Sono appena 7, eppure, bastano per classificare il Gran Premio del Canada e il circuito Gilles Villeneuve tra i più impegnativi sull'impianto frenante dell'intera stagione. Sette frenate violente, decelerazioni che sviluppano temperature elevate il cui smaltimento sui rettilinei non è facile gestire. Entra in gioco, così, la configurazione a 1.400 fori sui 32 millimetri di spessore del disco, specifica a maggior dispersione prevista da Brembo (accanto ai dischi da 900 e 1.200 fori).

La fotografa della pista di Montreal e di quanto impegni i freni è in un dato, più di altri indicativo della severità: 4.4G di decelerazione media. In cinque staccate si superano i 4.6G; in assoluto sono i 97 metri, spazio di frenata di curva 8, quarta variante posta nel settore centrale, a registrare il valore di decelerazione più alto, con 4.9G sviluppati nel passaggio da 297 km/h a 138 km/h, decelerazione ottenuta in 1”66, con una pressione sul pedale del freno di 149 kg.

Quasi altrettanto dura è la frenata che immette nell'ultima chicane. Si arriva a frenare ai 313 km/h, in 98 metri e 1”59 di azionamento del pedale si perdono 160 km/h, numeri che generano una decelerazione di 4.8G.

Montreal, circuito da accelerazioni e frenate pesanti

Va al punto di staccata del tornantino del Casinò, invece, la “palma” di frenata più lunga, con i suoi 2”44 per passare da 285 a 70 km/h in 126 metri. Circuito per lunghissimi tratti affrontato con il gas in pieno, i frangenti di utilizzo dell'impianto frenante si limitano appena al 17% della distanza di gara, sul giro si tramutano in 11”8 trascorsi a rallentare (e recuperare energia). Ogni monoposto, sui 70 giri del gran premio, recupera l'equivalente del consumo orario di 42 famiglie, 124 kWh.