E’ arrivato in Formula 1 con un percorso agevolato dalle disponibilità economiche del padre. Quasi fosse una colpa. La stagione d’esordio di Lance Stroll lo ha visto protagonista di critiche feroci sin dai test di Barcellona, dal primo incidente. Le difficoltà di adattamento alle monoposto più veloci della storia, le difficoltà di comprensione delle gomme Pirelli, una lunga stagione d’apprendistato che, visto quanto in alto ha fissato l’asticella al debutto Max Verstappen, non viene più riconosciuta. Se arrivi in Formula 1, le aspettative sono immediatamente alte. Tanto più se ci arrivi con il dominio nel campionato di Formula 3 Europea e se hai tutti i mezzi per prepararti al meglio.

Ha dovuto scontare questa realtà, Stroll. Nel guardare indietro al campionato che è stato – la parentesi di Interlagos è troppo condizionata dai problemi tecnici, dalle libere 3 in gara, per far testo – il canadese è piuttosto indulgente nel valutarsi: «C’è sempre spazio per migliorare. Perciò non mi darei 10, direi un consistente 8,5. Abbiamo fatto una buona stagione, ottenuto tanti punti e alcuni risultati importanti. Un 9 sarebbe troppo generoso».

L’ottimo risultato ottenuto in Azerbaijan, in una gara pazza, è il momento da incorniciare, dopo un inizio costellato di ritiri – tra problemi tecnici e incidenti, incolpevole in Bahrain – e prestazioni in qualifica inferiori al miglior Massa del campionato. «Non mi concentro su quel che dicono o scrivono su di me, non ho letto i giornali né ascoltato gli odiatori e i gelosi. Ho ascoltato le persone intorno a me, che mi supportano e lavorano al mio fianco.

Non ho mai avuto dubbi su me stesso. Sono giovane ed è la mia prima stagione. Ho vinto tutto prima di arrivare in Formula 1. Ho dimostrato a me stesso e al mondo di poter vincere gare e campionati, adesso c’è solo un nuovo compito e una nuova categoria, alla quale adattarsi e nella quale crescere», racconta, intervistato da Auto Motor und Sport.

Dice anche di una Formula 1 immaginata diversa, nella vita del paddock, poco divertente perché tutto è focalizzato sulle corse. E quando gli ricordano le numerose (e costose) sessioni di test privati svolti nel 2016 e le uscite con la monoposto vecchia svolte quest’anno, Stroll non vede un programma privilegiato rispetto ad altri piloti, ad esempio, impegnati nelle libere del venerdì: «Ho compreso il funzionamento della power unit e della macchina, ma con le 2017 è cambiato tutto e ho dovuto adattarmi. Ognuno ha la sua preparazione individuale: quella migliroe per la F1 è girare in F1».

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Il 2018 probabilmente lo vedrà accanto a Robert Kubica, che ha una voglia di far bene e smentire gli scettici di per sé sufficiente ad annichilire qualsiasi pilota. Dovesse essere la coppia piloti Williams, Kubica-Stroll, Lance dovrà alzare notevolmente il proprio rendimento. Sul prossimo campionato, dice: «Posso migliorare in ogni aspetto. Ci sono tante piccole cose. Posso diventare un pilota migliore e più completo, ma serve tempo ed esperienza. Sono molto giovane ed è la mia prima stagione. Perciò dovrò lavorare tanto sui piccoli dettagli che incidono parecchio sulle prestazioni. Speriamo di avere una macchina più competitiva, voglio essere un pilota migliore e usare l’esperienza accumulata. Sono convinto sarò più forte, anche per il solo fatto di conoscere già le piste».