Stavolta il tema era differente dal solito. In genere a Max Verstappen si chiede d’andare a razzo dall’inizio alla fine, di partire bene, di salutare il gruppone dopo tre o quattro curve e d’involarsi progressivamente verso la vittoria, a ritmo forsennato. Stavolta no. Faccenda tutta diversa. Tanto per cominicare, niente prima fila e neanche seconda, ma ad attenderlo c’è una squisita partenza a fondo griglia, causa penalty per la sostituzione del motore. Cosa alla quale lui, in tutta la vita, proprio non è mai stato abituato, dal kart alla F.1, passando per la F.3. No, l’avvio da fanalino di coda non è mai stata una sua prerogativa e solo l’idea d’esserci obbligato di certo fin dal sabato gli dava l’orticaria, per indole, orgoglio e la rabbia cieca che provi quando senti di dover scontare una colpa per niente tua. Anche aver di fatto rinunciato alla qualifiche - «Perché tanto la gara secondo le previsioni sarà a pista asciutta quindi non avrebbe senso consumare il motore nuovissimo con chilometraggio inutile», poi invece piove eccome, nel finale - alla resa della realtà è stata una decisione comprensibile e neanche sbagliata, ma in corsa l’acqua è arrivata eccome, a mescolare le carte del Gp di Russia e a ridefinirne il vero volto, cogliendo Verstappen del tutto privo dell’allenamento, dei riscontri e della preparazione al bagnato di Sochi cui aveva appunto rinunciato sabato, quindi costretto pure a improvvisare, negli ultimi determinanti e cruciali giri della corsa.

A giudicare dallo schieramento di partenza e dalle prime fasi, sembrava tanto poter essere il weekend delle seconde linee e delle squadre di seconda fascia, ma, vai e stringi, quando sembra che tutto cambia, tutto rimane tale e quale. Sorta di morale del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, la quale recita, a fronte dell’apparente rivoluzione in atto, che alla fine la realtà resta esattamente com’è da tempo immemore, con Hamilton davanti a Verstappen sia in corsa che nel mondiale, e con lo stesso Lewis che, unico pilota della storia, raggiunge quota cento vittorie, da ipervincente in terza cifra. Però va anche e soprattutto individuata e sottolineata una realtà del tutto laterale ma per niente secondaria che emerge da Sochi - il verbo emergere è il più indicato visto l’elemento naturale che ha sconvolto gli ultimi giri del Gp -, e cioè il fatto indiscutibile che vede lo stesso Max Verstappen superare una delle prove più difficili che abbia mai affrontato fino a oggi, ovvero la prova carattere. Perché per una volta nessuno gli chiedeva di vincere, ma, cosa ancora più difficile, per lui il nuovo imperativo minimalista era di partire intelligentemente e di rimontare il più possibile. Max, da un punto di vista psicologico, si trovava quindi nelle condizioni ideali per rovinare tutto, perché di handicap ne aveva a go-go: primo fra tutti, partire dal fondo avendo saltato tutti i giri del sabato, sia mattina che pomeriggio, quindi ritrovarsi Bottas subito tra le scatole, perché messo lì appositamente per impicciare e fare da tappo, e poi dover in ogni caso effettuare una lunga teoria di sorpassi in un tracciato non esattamente favorevole a essi, a caccia di un Hamilton di per sé del tutto imprendibile.

Verstappen: "Per fortuna è arrivata la pioggia: da ultimo sono arrivato 2°"

Ebbene, quindicesimo al sesto giro, eccolo infilare in sequenza Bottas, Gasly e Leclerc. Tredicesimo dopo dieci giri, alla ventesima tornata Max è già strepitoso sesto dietro un Alonso in grandissima forma, quindi si ferma al ventisettesimo giro per il pit e mette gomme dure al fine di ricominciare la rimonta, ritrovandosi decimo. Tornato settimo al quarantesimo passaggio, Max è quarto passata la boa dei cinquanta giri e negli ultimi tre disperati, estremi e convulsi passaggi, riesce ad approfittare della situazione sempre più strana e soprattutto degli errori altrui, issandosi in una seconda posizizione che fino a due ore prima sarebbe sembrata proibitiva se non del tutto impossibile. In altre parole, una vera e propria prodezza, un colpo di scena del tutto inatteso, una dimostrazione difficile, sofferta ma evidente di immenso carattere da parte dell’olandese che a Sochi, in corsa, spiega al mondo che sa subire, ragionare, mordersi le labbra senza esagerare e, soprattutto, che ha imparato ad aspettare, a non aggredire la realtà alla do cojo, cojio, sfoderando uno stato mentale e caratteriale per lui, fino alla domenica di Sochi, il più lontano possibile dalla sua indole guerriera.

Il Verstappen che esce dal Gp di Russia, quindi, paradossalmente, se è il pilota che ha appena perso la leadership iridata per due sole lunghezze a vantaggio del vincitore Lewis Hamilton, è anche il campione e l’uomo che esce del tutto indenne dalla graticola che in una gara come questa era prontissima a frigggerlo. Il Max che guarda alla parte restante di un mondiale ancora tutto da combattere e giocare, è un pilota temprato dalla prova, indurito dagli schiaffi del destino presi, brunito dalle scottature avute e, in ogni caso, consapevolissimo d’aver dimostrato una personalità accesa, forte e in grado di condurlo e consigliarlo verso le scelte migliori e la gestione ideale dei problemi. Quindi, così come è vero che un futuro campione del mondo getta le basi per diventare tale comportandosi in modo saggiamente costruttivo nelle gare che sa di non poter vincere, è anche sacrosanto riconoscere che nella carriera recente il Gp di Russia era quello che presentava per Max il maggior numero di possibilità d’errore, una dopo l’altra.

E lui, con pervicace puntualità e maturità invidiabile e tut’altro che scontata, ha dimostrato al mondo di potere e saper superare la terribile prova, indenne e nel migliore dei modi. Accettando anche un calo di performance a metà gara, specie di appannamento prestazionale più della Red Bull che suo, anche in questo caso senza perdere per neanche un secondo la lucidità per andare avanti nel migliore dei modi. Sino al finale che lo ha visto tra i più tempestivi - okay, è anche vero che non aveva molto da perdere, a quel punto -, a montare le gomme da bagnato, gestendo lo scampolo finale di gara nel migliore dei modi.

Quindi, in definitiva, a Sochi i vincitori sono due: la gara la porta a casa uno stupendo Lewis Hamilton, mentre, a sua volta, Max Verstappen riesce a battere l’avversario più temibile che fino a oggi ha incontrato sulla sua strada, ovvero la parte più bizzosa, impaziente e immatura di se stesso. Complimenti, perché, superata questa prova carattere, il suo primo titolo mondiale, benché la lotta con Mister Hammer 100 resti apertissima e ultraincerta, si fa decisamente meno lontano.