Chi meglio di Adrian Newey, per dare suggerimenti su "How to build a car"? E' il titolo del libro nel quale racconta 40 anni di carriera che lo hanno portato ad affermarsi mago dell'aerodinamica. E, intervistato da Sky Sports UK, parla di piloti, dei personaggi con i quali avrebbe voluto lavorare, senza che si incrociassero mai le strade. Ricorda Bobby Rahal dai trascorsi in IndyCar (allora CART, nel 1984), Senna e la collaborazione troppo breve, il perfezionista Hakkinen, da ascoltare perché in grado di spiegare meglio di chiunque altro cosa volesse dalla monoposto. Mansell, Vettel, Webber.

«Credo che i tre piloti con i quali non ho lavorato e che sarebbe stato affascinante avere accanto, sono di sicuro Michael, era un avversario supremo, qualche volta forse esagerava in pista ma era l'istinto competitivo che lo portava a tanto. Fernando, col quale siamo stati vicini in un paio di occasioni, un altro grandissimo avversario, ed è un peccato che abbia vinto solo due titoli. Chi se lo aspettava che dal 2007 a oggi non avrebbe più trionfato? E' ancora al top. Poi Lewis: i suoi primi campionati sono stati caratterizzati da alti e bassi, ma la vittoria di quest'anno, è stato il campionato migliore, ha messo insieme una stagione così solida»: Schumacher, Alonso e Hamilton, la selezione di Newey.

E se due sono state le occasioni nelle quali è stato vicino a lavorare con Alonso, salgono a tre i contatti avuti con la Ferrari. Gli ultimi due approcci sono stati più convincenti, però, il desiderio di restare nel Regno Unito e il legame con Red Bull, spiega, lo hanno tenuto lontano da Maranello: «Siamo stati vicini in 3 occasioni, all'inizio della mia carriera in IndyCar (in CART dal 1984 al 1987; ndr), quando la Ferrari aveva deciso che voleva costruire una monoposto da Indy (correva l'anno 1985, una minaccia nata dai dissidi con la FISA sui regolamenti; ndr), una mossa politica, e mi offrirono di unirmi al loro programma Indy ma rifiutai. Più seriamente fu poi Jean Todt a offrirmi il ruolo di direttore tecnico e decisi che volevo restare nel Regno Unito per la famiglia. Di recente, nel 2014, al primo anno dell'era ibrida. Quando era chiaro che Renault si trovava dietro a Mercedes soprattutto e Ferrari e non sembrava che volessero investire soldi per risolvere i problemi. Mi trovai in una posizione difficile, non volevo abbandonare Red Bull, la sentivo come casa ero coinvolto sin dall'inizio del progetto, allo stesso modo non volevo essere in una posizione nella quale operavamo con una mano legata dietro la schiena, col motore: la Ferrari arrivò con un'offerta incredibile, molto attraente, mi chiamarono più volte».