Considerazioni "ignoranti". E' il pensiero del promoter del Gran Premio d'Azerbaijan in risposta ai commenti di Greg Maffei, CEO di Liberty Media, "reo" di aver constatato come la Formula 1 abbia bisogno di eventi in grado di aggiungere valore al prodotto oltre il semplice aspetto economico, per troppo tempo l'unico fattore preso in esame da Ecclestone nel decidere in quali paesi esportare i gran premi. L'Europa occidentale è il baricentro dello sport, è dove la massima categoria deve tornare a radicarsi, senza disdegnare un'espansione globale, purché si tratti di eventi in grado di apportare nel lungo periodo un contributo alla costruzione del brand Formula 1. E la gara di Baku è stata presa quale "cattivo" esempio del modus operandi di Ecclestone

«Siamo ovviamente arrabbiati, mister Maffei è in Formula 1 da meno di un anno , noi lavoriamo al progetto del gran premio da tre anni, per cui abbiamo più esperienza di quanta non ne abbiano loro. Credo che fare certi commenti sia da ignoranti», la replica di Arif Rahimov, promoter della corsa a Baku. «Siamo fermamente convinti che la gara sia stata un successo, l'azione in gara ha fatto innamorare i tifosi e l'hanno considerata come uno spettacolo. E' stato un successo per i piloti, su una pista che li ha messi alla prova ed è stata indimenticabile. E' stata una gran gara e un grande spettacolo».

Un'esaltazione forse eccessiva, certo tanto parlare si è avuto intorno alla gara ex Gran Premio d'Europa per alcuni fattori: la concomitanza con la 24 Ore di Le Mans, il caratteristico passaggio nella città vecchia, l'imbuto di curva 8, e il lunghissimo rettilineo d'arrivo. Lo sfogo di Rahimov alle constatazioni di Maffei è proseguito, e alla Reuters ha aggiunto: «Trovo difficile capire come si possa commentare negativamente la gara o l'evento da parte di chi non era presente».

Baku: Nel 2017 non sarà Formula-noia

Un rapporto che non inizia sotto i migliori auspici, quello tra Baku e Liberty Media, molto diverso dall'intesa personale tra Ecclestone e lo stesso governo azero. La vera differenza, come era ampiamente prevedibile, è nella rete di rapporti stretta da Ecclestone e che ha portato all'espansione globale della Formula 1, anche con i limiti innegabili evidenziati da Maffei: «E' nostro compito fare di più per aiutare i promoter ad aver successo. L'attitudine di Bernie era "Quando posso spremerli?". L'ho sentito chiamarli le "vittime". Così siamo finiti con gare in posti come Baku in Azerbaijan, dove pagano un grande contributo ma non apporta nulla alla costruzione del brand nel lungo periodo e al benessere degli affari. Il nostro compito è trovare partner che paghino bene ma anche che ci aiutino a costruire il prodotto».

Rahimov ha commentato anche quali possibilità ci siano di interrompere anzitempo l'impegno contrattuale raggiunto con Ecclestone: «Dal punto di vista degli affari non abbiamo mai parlato. L'unico modo in cui può concludersi anticipatamente il contratto in essere (un impegno decennale; ndr) è con un mutuo consenso. Contribuiamo a una larga fetta degli introiti della Formula 1 e credo sarebbe una perdita per loro se prendessero la decisione di interrompere la gara in Azerbaijan».