Interlagos un anno fa. Non vinse ma regalò spettacolo puro. E, da lì, la previsione di un 2017 nel quale avrebbe lottato per il titolo mondiale. Le cose, per Max Verstappen, sono andate diversamente. Una serie nera di ritiri, prima di trovare la gloria. Malesia e Messico, vittorie dalle caratteristiche diverse, buone per salvare la stagione e chiudere il 2017 sullo slancio guadagnato.

Tratto caratteristico delle condotte di gara di Verstappen, finora, è sempre stata la determinazione nel sorpasso, la possibilità di assumersi più rischi degli avversari, perché in ballo, vittoria parziale del gran premio a parte, non c’era altro. E lo stesso pilota olandese gradirebbe barattare una quota di spettacolo in pista per un dominio indisturbato, stile Città del Messico dopo curva 3 al via.

«Credo sia il modo più bello di vincere. Ovviamente è divertente sorpassare, ma negli ultimi anni non mi sono mai trovato nella posizione di poter controllare le gare. Eppure è quel che ho fatto nel kart e senza dubbio quel che vuoi fare. Sorpassare è bello ma non è qualcosa di necessario. Alla fine vuoi vincere le gare come Hamilton e, prima o poi, vincere un campionato», ha commentato Verstappen. Per riuscirci dovrà chiedere a Red Bull un progetto competitivo e affidabile sin dalla prima gara e la continuità regolamentare nel 2018 depone a favore del team. «La vittoria in Messico è stata senza dubbio una delle mie preferite, perché non solo ho vinto, ma ho controllato la gara e senza pressioni - continua Max -. Spero di trovarmi nella stessa posizione il prossimo anno e dalla prima gara».

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Ripensando alla partenza in Messico e l’attacco alla prima curva, mette il bollino dell’originalità e dell’improvvisazione sulla manovra, tratti distintivi del fenomeno Verstappen: «Non è stato qualcosa di programmato, non ho nemmeno guardato le gare degli ultimi anni per vedere cos’era successo. Ho fatto le mie cose, se vedo che c’è un’opportunità per provare un sorpasso all’esterno, ci provo e lo faccio. E’ tutto a sensazione, è istinto puro. Non ho mai pensato in anticipo alle manovre che avrei fatto, nemmeno sui kart».

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