In una gara, quella del Canada, senza particolari colpi di scena dopo l'incidente iniziale tra Stroll e Hartley nonché il ritiro di Alonso, ha fatto molto discutere alla fine l'errore di aver dato la bandiera a scacchi con un giro di anticipo. A sventolare materialmente la bandiera di fine gara è stata la modella e attivista canadese Winnie Harlow che, essendo ovviamente senza esperienza da ufficiale di gara (era semplicemente ospite nel weekend al box di Hamilton), è stata vista un po' da tutti come "anello debole della catena di comando" e quindi causa del "disastro".

Comprensibile, pur se i toni sono stati spesso esagerati (ormai pare la norma), che sui "social" ci si sia scatenati contro la Harlow: quantomeno si pensava a una sua misinterpretazione dei messaggi tra ufficiali di gara, visto che lei non è e non può essere avvezza al "linguaggio" degli addetti ai lavori. Invece pare non sia andata proprio così: c'è stata realmente un'incomprensione, ma questa è avvenuta già in una fase precedente e quindi non dipendeva da Winnie, che si è limitata ad agitare la bandiera quando le è stato detto di farlo.

A scagionare la modella è proprio il direttore di gara Charlie Whiting, che spiega cosa sia successo davvero: «La bandiera a scacchi è stata mostrata un giro troppo presto perché c'è stata una comunicazione sbagliata tra la piattaforma di partenza e chi chiamiamo "starter", la persona che gestisce partenza e arrivo della gara. Ha creduto che fosse l'ultimo giro, ha chiesto conferma al controllo di gara e l'ha ricevuta. Ma loro pensavano che stesse facendo un'affermazione quando in realtà era una domanda, e così ha fatto tutto un giro prima. Insomma hanno detto allo sbandieratore di sventolare un giro in anticipo: quindi tutto questo non ha nulla a che fare con il fatto che sia stata una celebrità a tenere in mano la bandiera a scacchi».

Dunque Winnie Harlow si è trovata ad essere colpevolizzata per un errore non suo, come del resto aveva subito cercato di far capire in un tweet pubblicato sul suo account poco dopo il "fattaccio". Whiting aggiunge però anche un'altra cosa: «Penso che le persone che non lavorano in Formula 1 a volte siano confuse dal grafico che vedono sullo schermo, dove dice 69 su 70. Sappiamo tutti che significa che siamo al giro 69 (mentre l'ultimo è il 70esimo che dev'essere concluso, ndr) ma chi osserva queste cose con maggior casualità potrebbe pensare "ciò significa che è l'ultimo giro". Penso che sia qui che nasce il dubbio. Ovviamente ciò vuol dire che abbiamo bisogno di fare un lavoro migliore nel briefing a queste persone».

Questa "postilla" aggiunge tuttavia altri dubbi: ciò vorrebbe dire che nella gestione di partenza e arrivo ci siano altri elementi inesperti, e non solo chi "ci mette la faccia" in quanto personaggio celebre sulla torretta al traguardo. Dunque se si è arrivati a questo errore è perché ci sono troppi "non professionisti" (o almeno gente con esperienza limitata) in ruoli piuttosto sensibili. Una tendenza che non ci piace, perché l'aspetto sportivo di una gara dev'essere gestito con rigore, altrimenti succedono questi pasticci.

Come quello che è stato richiamato spesso negli ultimi giorni, vale a dire la safety car che nella prova Indycar a Detroit di una settimana fa è andata a sbattere contro il muretto (bloccando tutti i piloti dietro e quindi la gara stessa) perché guidata non da un professionista, bensì da un dirigente della General Motors che poi avrebbe candidamente ammesso: «Non ero abituato a queste velocità». Ora, di "sviste" della safety car è piena la storia del motorsport (e pure YouTube…) ma bisogna riconoscere che in F1 Bernd Maylander ha sempre svolto il suo ruolo con precisione e professionalità (e i piloti stessi l'hanno sempre riconosciuto).

Tornando alla questione canadese, fortunatamente l'errore di fine gara non ha modificato la classifica finale, ma il rischio è stato forte perché sia Bottas e Verstappen sia Ricciardo e Hamilton erano in lotta ravvicinata per la posizione (e più indietro anche Gasly e Grosjean). Inoltre questo rischio è stato raddoppiato perché dal punto di vista regolamentare è stato applicato l'articolo 43.2 per cui viene presa la classifica del giro precedente, quasi come fosse stata data la bandiera rossa anziché quella a scacchi. In conseguenza di ciò la gara è stata dichiarata conclusa dopo 68 giri sui 70 previsti, e Ricciardo si è visto scippare del giro veloce ufficiale: aveva segnato 1'13"839 al giro 69, e così il GpV è passato proprio a Verstappen con 1'13"864 (giro 65).

Una regola che lo stesso Whiting ha spiegato così: «La ragione è che se ci fosse confusione in merito, tornando alla fine del giro precedente si è sicuri di avere una vera classifica di gara». In realtà ci sembra che ciò possa apportare un'ulteriore "falsificazione", perché se qualcuno avesse superato nel giro 69 sarebbe invece stato tutto perfettamente lecito e senza dubbi, visto che comunque i piloti gareggiano "in pieno" finché non vedono la bandiera a scacchi. In effetti questa è una regola specifica della F1, perché in tutte le altre categorie la gara finisce solo ed esclusivamente sotto la bandiera a scacchi (fatta salva quella rossa) indipendentemente se sia stata data al momento giusto oppure prima. Per completezza di informazione, segnaliamo che se invece fosse stata data dopo, la gara viene considerata conclusa al giro previsto.

Concludendo, ricordiamo comunque che non è la prima volta che un errore del genere succede e coinvolge una celebrità chiamata a sventolare la bandiera dell'arrivo: nel GP Brasile del 2002 fu infatti Pelé a mancare il momento giusto in cui dare la bandiera. L'errore non portò peraltro a particolari polemiche, vuoi perché non aveva condizionato la classifica o la gara, vuoi perché in SudAmerica (ma non solo) l'icona del calcio è praticamente intoccabile, vuoi probabilmente perché a quel tempo i "social" non erano ancora così diffusi…