L’insostenibilità dell’essere sconfitti. Non solo per il blasone del marchio. Il rischio è quello di non essere più appetibili, per i piloti e per i tecnici che rendono un progetto vincente. E’ il timore che Eric Boullier ha avuto dinanzi all’ennesimo disastro palesato sin dai test invernali dal connubio McLaren-Honda. «Sono andato davanti al management, ho mostrato i dati e detto loro che non potevamo accettare un altro anno come questo. Sin dai test di Barcellona i dati dicevano che continuavamo nell’involuzione e non era assolutamente un’opzione percorribile.

Ho avvisato il management di quali fossero i rischi di un altro anno senza risultati. Abbiamo un nuovo team, ricostruito negli ultimi tre anni, con persone nuove, tutti ottimi elementi, gente abituata a vincere e il rischio era di perderli. La percezione del team è ancora fondata in gran parte sui piloti, sono i volti della squadra, ma il vero rischio per quanto mi riguarda era perdere quelle persone. Si è parlato di questo a inizio stagione».

Una ricostruzione necessaria, perché non va dimenticato come McLaren già prima della collaborazione con Honda non è che navigasse in al vertice. L’ultima vittoria, targata Button, risale al 2012. Con l’ingaggio di Peter Prodromou la monoposto è tornata a segnalarsi per soluzioni aerodinamiche interessanti. E sul fronte telaistico Boullier si lancia in affermazioni importanti: «Ci sono tanti aspetti positivi da prendere dal 2017, quando guardi a quel che abbiamo ottenuto in termini di prestazioni della monoposto, dal telaio, sappiamo di essere tornati sul podio. E per me è una ricompensa enorme, conquistata in difficili circostanze.

L’altro lato positivo degli ultimi 3 anni è che il team è davvero unito adesso. Nessuno ha lasciato negli ultimi 3 anni nonostante le difficoltà, tutti sono stati concordi che saremmo tornati a vincere. C’è una fiducia enorme in quel che stiamo provando a ottenere e per questo motivo siamo cresciuti, continuando a sviluppare la macchina».

Sportivamente, l’augurio è di ritrovare un altro protagonista nella lotta al vertice. Una McLaren rivale di Mercedes, Ferrari, Red Bull, è il ruolo che spetta al team. Il passaggio alla power unit Renault ha prodotto un leggero slittamento dei tempi nel progetto 2018: «Devi adattarti e regolare il layout, l’architettura resterà la stessa. Abbiamo un concept di monoposto “intelligente”, non sarà un dramma adattarsi. Forse abbiamo preso la decisione un paio di settimane troppo tardi ma le abbiamo quasi recuperate.

E’ presto per dire se la nuova macchina sarà pronta in tempo per i test. Ti spingi al limite di continuo e se hai un costante incremento di prestazione nella fase dello sviluppo - in galleria del vento, al CFD -  vuoi spingere fino all’ultimo minuto utile prima della fase della produzione dei componenti. Semplicemente vuoi aspettare il più possibile per assicurarti d’avere ogni informazione e dato prima di cominciare la produzione. Finora posso dire che va bene».

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Parole comunque di rispetto nei confronti dell’ex partner motorista. Niente di personale, ovvio. «L’idea di una McLaren vincente con Honda era un sogno per chiunque, una storia bellissima. Oggi nutriamo un rispetto enorme nei loro confronti e non abbiamo divorziato inscenando lotte e puntando il dito l’uno contro l’altro. Siamo tutti altamente professionali, si è trattato di una decisione legata al business, che hanno compreso.

Con Renault ci troviamo adesso in una fase di conoscenza reciproca approfondita. Stiamo costruendo il rapporto e mi assicurerò che la luna di miele duri più dell’ultima». 

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