Clima da partita di poker, quattro al tavolo. Vettel e Hamilton uno accanto all'altro, occhiali scuri a nascondere carte che si sveleranno da domani, prime libere a Montecarlo. Prima, parole del giovedì, spostate di un giorno. Si arriva a Monaco dopo la dimostrazione di forza assoluta prodotta in Spagna da Hamilton e Mercedes, una Ferrari insolitamente in difficoltà in gara. Si è provato a capire il perché, hanno capito il perché, Vettel e la scuderia: «Credo sia giusto riassumere il tutto dicendo che Barcellona non è stata una gara positiva, il sabato è stato buono poi in gara siamo caduti indietro. E' stato positivo aver avuto l'opportunità di rimetterci nelle condizioni di gara martedì e mercoledì (nei test; ndr) per capire meglio: abbiamo un paio di idee e crediamo che queste possano esserci costate una gara meno competitiva del solito. Qui la pista è del tutto diversa, però sono cose che potranno aiutarci più avanti, il tempo dirà».

L'unicità del giro tortuoso di Montecarlo porta alla ribalta la rilevanza tecnica di monoposto dal passo più o meno lungo. La SF71H è 7 centimetri più lunga rispetto alla trionfante SF70H di un anno fa, la Mercedes W09 ha ridotto pressoché dello stesso valore la distanza tra gli assi del progetto W08 che in crisi, al Monte, andò non solo a causa del passo. Un dato, che arriva proprio da Brackley: una monoposto a passo corto può guadagnare 1 decimo al giro a Montecarlo rispetto a una configurazione a passo lungo. Margine, però, rimesso in discussione dal maggior carico aerodinamico ottenuto da una superficie più ampia del fondo da poter sfruttare.

La sintesi: la questione è da ridimensionare. E Vettel, sul tema, spiega: «Non so se il passo avrà un impatto, vedremo. Credo che le macchine col passo lungo siano andate piuttosto bene qui, non fa tanta differenza». C'è la conoscenza completa della monoposto, cosa attendersi dal passo più o meno lungo, a fare una vera differenza. Non ci saranno sorprese, «non ci troviamo all'improvviso seduti su un autobus», prosegue Seb. Paragone che riporta alla mente altri confronti tra Rosse e mezzi pesanti, pur in tutt'altri contesti, epoche e, soprattutto, competitività. Il Professore Alain Prost, 1991, Gran Premio del Giappone. Allora, il paragone fu con un camion, per spiegare quanto fosse stato difficile correre con la monoposto senza servoguida e problemi agli ammortizzatori. Costò il posto al francese il raffronto.

Tornando a Vettel e una SF71H che può assolutamente cancellare il passaggio a vuoto del Montmelò, Seb si dice fiducioso: «Abbiamo migliorato la macchina, le sensazioni e reazioni sono state sempre positive e dovrebbe aiutarci anche qui. Non penso farà una gran differenza il passo, se anche fosse, la nostra macchina non è tanto più lunga delle altre».

Dalle libere si avranno i giri e i treni di gomme sufficienti per esaminare la resa e il comportamento delle Pirelli Hypersoft, prima volta in un week end di gara, nel loro terreno ideale, non quello dei test invernali a Barcellona: «Durante le gare non le abbiamo mai provate, nei test c'era freddo, la prima idea ce la siamo fatta ad Abu Dhabi, con più caldo: era una gomma più veloce e divertente, non credo duri tanto ma qui l'usura è molto bassa e dovrebbero andar bene», dice Vettel.

Leclerc vale

Accanto a due "primedonne", Charles Leclerc. Che attore protagonista punta a diventarlo nei prossimi anni, molto probabilmente con una tuta Ferrari addosso. Consigli da fratello maggiore, richiesti. «Io credo di non aver mai avuto attese così alte come nel caso di Charles, la pubblicità che ha guadagnato è giustificata, non so di chi si dovrebbe parlar bene se non di lui», è certo Seb.

«Il consiglio che posso dargli è di godersela, pensare a guidare le macchine più veloci al mondo e non a tutti i rumours che ci circondano. E' importante che tu sia qui, sai perché vuoi essere qui e devi guardare a quel che è davvero importante, il resto, non deve preoccuparti più di tanto».

Che sia un Ricciardo o un Leclerc, alla fine il tema mercato punta sempre alla stessa domanda e a dare per scontato il cambio della guardia sulla seconda Ferrari il prossimo anno, senza guardare un Raikkonen finora solido e veloce. «Non sono io a firmare il contratto del mio compagno, dovete chiederlo a Maurizio, perché no», il commento di Vettel alla possibilità che Leclerc approdi in Ferrari. «Ha più anni di tutti noi davanti, credo che nelle gare corse finora ha sfruttato le opportunità che ha avuto, ha già dimostrato quanto vale, con una macchina che non ha il potenziale per andare a punti».