C'è un “Now we can fight” al quale dar seguito, dopo la prestazione da incorniciare in Bahrain. Pierre Gasly si proietta a un week end da scoprire, a cominciare dal tracciato. Prima volta a Shanghai, con le incognite di quale rendimento potrà garantire Toro Rosso su una pista molto diversa da Sakhir. Altre temperature, molto più basse, altro impegno su telaio e aerodinamica, come sulla power unit. Il divario tra le scuderie che si contendono le posizioni dalla settima alla quindicesima in qualifica è talmente ridotto da poter scrivere un ordine completamente diverso di pista in pista. Cautela, quindi. Prima di pronunciarsi sulle possibilità di replicare il risultato di domenica scorsa, Gasly attende le libere: «Vedremo domani, lo spero, potremo sicuramente capire di più sull'assetto, il comportamento delle gomme, c'è ancora bisogno di conferme, il week end sarà una buona opportunità per vedere se la base è davvero migliorata così tanto e se il potenziale sarà lo stesso in altre piste. Non so se su altre piste potremo avere risultati simili.

Siamo molto fiduciosi, Shanghai per me è una pista nuova, mi ci vorrà un po' di tempo in più per adattarmi. La lotta a centro griglia è molto serrata, la macchina era fantastica per bilanciamento e aderenza in Bahrain, sappiamo che se non saremo perfetti, 2 o 3 decimi possono portati in fondo alla griglia. Noi stessi non sappiamo qual è il nostro valore esattamente».

Sulla carta, il settore finale del circuito si annuncia il più ostico, sarà interessante rilevare la configurazione aerodinamica che verrà adottata da Toro Rosso, quanto sarà costretta a barattare incidenza alare per recuperare velocità di punta sul dritto - da sostenere con lo sviluppo della potenza elettrica -. Il margine per far bene è presente nel primo e secondo settore: «Per avere una prestazione simile al Bahrain dovremo mettere tutto a punto e fare ogni cosa alla perfezione, la pista non è tra le nostre preferite, a causa del lungo rettilineo; la macchina dovrebbe essere competitiva nella parte centrale della pista. Abbiamo corso poche gare per avere un quadro chiaro, è difficile sapere quale sarà la prestazione della macchina. Saremo in lotta a centro griglia, non so se davanti ai nostri rivali», commenta Gasly.

L'esposizione guadagnata con il quarto posto ottenuto in Bahrain è qualcosa di nuovo, in Formula 1, per il francese: «E' stato qualcosa di fantastico, a livello personale anzitutto; è il frutto di un grosso investimento fatto da quando ero ragazzino. E' il mio miglior risultato in Formula 1, tutto il lavoro comincia a dare i suoi frutti, stiamo andando nella direzione giusta. Poi, per il team, era solo la seconda gara con Honda e vediamo che la direzione è quella corretta: a livello di comunicazione e di competitività della macchina. Il sostegno avuto dopo la gara mi ha impressionato tantissimo».

L'eccezione: alcune voci da social che non hanno gradito il team radio a fine gara, naturale replica a distanza a quello di Fernando Alonso, due settimane prima, per il quinto posto ottenuto in Australia. Il sollievo McLaren d'aver lasciato Honda, il sollievo Honda nell'aver dimostrato di poter spingere una monoposto in alto, con Toro Rosso. Torna sul “Now we can fight” espresso in Bahrain, Gasly, per dire: «Era soltanto un piccolo scherzo. Credo che bisogna riconoscere i giusti meriti alla Honda, alla fine hanno vissuto tre anni molto difficili con McLaren, chiudere quarti alla seconda gara è stato un modo per restituirgli i meriti che gli spettano, hanno lavorato tantissimo. Non mi fraintendete, ho ricevuto messaggi piuttosto pesanti dopo la gara, da alcuni spagnoli, alcuni piuttosto pazzi: ho un grande rispetto per Fernando, è uno dei migliori piloti di tutti i tempi in F1, ai quali mi sono ispirato, non c'era nulla relativo al suo team radio, era un commento per la Honda, penso meritino un riconoscimento».