Finalmente una giornata senza troppi problemi (specie meteorologici) questa ultima della prima tornata di test, ha permesso alle varie squadre di inanellare una bella serie di giri, oggi a Barcellona. Emblematico che proprio i due team su cui si concentravano i dubbi da questo punto di vista, vale a dire McLaren e Toro Rosso (quest'ultima in realtà più sul motorista Honda), siano stati invece quelli che hanno brillato alla distanza. Pierre Gasly ha totalizzato 147 tornate per la squadra di Faenza, mentre sommando i giri di Stoffel Vandoorne e di Fernando Alonso quella di Woking arriva a quota 161. Il tutto dopo che la MCL33 ha manifestato sì qualche problema nei giorni scorsi, ma solo cose facilmente risolvibili una volta rientrati in factory.

Fra l'altro il belga è stato pure il più veloce prima che Lewis Hamilton gli togliesse la "pole virtuale" confermando che la Mercedes è sempre la macchina di riferimento. Insomma, qualche elemento per essere ottimisti in generale c'è, fermo restando che i "supertempi" valgono fino a un certo punto (per non dire quasi nulla) in queste condizioni. Per "condizioni" ci riferiamo sia all'attuale stato di sviluppo delle macchine - che evolveranno di un ulteriore step da qui ai prossimi test, e non tutte alla stessa maniera - sia alle basse temperature ambientali avute a Barcellona, per quanto ben più accettabili di quelle polari del mercoledì. Temperature che da un lato possono aver calmierato eventuali problemi di riscaldamento dei motori, ma ancor più hanno condizionato la resa dei pneumatici: basti dire che secondo Boullier solo le hypersoft avrebbero un rendimento paragonabile alle medium, quando fa così freddo. Probabilmente un'esagerazione anche questa, ma fa capire quanto sia poco attendibile né realistico qualsiasi genere di calcolo connesso alle varie mescole utilizzate per ottenere i tempi.

L'importante è che pare proprio che questi test per collaudare i vari sistemi, soprattutto quelli connessi alle power unit, siano stati produttivi. Per esempio la Haas sembra aver risolto certe magagne dei giorni scorsi già "in corso d'opera", mettendo anzi in ottima luce Kevin Magnussen oggi, mentre lo stesso non si può dire di Red Bull e Force India, più spesso ai box che in pista. Ma in questa pausa avranno il tempo di analizzare quanto successo e trovare soluzioni: i test prestagionali, in particolare la prima sessione, servono proprio a questo. E anche la Renault ne sta uscendo discretamente, al momento: i primi passi sono stati positivi sia come affidabilità sia come prestazioni, e i piloti hanno entrambi dimostrato il loro valore; ora bisogna continuare così (non che sia facile o automatico, beninteso…).

Più delicato valutare quanto mostrato dalla Sauber: la C37 è riuscita a girare parecchio (138 giri oggi tra Marcus Ericsson e Charles Leclerc) nonostante qualche disattenzione del giovane monegasco, che però sembra dovuta anche a una certa instabilità di base. Ma anche in questo caso si può valutare quanto la monoposto svizzera sia un vero e proprio laboratorio viaggiante di innovazioni - la vediamo quasi come una "Ferrari di scorta" da questo punto di vista - e ora che i problemi di risorse economiche sono stati risolti con l'arrivo dell'Alfa Romeo, c'è da pensare e sperare che i riscontri di questi test servano a dirimere al meglio possibile il tutto, senza le limitazioni degli anni scorsi.

Qualche dubbio da chiarire lo riserviamo infine anche alla Williams, ma non nei confronti della macchina: il team si sta rivelando molto Stroll-centrico - e fin qui nulla da scandalizzarsi, visto che la squadra praticamente gli appartiene - ma continuare a relegare Sergey Sirotkin ai momenti peggiori di utilizzo della pista e Robert Kubica a quelli "pro media", oltre a risultare dispersivo potrebbe influire sul corretto sviluppo della FW41. Questo proprio in una stagione, quella entrante, in cui tutto fa presagire che la lotta per il quarto posto tra i costruttori sarà a dir poco feroce.