Cronaca di una seconda chance alla soglia dei 30 anni. Brendon Hartley a Austin è il volto nuovo, dall'Endurance alla Toro Rosso, su una pista con la quale ha già familiarità. E il racconto di come sia nata l'opportunità non solo di correre nel Gran Premio degli USA, ma di giocarsi, forse, una fetta di 2018 in Formula 1, inizia dalla scelta di Porsche di abbandonare il mondiale Endurance in Classe LMP1. «Quando la Porsche ha annunciato che non avrebbe continuato nelle corse il prossimo anno ho contattato Helmut Marko, dicendo che ero un pilota diverso.

Semplicemente allora non ero pronto, avevo vinto nei campionati corsi, quando disputai i primi test avevo solo 18 anni e non riuscii a gestire la pressione, ero molto lontano da casa. Nel 2010, quando finì il sogno F1 raccolsi i cocci e tornai a gareggiare e divertirmi, in categorie di alto profilo. Mi sento molto più forte oggi di quanto non lo fossi allora, credo di essere pronto adesso, mi piace pensarlo, anche se forse non in questo week end»

Avrà bisogno del necessario adattamento alla monoposto, alle procedure - ha studiato un corposo manuale di 50 pagine sulle funzioni del volante della STR12, in preparazione del debutto - e, nel mentre, dovrà trovare la prestazione. Quale che sia il risultato, in gara lo vedremo nelle retrovie, perché Toro Rosso ha annunciato la sostituzione della power unit, programmata ancor prima di decidere l'impegno di Hartley a Austin. Nuovo motore termico, sesto in stagione, che porterà alla penalità. 

Il neozelandese si dice sereno, non guarda troppo in là, se non alle sessioni di libere che lo attendono, così come non si lascia trasportare dalle voci di una possibile presenza anche nelle prossime gare, qualora Toro Rosso volesse valutarlo con più attenzione in prospettiva 2018. «Tutto è successo rapidamente e non ho saputo la notizia della presenza a Austin molto prima della stampa. Sono piuttosto rilassato e non vedo l’ora di andare in pista. Ho passato del tempo a lavorare con gli ingegneri, al simulatore, ora attendo le prime prove libere, mi sentro a mio agio e lavorerò in ottica gara.

Voglio dare del mio meglio ma non voglio caricarmi di aspettative. Prepararmi bene, divertirmi, anche per quel che riguarda il futuro non mi è stato detto ancora nulla; vedremo come andrà questo week end e cosa ne tireremo fuori»

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Non sarà semplice scendere in pista e dimostrare immediatamente di esser veloce. Una delle variabili più complesse da interpretare e gestire saranno le gomme: «Ovviamente ho tanti amici e a tutti ho chiesto dei consigli. Ho visto Mark Webber a colazione, Daniel Ricciardo due sere fa, gli ho chiesto della gestione delle gomme, alcune delle cose mi torneranno utili alla guida e cercherò di metterle in pratica».

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