Col cuore in gola per 53 giri, il respiro affannato, l’ansia tracimante e poi la pelle d’oca con la fiumana rossa che esonda sotto il podio. E lassù sul gradino più alto Charles Leclerc a esaltare la folla dopo aver regalato un altro grande trionfo a certificare che la sua seconda vittoria consecutiva in F.1 rimarrà una firma indelebile nella storia del Gp d’Italia, dentro le pieghe di una carriera che ha tutto per essere quella di un campionissimo.

Come le mani di Mario Brega nel film di Carlo Verdone: il monegasco può essere una piuma o essere di ferro. I suoi occhi malinconici possono trarre in inganno perché poi il piede destro e la sua testa possono fare la differenza, essere devastanti. La gioia di Charles, le lacrime di Binotto, il bacio di Lapo Elkann a Piero Ferrari. Immagini indelebili di un weekend incredibile mischiato al tripudio di un popolo che una giornata come questa l’aspettava da nove stagioni e che nel frattempo era stata immersa in un mare di forti delusioni e sorrisini beffardi sulla faccia dei rivali Tra Spa e Monza, nei luoghi del cuore della Formula Uno, la Ferrari ha lanciato messaggi inequivocabili in chiave futura. Attributi e grandi prospettive. Lampi rossi accecanti a cambiare l’inerzia di una stagione e rilanciare sfide sempre più grandi, sempre meno impossibili.

Certo, occorre parlare in prospettiva perché questo Mondiale ha avuto un inizio a senso unico. Ma è abbastanza ovvio che certi risultati non arrivano per caso, neanche su piste, diciamo così, amiche per la Ferrari. Vedere la SF90, divorare i rettifili monzesi è stata vera poesia per i tifosi della Rossa. Un po’ come vincere la partita dell’anno (quella più attesa) contro la prima della classe. Una di quelle vittorie che valgono una stagione e che danno uno stimolo bestiale per migliorare e continuare ad alzare l’asticella, perché adesso dopo due vittorie di fila della Rossa per Mercedes iniziano i fastidi. Perché chi è abituato a vincere, quando perde, ha le contorsioni addominali e non vede l’ora di tornare a bere l’elisir della vittoria che notoriamente dà forte dipendenza.

Dipendenza da Formula Uno continuerà a darla anche a Monza che ha il futuro garantito in F.1 per i prossimi cinque anni. È il frutto di una lunga, laboriosa, sudatissima operazione condotta dal presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani. Il contratto è stato firmato mercoledì 4 settembre davanti ai 10mila in delirio in piazza Duomo a Milano. Proprio quel documento siglato dal presidente della Fia Jean Todt, dal numero uno di Liberty Media Chase Carey e da Sticchi Damiani è stato poi rubato nella notte. Era nella macchina di un dirigente federale, ferma in un parcheggio, ed è sparito per mano di ignoti assieme a pass e altra documentazione. Meno male che si trattava solo di un contratto di scena, perché quello originale, già firmato dalle parti con l’imprimatur di legali e notai, era già al sicuro.