Alonso o un’altra superstar? Sarebbe bello averli, ma costano. E per un team che deve far quadrare i conti e vivere con un budget certo non faraonico, è preferibile investire sullo sviluppo. E’ quel che pensano in Williams, da due stagioni ottimi terzi nel Costruttori e con una coppia di piloti di assoluta sostanza: Bottas e Massa. Il dilemma, poi, tra l’avere una macchina prestazionale e due piloti eccellenti ma non delle superstar assolute, oppure, ritrovarsi con un progetto discreto e il campionissimo al volante, è di facile soluzione: il gap tecnico è quello che pesa maggiormente nella F1 moderna e il contributo della star, realisticamente, non può certo rimediare a differenze oltre un paio di decimi. «Al momento siamo carenti in alcune aree alle quali preferirei dare la priorità, rispetto a un pilota di grido. Perciò, se arrivasse Alonso da noi, sicuramente riusciremmo a sfruttare appieno le sue capacità e lavoreremmo bene, gli daremmo quel di cui ha bisogno, non ci sono dubbi, ma dovendo pagargli l’ingaggio potremmo non mangiare per un anno intero», chiarisce Pat Symonds ad Autosport. Quell’Alonso ritenuto ancora il miglior pilota, diversamente dalle visioni espresse recentemente da Gerhard Berger. A Grove si attende una netta evoluzione del progetto FW37, Rob Smedley lo ha anticipato nelle scorse settimane, per provare a risolvere le lacune tecniche che si sono manifestate nel 2015. Dovrà migliorare il carico aerodinamico e la motricità, elementi che hanno visto soffrire Massa e Bottas sui circuiti più esigenti sotto questi aspetti. Sulla formazione piloti attuale, Symonds non ha dubbi: «Sono perfetti per il nostro team, lavorano così bene insieme e sono degli uomini-squadra che si spingono a vicenda e dalle prestazioni molto simili. E’ una lotta che aiuta tutta la squadra a lavorare bene; onestamente, se potessi scegliere liberamente, conserverei tutto com’è oggi, e non lo dico spesso». Fabiano Polimeni