Attenzione ai facili entusiasmi. E’ un po’ la sintesi del pensiero di James Allison dopo la sbornia rossa di Sepang, con la mente rivolta già al Gran premio di Cina. Nonostante la velocità espressa dalla SF15-T in qualifica e gara, per il direttore tecnico bisogna ancora restare cauti sul reale gap che separa Ferrari e Mercedes. In Cina potrebbero tornare a dettar legge, nettamente, e la differenza rischia di essere tutta nelle temperature che si troveranno tra due settimane, lontane dai 61° C della Malesia: «La pista è abrasiva e calda, dura per le gomme, siamo stati fortunati che la macchina gestisce bene le gomme», dichiara Allison guardando al week end trascorso. «Piuttosto, non so quali problemi siano occorsi nell’altro elemento dell’equazione (dice in riferimento alla Mercedes; ndr), ma sono piuttosto sicuro che avremo il nostro bel da fare in Cina per realizzare qualcosa di così impressionante, come visto qui». Al realismo di Allison, che ha trasferito quanto di positivo già aveva espresso negli ultimi progetti in Lotus sul fronte della gestione gomme sulla SF15-T, si unisce Vettel: «Avevano un gran distacco nei test invernali e alla prima gara, che semplicemente non evapora. Il nostro obiettivo dev’essere continuare a ridurre quel gap, finché ci sarà». Sul tedesco si è espresso nuovamente Maurizio Arrivabene, che al Welt am Sonntag ha parlato della parentesi Red Bull, del confronto con Alonso e di come la Ferrari, oggi, sia diversa rispetto al 2014. «Sebastian ha incontrato diversi problemi in Red Bull, perciò è arrivato in Ferrari, per vivere la sua passione con successo, insieme a noi. Riveste un ruolo chiave, ha portato la sua ampia esperienza, ma prima di tutto deve conoscere il nuovo team: mi aspetto che vinca il mondiale in Ferrari, se il processo continuerà regolarmente», dice del nuovo arrivato, già in grado di conquistare l’intero tifo, con il sorriso genuino di chi davvero si emoziona per una vittoria sulla Rossa, diversa dalle pur innumerevoli messe in fila in carriera. Nei mesi scorsi si è parlato spesso delle similitudini nel modo di lavorare tra Vettel e Schumacher, rilanciate proprio da Arrivabene, lui che ha vissuto a stretto contatto l’epopea del tedesco di Kerpen e ora gestisce l’avvio di una storia si spera simile. Gli chiedono se apprezzi maggiormente come pilota Vettel o Alonso, che pure si è battuto senza successo negli anni in cui il rivale dominava e veniva “accusato” di farlo solo grazie alla miglior macchina del lotto. «Il fatto è che Sebastian ha vinto quattro titoli e Fernando due; anche se alcuni dicono li abbia vinti seduto sulla miglior macchina della griglia, ha contribuito a ottenere questi risultati grandiosi», spiega. «Mi ricorda in questo aspetto Schumacher. Anche Michael aveva una buona macchina, ma non costantemente. Alla fine ha dovuto lottare duramente per il successo e dimostrare che era il migliore, in qualsiasi condizione. Ovviamente un top driver ha bisogno anche di una macchina eccellente, mentre un pilota eccezionale può andare oltre con la sua motivazione e capacità eccezionali. Può fare la differenza, contribuire più degli altri piloti, non importa quanto sia superiore la macchina». A Sepang si è ritrovata anche una squadra lucida nel decidere le strategie, senza gli errori commessi in qualifica a Melbourne, ma soprattutto è emerso un senso di assunzione delle responsabilità chiaro, come nel caso della Q2 di Raikkonen: «Quando sono arrivato, il team era il problema più grande. Doveva nuovamente riaggregarsi come squadra, concentrarsi senza andare nel panico e lavorare con maggior fiducia. Un punto fermo adesso è il non rinfacciarsi gli errori e i problemi a vicenda. Un obiettivo è stato raggiunto, ma dobbiamo continuare a migliorare in tutte le aree, anche se a Melbourne abbiamo visto che soprattutto il motore lavora nuovamente bene». f.p.