"Lo spirito di Niki era con me". Dietro la quarta vittoria di Lewis Hamilton nel Mondiale di F.1 2019 c’è un Gp che non poteva essere come tutti gli altri. Il primo senza Lauda, senza una luce guida.

"Sicuramente è stata una delle gare più dure per me, Niki è stata una persona molto influente per il nostro team e ci aiutati ad arrivare dove siamo. Stavo cercando di rimanere concentrato per renderlo orgoglioso. Ci manca davvero tanto". Ha vinto ancora, il 5 volte campione del mondo. E ora sono 77 successi in F.1 dentro a una carriera che, è abbastanza evidente, può inevitabilmente regalare grandi numeri.

"Non volevo rientrare. Avrei sbattuto o vinto - racconta Lewis – Non avevo più gomme e si poteva vedere quanto sottosterzo avessi, la macchina non girava più. In fin dei conti era la gomma sbagliata. Nonostante tutto, la squadra ha fatto un lavoro incredibile e quello che abbiamo ottenuto in queste prime sei gare è notevole". Già, molto notevole. Davvero un altro pianeta. La Ferrari, invece, resta un pianeta ancora tutto da esplorare. Il secondo posto di Sebastian Vettel, arrivato grazie alla penalizzazione di un super-Verstappen, è il miglior risultato ottenuto dalla Rossa da quando è iniziato il campionato.

Ma ci sono diversi però. Anzi ce n’è uno grandissimo: l’errore di valutazione del team in qualifica che ha cacciato negli inferi dello schieramento un Leclerc che sulle strade di casa ha regalato alcune manovre da applausi prima di finire anzitempo l’avventura, facendo crescere i rimpianti per un altro Gp che poteva essere e non è stato.

A coronare il sogno di una vita è toccato, viceversa, a Simon Pagenaud. Nell’edizione 2019 della 500 Miglia di Indianapolis, quella che passa alla storia per la mancata qualificazione di Fernando Alonso, la vittoria è andata al francese campione Indycar 2016 che ha vinto una battaglia stellare giocata negli ultimi 15 passaggi dopo che, in seguito a un incidente multiplo, tutte le vetture erano state portate in pit-lane con la bandiera rossa. Pagenaud e Rossi si sono affrontati a viso aperto, attaccati, chiusi e sorpassati più e più volte.

L’americano di Andretti le ha provate tutte, e Pagenaud ha risposto sempre con aggressività, chiudendo tutti gli spazi in particolare nel corso dell’ultimo giro. Rossi, che si è dovuto riprendere da un problema col bocchettore di rifornimento intorno al giro 130, non ha potuto che accontentarsi della seconda piazza, in una corsa che ha però cementato ancor di più il suo status di grande protagonista. Pagenaud, che già aveva vinto il Grand Prix di Indy, ripete la doppietta di Will Power lo scorso anno, e riporta il tricolore francese in victory lane dopo oltre 100 anni, dai tempi della quarta edizione della maratona dell’Indiana e della Delage. Ebbene sì le vittorie che segnano una carriera.

Quella che Oliver Solberg ha messo a segno nel Rally di Lettonia lascia una firma grossissima nella storia. Per la prima volta, infatti, un minorenne conquista la vittoria nell’Europeo Rally. Bella storia quella del giovane Oliver figlio dell’ex campione del mondo rally Petter Solberg e dell’ex realista Pernilla Waldfrisson. Oliver è cresciuto a pane e corse. Era appena nato quando i genitori se lo portavano alle gare. Papà Solberg correva e correva pure la madre a stare dietro a quel ragazzino che scappava da una parte all’altra dei parchi assistenza. Sembra davvero la storia di un predestinato. A proposito di rally: da martedì prossimo un n° 4 di Autosprint Gold Collection è pronto ad uscire in edicola.

Con il Mondiale che dal 13 al 16 giugno piazzerà le sue tende in Sardegna, abbiamo ricomposto del grande puzzle del Rally d’Italia. Una storia lunga quasi cinquant’anni iniziata nel 1970, quando dalla fusione dei rally di Sanremo e Sestriere nacque il Rally d’Italia. Per la prima volta viene raccontata tutta l’evoluzione del Mondiale all’italiana: capitoli pieni di emozioni e intrisi di tanto orgoglio tricolore. Ben 120 pagine con storie e foto inedite. Perché raccontare il motorsport è la nostra passione.