Meno 34. Fa freddo, adesso, mentre Sebastian Vettel s’è lasciato alle spalle l’afa appiccicosa di Sepang e si prepara a scendere in pista a Suzuka. Meno 34. È il solco che dopo il Gp di Malesia ha scavato Lewis Hamilton quando alla fine del Mondiale di F.1 mancano 5 Gp. Meno 34. Roba da far gelare (quasi definitivamente) i bollenti spiriti che hanno animato una Rossa che nonostante tutto continua a scaldare il cuore.

È un distacco da brividi quello che accompagna Vettel dalla Malesia al Giappone, un fardello che inizia a farsi pesante dopo un altro weekend bestiale nel giorno in cui Max Verstappen ha ribadito al mondo che lui non è certo nato per una vita da comprimario. Per una volta l’olandese che quando vede Rosso s’avvampa e s’accende è stato un buon alleato per la Ferrari, evitando a Lewis Hamilton di fare un’altra festa non prevista da quei pronostici che ancora una volta sono tutti andati all’aria.

Formula 1 Malesia, Ferrari: un problema di controllo qualità?

Piccole sfumature in un’altra corsa che non è andata come previsto, regalando un illusorio venerdì di gloria rimasto poi intrappolato nei problemi di affidabilità che hanno tradito prestazioni monstre. La sfortuna non esiste. I guai che si sono assommati sulla SF70H di Vettel e Raikkonen si sono materializzati nel momento in cui s’è fatta più cattiva la caccia alla regina Mercedes.

In mezzo ai guai che con una terribile sequenza seriale hanno prima tolto dalla faccia delle qualifiche Seb e poi dalla prima fila del Gp Raikkonen, si sono intravisti lampi di quello che poteva essere e non è stato. Dietro quella sequenza di stop, quasi da macumba per come si è materializzata in maniera fetida, con le Rosse immobili e silenti, i meccanici al lavoro, i loro volti sconsolati, c’è adesso tanta voglia di provare a cambiare un destino che per come stanno andando le cose sembra tanto già scritto.

Il cambio (forse) rotto: un problema per Vettel e… per i commissari?

«Abbiamo le vetture, gli uomini, i piloti, i mezzi e lo spirito per lottare fino in fondo» ha detto Maurizio Arrivabene mentre con la testa e lo sguardo era già in Giappone, dove spera siano messi alle spalle quei problemi che hanno tradito il galoppo del Cavallino, azzoppando proprio sul più bello la Ferrari di tutti. Ora c’è subito la sfida in Giappone che tanti dubbi porta in dote. Un’altra tappa fondamentale ma non decisiva, quasi un’ultima spiaggia per quelle Rosse che al ritorno dalle ferie non sono più riuscite a lasciare un segno importante come fatto, invece, fino a prima della sosta.

Mentre a Maranello e Suzuka si tenta ora l’impossibile per tenere in vita le speranze iridate di Vettel, pochi chilometri più in là, a Sant’Agata Bolognese, è festa grande con la Lamborghini che ha fatto saltare il banco in Blancpain Gt, agguantando titoli a ripetizione. Un’impresa da sottolineare, il frutto di un lavoro fatto con capacità e passione.

Risultati che hanno regalato sorrisi a trentadue denti al presidente Stefano Domenicali. Che ha spiegato: «La mia soddisfazione è la soddisfazione di tutta la Lamborghini, delle donne e degli uomini di Sant’Agata Bolognese. Quello del motorsport è un progetto che in Lamborghini è nato pochi anni fa ma che ha già iniziato a dare i suoi frutti, come dimostrato con questa splendida vittoria in un campionato così importante come il Blancpain Gt Series. Vorrei fare le mie congratulazioni ai nostri piloti Bortolotti, Engelhart e Caldarelli, paladini di questa vittoria, ed al team Grasser Racing. Ma ovviamente anche a tutto il team di Lamborghini Squadra Corse, da Maurizio Reggiani a Giorgio Sanna. Questo è un bel momento di sport e sono molto soddisfatto. Festeggiamo una splendida vittoria, ma sempre con lo sguardo rivolto al futuro verso le prossime sfide».