Abu Dhabi come Montreal, Singapore e Monaco. Piste diversissime, accomunate dall’essere molto impegnative sull’impianto frenante. A Yas Marina sono le temperature elevate a inizio gara, sommate ai frequenti azionamenti dell’impianto nel terzo settore - che lasciano poco spazio al raffreddamento - e a tre staccate impegnative nel primo e secondo tratto, a classificare il circuito tra i più duri. I dati Brembo registrano una decelerazione media di 3,8G nell’arco del giro, con la caratteristica di quattro punt nei quali il pilota resta con il piede sul pedale per un tempo prossimo o superiore ai 2”.

Curva 5, curva 8 e curva 11 registrano i valori di decelerazione più elevati, pari a 4,7G. Prima del tornantino che proietta sul lungo rettilineo da DRS il pilota esercita 126 kg di pressione sul pedale per 1”96; la staccata di curva 8 e quella di curva 11, invece, portano il maggior delta tra velocità di inizio frenata e inserimento. Il carico sul pedale è comune: 126 kg. Fase di frenata che dura 2”79 prima di curva 8, per passare dai 329 km/h a 72 km/h, in 73 metri. Sessantacinque metri è l’area di frenata in curva 11, dove le monoposto rallentano da 319 km/h a 92 km/h, in 2”53. Tempi lunghi di staccata anche in curva 14, che precede il passaggio sotto l’hotel: per rallentare dai 283 orari ai 90 servono 55 metri e 2”47.

Frenate più brevi caratterizzano il terzo settore della pista. Nell’insieme del giro, da 1’38”7 in qualifica nel 2016, circa 18”5 sono spesi in frenata; i dati Brembo dicono di una gara per quasi 17 minuti ad azionare il freno, ovvero, il 19% del tempo.

Il numero di frenate, undici, pone Yas Marina dietro solo a Singapore (15) e Monaco (12) e l’energia dispersa vale 178 kWh al giro, un valore simile a quello registrato in Bahrain. 

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