendenti e destabilizzanti della F.1 moderna.

Perché Max Verstappen, dopo Zandvoort, non sta solo (ri)lanciando prepotentemente la sua candidatura a vincere il mondiale 2021 ma sta ribadendo la vocazione a interrompere il ciclo vincente più lungo, quasi monocorde e fruttifero di tutta la storia della massima formula: quello della Mercedes turboibrida con Lewis Hamilton in vesta di eptaprofeta iridato che adesso fa immensa fatica a pensar di arrivare a otto.

È per questo che la vittoria di Max in Olanda non è un semplice centro nel Gp di casa, ma un trampolino agonisticamente proiettato con vista nella leggenda, nella scrittura possibile di un’epopea che farebbe di lui un grandissimo e di questa stagione una delle più belle e spiazzanti nella storia delle corse, perché detronizzerebbe gli imbattuti e i presunti imbattibili tedeschi. Il resto - per dirla alla Lucio Battisti -, lo scopriremo solo vivendo, a partire da tra poco, in quel di Monza. Buon divertimento, amici.