L'hanno definito "spalla" o gregario ("wingman" per la precisione) e Jacques Villeneuve in TV addirittura "maggiordomo di Hamilton". Ma Valtteri Bottas non ci sta, rigetta la definizione nel dopogara tanto da portare Toto Wolff a rivedere certe sue affermazioni - «Non intendevo dire che per noi sia il pilota numero 2, in termini di campionato» - e nonostante il suo ruolo in gara sia stato decisivo per la vittoria di Lewis Hamilton, parla di gara completamente negativa. «È stato davvero un peccato che sia finito solo 5° - afferma Bottas - perché volevo molto di più oggi. Sarebbe stato fantastico andare alle ferie estive con una doppietta all'arrivo». Eppure, andando a valutarne tutte le varie fasi, quella a Budapest del finlandese di Mercedes è stata una corsa grandiosa: certo, sia negli aspetti positivi che in quelli negativi. E in effetti sarebbe parziale guardare alla sua prestazione solo in termini di asservimento al risultato di Hamilton.

Ma vediamo passo-passo cosa è effettivamente successo all'Hungaroring, iniziando come si conviene dallo start. Qui tutti sono partiti discretamente bene - la Mercedes sembra aver superato certi problemi allo scatto, ci hanno lavorato parecchio - e Bottas ha tenuto sotto controllo Kimi Raikkonen. Già qua si è voluta vedere una volontà di copertura rispetto a Hamilton che era davanti, ma non dimentichiamo che Valtteri stava difendendo pure la sua, di posizione. E ha continuato a farlo quando Kimi ha cercato uno spiraglio interno in curva 2, facendolo frenare prima e favorendo il sorpasso di Vettel. Anche questo è stato un episodio focale nell'economia della gara, perché con gomme più dure Sebastian non aveva lo "spunto in più" per impensierire davvero le Mercedes, e ovviamente era pure improntato a una tattica più attendista per "tirare lungo" il primo stint.

Quando la Ferrari ha fatto sostare Raikkonen dopo 14 giri, la Mercedes ha "coperto" facendo lo stesso con Bottas il giro subito dopo. Da un lato la mossa aveva un significato perché Kimi era un rivale diretto in strategia (stesse gomme) ma allo stesso tempo questo ha sacrificato la gara di Valtteri. Che infatti si è visto davanti la prospettiva di dover affrontare 55 giri con le stesse gomme soft. Fra l'altro il pit-stop lungo di Kimi (per la necessità di ripulire una presa freni parzialmente ostruita) che l'aveva fatto finire dietro anche a Kevin Magnussen, forse aveva reso inutile la preoccupazione. Di fatto Valtteri si è trovato nella condizione di dover tirare fino al traguardo con quelle gomme, e ha quindi impostato un ritmo piuttosto conservativo. «Ho provato a fare tutto il possibile, ma lo stint sulle gomme soft era troppo lungo. In teoria, la strategia con un solo stop avrebbe dovuto funzionare, ma ci siamo dovuti fermare prima di quanto avevamo programmato per coprire Kimi. Comunque fino a circa 15 o 20 giri prima della fine il nostro piano ha funzionato bene, abbiamo controllato il passo e non c'era alcuna minaccia alla mia posizione. Ma poi le gomme posteriori hanno iniziato a cedere».

In realtà nel mezzo c'è stato un altro episodio cruciale, nel quale Valtteri ha fatto la sua parte egregiamente. Quando in Mercedes hanno avuto sentore che Vettel si sarebbe presto fermato al cambio gomme, hanno chiesto a Bottas di spingere per restare "in finestra" rispetto al tempo di passaggio in pitlane. E lui ha reagito alla grande, abbassando i crono: fino a quel momento stava su 1'23", ma si è velocizzato fino a 1'21"736 (suo giro più veloce in gara) al 39° passaggio, vale a dire quando Vettel si è diretto al pit-stop, diminuendo il distacco da 26 fino a 18 secondi. Questo da un lato ha stressato le gomme (e lo pagherà caro negli ultimi giri) ma dall'altro gli permette di stare davanti, grazie anche al doppio errore dei box Ferrari: uno è aver atteso un po' troppo per il pit, dopo che Vettel era stato rallentato da un gruppo di doppiati, ma non abbastanza perché ci finisse anche Bottas; l'altro è il cambio gomme lento (almeno 2,5 secondi più del dovuto) per problemi con un dado ruota.

A questo punto Bottas è stato autore di un altro capolavoro che solo i fini intenditori hanno apprezzato (mentre i più grezzi hanno preferito addossare la colpa a Vettel perché "non abbastanza aggressivo", magari gli stessi che l'avevano criticato per l'attacco di Baku…): contenere la Ferrari per ben 24 giri, nonostante le gomme più dure e più vecchie. È il "come" l'ha fatto che va rimarcato: non lasciando mai uno spazio aperto; togliendo quel metro di traiettoria in ingresso curva che dissuadeva dall'attacco senza però compromettere l'uscita; azionando il "party mode" ogni volta che Seb diventava "pericoloso", ma non smodatamente; e soprattutto spezzando il ritmo a Vettel (!) girando oltre mezzo secondo sopra i tempi possibili (e dal punto di vista di Sebastian ben di più, anche 2 secondi) arrivando addirittura a far sforzare troppo macchina e gomme al rivale in coda, che infatti a un certo punto ha preferito "staccarsi".

Tuttavia, come ha spiegato lo stesso Bottas, alle fine le gomme posteriori l'hanno decisamente "mollato", e lo si è visto anche in occasione del sorpasso di Vettel all'inizio del 65° giro. Valutiamo più dettagliatamente a parte l'episodio, comunque quando Valtteri ha dovuto difendersi tenendo l'interno alla staccata della prima curva, questo l'ha portato su una traiettoria più spigolosa in uscita che ha causato una scodata e perdita di trazione. Così Seb ha potuto affiancarlo e scavalcarlo sulla destra, arrivando alla chiusura di curva 2 e al contatto che ha mezzo distrutto l'ala anteriore della Mercedes numero 77. «Lui era all'esterno, ma io avevo ancora il mio muso dentro - è il punto di vista del finlandese - ha girato presto e non c'è più stato spazio per me, così ci siamo toccati. Sono stato l'unico dei due ad avere un danno, all'ala, ma per me si è trattato di un incidente di gara».

Va detto che in questa occasione Bottas è stato troppo ottimista, perché la posizione in cui l'aveva portato Vettel (che era stato molto a sinistra) era davvero improba per contrattaccare sia dal punto di vista della traiettoria, sia per lo spazio disponibile, sia per il fatto di trovarsi a frenare su una zona molto sporca: è stata evidente la polvere alzata dalle ruote quando Valtteri è arrivato al momento della staccata. Ai fini del nostro discorso, però, anche questo comportamento è esplicativo. Se il ruolo di Bottas fosse stato solo quello di rallentare Vettel per difendere la vittoria di Hamilton, dopotutto la sua "missione" a quel punto poteva essere considerata conclusa con pieno successo; invece Valtteri ha cercato di fare tutto quello che poteva per il "suo" risultato, per non vedersi sfuggire così un secondo posto più che guadagnato, nella sua prospettiva.

Crediamo che ciò spieghi bene il malumore del finlandese rispetto a chi ha voluto vedere nella sua gara un semplice ruolo di scudiero, quand'anche non "zerbino". Un'irriducibilità che è continuata pure una volta sotto attacco da parte di Daniel Ricciardo, lo "staccatore" più rinomato del circus F1. Tanto da volerlo affrontare proprio sul piano della "frenata profonda" quando all'inizio dell'ultimo giro si è arrivati a curva 1, pur di non "cedere". Purtroppo per lui, questa si è rivelata un'ingenuità perché l'ala danneggiata e le gomme ormai andate non l'hanno assistito per niente, così a gomme bloccate è andato a speronare l'australiano. Le macchine hanno riportato danni ingenti, ma sono fortunatamente riuscite a portare al traguardo entrambi i piloti (insomma, Pierre Gasly ha "rischiato" di finire 4°!) con Bottas 5° anche dopo la sanzione di 10 secondi per questo "fattaccio".

«Anche questo per me è stato un incidente di gara - spiega dal suo lato Bottas - io ero all'interno e lui all'esterno. Ma praticamente mi mancava metà ala davanti, ho bloccato e ci siamo toccati». Poi prosegue con una dichiarazione che fa capire come questa stagione sia drenante per le energie dei piloti - tra competizione al limite e livellata, nonché gare forse troppo frequenti - perché aggiunge: «Ora guardo avanti alla prossima settimana». Ma come, il prossimo GP non è tra un mese? In realtà pensa alla pausa estiva… «Un piccolo break sarà ottimo, e mi permetterà di ritornare in gara ancora più forte». Anche i piloti più forti hanno bisogno di "ricaricare le batterie", non solo il Kers…