Sul tetto del mondo dopo tre Gp e alle spalle un inverno di cassandre. Sul tetto del mondo con Sebastian Vettel, 68 punti, davanti a Lewis Hamilton che insegue, ora, a sette lunghezze. Davanti a tutti nel Mondiale Costruttori con la SF70H a quota 102 e la Grande Regina Mercedes che è quattro punti più indietro.

Se non fosse che è tutto così bello e tremendamente vero potremmo pensare che davvero il deserto del Bahrain sia luogo da miraggi e allucinazioni. La Ferrari che replica il successo di Melbourne sbancando Sakhir è un’ulteriore scossa di adrenalina al Mondiale 2017 dove i Nuovi Mostri sono quelli di Maranello: la squadra che in molti avevano bollato come coacervo di inesperti per giunta italiani è adesso al comando delle operazioni in un campionato che ha riacceso la passione intorno a una Rossa tornata davvero a far battere il cuore. Una passione che era stata soffocata da un 2016 troppo brutto per essere vero.

Non c’era nessuno alla vigilia che potesse scommettere su un avvio così scoppiettante della Scuderia. «Facciamoli lavorare», aveva chiesto il Presidente Sergio Marchionne prima che scattasse la stagione, dando grandi pacche sulle spalle a Mattia Binotto il direttore tecnico dell’organizzazione orizzontale voluta dal capo nell’estate della rivoluzione Ferrari dell’anno scorso.

Cantavano a squarciagola l’Inno di Mameli gli uomini in Rosso sotto il podio di Sakhir con anche Vettel a canticchiare come nelle Grandi Stagioni del Cavallino era solito fare pure Michael Schumacher. Roba da pelle d’oca e una bella rivincita per tutti quelli che hanno lavorato a testa bassa, coi piedi per terra contornati da una critica che avrebbe potuto pesare come un macigno e che invece ha prodotto l’effetto contrario sprigionando orgoglio e voglia di rivincita.

Se la Ferrari è ora lassù con “Gina davanti e dietro tutti quanti” è grazie ai Ragazzi Italiani che stanno lavorando intorno alla Rossa che nella sigla ricorda i 70 anni della nascita del Mito. È abbastanza ovvio che il cammino è ancora troppo lungo per esultare, ma la strada presa è quella giusta.

C’è determinazione, coraggio, e anche un pizzico di follia per dirla con le parole di Maurizio Arrivabene, un altro messo in croce nella Via Crucis 2016 che adesso parla poco ma sta rispondendo coi fatti.