Il rischio che al 2021 l'unica, grande, novità regolamentare in Formula 1 sia legata alle dimensioni delle gomme, 18 pollici e larghezza leggermente inferiore delle anteriori, nonché al diverso rendimento, è concreto. Della rivoluzione regolamentare che avrebbe dovuto partorire nuove power unit, ibride sì ma più semplici, non v’è traccia e le ultime indiscrezioni lasciano intuire che si andrà avanti con le attuali, riviste nei regimi di rotazione e nel flusso orario di benzina utilizzabile, in assenza di un serio impegno da parte di nuovi costruttori a entrare in Formula 1.

Il piano di Liberty Media punta deciso alla standardizzazione delle componenti “non necessarie” allo spettacolo, elementi perlopiù nascosti alla comprensione del grande pubblico ma dispendiosi per i team quanto a ricerca e sviluppo. Si dovrà, poi, dare risposta alle difficoltà delle monoposto quando corrono in aria sporca, elemento che incide direttamente sullo spettacolo dei gran premi. Non meno centrale, infine, il tema del budget cap e dell’incremento dei premi distribuiti tra le scuderie.

Dal 2019 avremo le prime prove tecniche di contenimento dei costi, che dovrà portare a un pieno effetto e al raggiungimento dei “fatidici” 150 milioni di dollari spendibili a stagione solo nel 2023. Nel 2021 si partirà dai 200 milioni di dollari, secondo quanto riporta RaceFans, con un’ulteriore sforbiciata di 25 milioni nel 2022. Quanto al sistema di sanzioni da approntare, faranno parte del regolamento sportivo e la violazione dei limiti di spesa avrà ripercussioni dirette sull’attività in pista. Sotto quale forma è ancora da definire.

Resteranno estranei al limite di spesa gli ingaggi dei piloti e gli stipendi singoli più alti, le spese per il marketing e quelle per le hospitality. In linea teorica, a pieno regime, il dimensionamento di una struttura di Formula 1 dovrebbe coinvolgere 450 persone, poco più delle risorse umane a disposizione oggi di Force India (405 lavoratori).