Cala il sipario sulla prima sessione di test invernali, scivolata via come le monoposto sull'asfalto gelido del Montmelò. Una quarta giornata che si è rivelata più fruttuosa delle altre e ha consentito a Lewis Hamilton di sgranchire un po' le gambe, per dirla con le sue parole, alla Mercedes W09. Il chilometraggio è una frazione di quello al quale generalmente eravamo abituati, le indicazioni arrivate, comunque valide: «E' stata la prima volta che sono riuscito davvero a imparare tante cose sulla macchina e le sue caratteristiche. Dovevo scoprire com'era e farle sgranchire un po' le gambe. Si tratta dell'evoluzione della monoposto dello scorso anno, abbiamo gomme migliori e, soprattutto qui, un nuovo asfalto, quindi questo potrebbe far sembrare le cose anche migliori di quanto non lo siano realmente. La prossima settimana avremo un'idea più chiara. Senza dubbio sembra essere più veloce dell'anno scorso».

Lewis a tutto campo, si proietta in avanti, a quel che sarà da Melbourne in poi, sperando che la competizione sia finalmente ravvicinata ed estesa a più piloti, non solo Vettel. «Senza dubbio più è ravvicinata la lotta, meglio è quando vinci. Vuoi correre contro piloti su un campo che sia livellato, che dimostri davvero come ci siano solo piccole differenze tra noi piloti. Differenze che si amplificano quando le macchine sono tutte le stesse»: il desiderio. «Non mi concentro troppo sugli altri, penso a me stesso e alla mia mentalità: se sarò al meglio, non dovrei avere problemi. E' il mio approccio. Mi preparo nel miglior modo possibile, mi alleno e traggo tutta l'energia possibile, sono arrivato con il giusto approccio, sto lavorando duramente, credo realmente che se farò tutto ciò non avrò alcun problema. E' quel che pensa ogni pilota ed è quello che devi pensare. Non mi preparo sperando che l'altro pilota abbia dei problemi così da poter capitalizzare su quanto gli accadrà, voglio che sia al suo meglio, perché sarà più doloroso per loro quando li batterai».

Fin qui la filosofia vincente. Tornando ai riscontri della pista, che hanno visto Mercedes girare giovedì con Bottas al mattino, tra verifiche dei sistemi e un long run utile per valutare il punto di crossover tra gomme intermedie e slick, Hamilton boccia la riasfaltatura del Circuit de Catalunya, tra le misure necessarie per adattare la pista alla MotoGP – oltre all'arretramento di una tribuna e l'ampliamento della via di fuga -. Asfalto nuovo, un contributo fondamentale al miglioramento dei tempi sul giro, ma c'è anche altro, legato all'impegno al volante.

«Non sono del tutto certo del perché abbiano riasfaltato la pista. In generale ritengo sia uno spreco di soldi. Più è vecchio il fondo, più carattere ha la pista, se diventa liscio, Barcellona perde il gran carattere che ha. Abbiamo una lotta, sebbene ami la MotoGP: loro ci odiano perché rendiamo le piste sconnesse, noi odiamo loro perché continuano a portarci grandi aree di fuga e cose del genere. Relaziono l'asfalto a una casa. Se ne compri una nuova non ha carattere, se ne compri una vecchia, ha più storia. E' la stessa cosa con la pista. Mi piacciono le piste un po' più datate in termini di superficie, i piloti nei briefing si lamentano costantemente dei dossi, ma devi correrci intorno, puoi frenare un po' più fuori traiettoria o dopo, oppure leggermente prima. O devi regolare la macchina per comportarsi un po' meglio: è quello che forma il carattere di una pista. Se la appiattisci le manca qualcosa e in tutta onestà questa pista è molto più semplice. Affrontarla oggi è stata l'esperienza più semplice da 10 anni che ci corro».

Vettel: obiettivo titolo. Mercedes parte favorita