Se non a Barcellona, quando? Il ritorno in pista della Formula 1 si accompagnerà al primo consistente step evolutivo riservato alle monoposto, sul tracciato che più di ogni altro pone l’enfasi sul fattore aerodinamico e telaistico. Chi deve recuperare (parecchio) terreno è la Red Bull, accreditata di un pacchetto di sviluppo profondo, tanto da pensare a una versione-B della RB11. Il componente più visibile sarà con ogni probabilità il musetto, con l’introduzione di un disegno diverso dall’attuale e l’accorciamento della lunghezza. Ha creato non pochi problemi in questi mesi la sua progettazione, essenzialmente perché le specifiche realizzate non hanno superato i crash test della Fia. Secondo alcuni rumors, sarà più corto anche di quello adottato da Williams e Mercedes. Quanto impatterà sulle prestazioni? Cronometro a parte, è un intervento di grande portata, visto che influirà sull’andamento dei flussi lungo l’intera monoposto. A confermare come si tratti di una modifica tutt’altro che semplice da apportare, ci sono le parole di James Key, direttore tecnico della Toro Rosso, primo team a cambiare la forma del musetto già nei test, tra Jerez e Barcellona, adottando la soluzione corta e una piccola proboscide per rientrare nei vincoli imposti dal regolamento Tecnico in termini di dimensioni: «Il muso corto è stata la parte più difficile del lavoro sulla macchina 2015». Speranze di un miglioramento che andranno necessariamente collegate a quanto riusciranno a fare in Renault, per rendere affidabile, più potente e guidabile la power unit. Il tempo delle promesse, come dice Kvyat è finito: «Vogliamo vedere i progressi». Fabiano Polimeni