ARESE - "Una gran figata”. Marchionne non ha avuto peli sulla lingua per spiegare con un'espressione gergale e colorita come sentisse il ritorno dell'Alfa Romeo alle corse. Poi ha proseguito in modo più solenne: “Oggi ridiamo all'Alfa Romeo il palcoscenico che le spetta per la sua storia in Formula Uno. E restituiamo alla F1 un marchio che ha scritto un pezzo importante della storia della Formula Uno stessa”. Con queste parole, non senza un pizzico di commozione, Marchionne ha introdotto la grande giornata che segna il ritorno dell'Alfa Romeo in Formula Uno.

Simbolico anche il luogo scelto per l'evento: il Museo Alfa Romeo di Arese (Milano), dove c'è riassunta, con decine e decine di modelli, tutta la storia di cent'anni di corse e di sportive stradali Alfa Romeo. C'era persino il nuovo capo della F1 Chase Carey (assieme al presidente Fia Todt) a “benedire” con Marchionne questa giornata storica. Per i nuovi padroni della F1 è un momento importante: perché rappresenta l'arrivo di un quinto costruttore in F1 (dopo Ferrari, Mercedes, Honda e Renault). Poco importa che dia a Marchionne la leva, ora che controlla ben due team e non più uno soltanto, di poter fare la voce grossa per indirizzare dalla sua parte le future scelte tecniche della F1.

L'ambientazione del teatro dentro il museo era la stessa dove venne lanciata la nuova Giulia nell'estate 2015. Ma stavolta Marchionne, che due mesi fa alla festa per i 70 anni Ferrari aveva condotto l'itero evento in lingua inglese, nel caso Alfa ha parlato per tutta la conferenza in italiano. A rimarcare la squisita italianità del progetto. Anche se si sposa con una squadra svizzera che nell'azionariato ha capitali svedesi.

Enfatiche le parole pronunciate da Marchionne: “Da quando ci siamo impegnati nella ricostruzione del marchio Alfa Romeo – ha detto – siamo sempre stati convinti che Alfa dovesse esprimere il proprio potenziale anche nelle corse, proprio là dove il marchio è nato, si è fatto conoscere ed è diventato leggenda grazie alle imprese dei suoi piloti, a partire da Enzo Ferrari che a inizio carriera guidava proprio le Alfa Romeo. E la F1 è il riferimento naturale per questo marchio. Perché è lo sport che rappresenta la massima espressione della tecnologia, esaltando allo stesso tempo il talento dell'uomo e l'importanza del lavoro di squadra. È da diverso tempo che volevamo tornare alle corse: ma abbiamo preferito aspettare di essere pronti a farlo al momento giusto. Ora siamo pronti a restituire all'Alfa il posto che merita nel panorama delle competizioni sportive. Oggi è una giornata di orgoglio per tutti gli alfisti che hanno atteso questo momento per oltre trent'anni”.

Dell'abbinamento Alfa Romeo-Sauber ormai si sapeva praticamente tutto da tre giorni. Le uniche cose che mancavano da scoprire erano i colori definitivi della monoposto e i piloti. C'erano alcuni dubbi dubbio riguardo alla livrea: vedere un'altra monoposto rossa come la Ferrari avrebbe forse creato qualche ambiguità e c'era incertezza su quali colori avrebbe potuto avere la monoposto italo-elvetica. E c'era anche la flebile speranza che, oltre al quasi certo arrivo di Charles Leclerc, si riuscisse a trovare uno spazio sulla Alfa Romeo Sauber F1 anche per Antonio Giovinazzi, il migliore pilota italiano del giovane vivaio Ferrari.

Marchionne ha fugato quasi subito ogni dubbio. I piloti della Alfa Romeo Sauber F1 saranno Charles Leclerc e Markus Ericcson, ovvero lo svedese che già nel 2017 ha guidato la Sauber nel mondiale F1. Giovinazzi non è riuscito a vincere la concorrenza del pilota svedese, che è legato a triplo filo ai padroni del team elvetico, in quanto è stato proprio Ericsson a guidare la cordata di finanziatori che lo scorso anno avevano rilevato la proprietà della squadra svizzera dal fondatore Peter Sauber. Giovinazzi resterà in panchina: sarà il terzo pilota della squadra e sosterrà sei giornata di prove libere in occasione di altrettanti Gran Premi F1. Più o meno quello che ha fatto quest'anno. Poi nel 2019 si vedrà.

Quanto al colore, smentito chi pensava di vedere una monoposto tutta rossa, anche se rosso scuro come tipico Alfa: la Alfa Sauber F1 è completamente bianca dal muso all'abitacolo; mentre dal cupolone alla coda diventa rosso Alfa con il logo del biscione stilizzato bianco.

Curiosità numero 1: l'Alfa F1 non ha sulla carrozzeria il quadrifoglio, emblema dal 1920 di tutte le Alfa da corsa, simbolo che resterà esclusiva della Ferrari. come era stato quest'anno. Una curiosa ambiguità che Marchionne ha spiegato così: “Alfa è anche sponsor della Ferrari e il logo del quadrifoglio vale una bella cifra di sponsorizzazione: Maranello non vuole rinunciare a quei soldi”.

Curiosità numero 2: la macchina presentata era un vero e proprio manichino, giusto per far vedere i colori: pensate che era una monoposto 2013 a motore ancora V8 aspirato e con il muso alto ormai proibito da tempo.

I motori invece sono propulsori Ferrari versione 2018, marchiati col nome del cavallino e non con il nome Alfa Romeo. Escluso ogni “declassamento”, come era stato nel 2017 e 2016, quando Toro Rosso prima e Sauber poi, pur motorizzate Ferrari, prima avevano corso con propulsori del cavallino vecchia generazione, dell'anno precedente. “Il motore della Alfa-Sauber 2018 sarà dello stesso tipo di quello della Ferrari ha spiegato Marchionne - non ci sarà distinzione a meno che in qualche occasione non decidiamo di prenderci dei rischi di performance con un motore evoluto per Ferrari: in quel caso epr non mettere a rischio la prestazione Alfa-Sauber le lasceremo il motore più collaudato”.

Ma per chi batterà il cuore di Marchionne, appassionato del marchio Alfa, tifoso Ferrari e presidente dei due brand nell'eventuale caso di un duello fratricida in pista? “Se arrivasse un imbarazzo del genere, ben venga. Ma io credo che starò dalla parte della Ferrari”.