Servirà del tempo per tornare competitivi. Gil de Ferran non ha fatto mistero della situazione complessa che vive McLaren, in piena fase di ristrutturazione, e del percorso lungo che attende la squadra. L’ultimo nome approdato a Woking, sul fronte tecnico, è in realtà un ritorno, Pat Fry, in attesa di un James Key il cui frettoloso annuncio è stato perentoriamente congelato dall’ambiente Toro Rosso-Red Bull Racing: è e resta sotto contratto fino al 2020.

Le mille difficoltà del progetto MCL33 da individuare e risolvere, unico obiettivo ormai da molti mesi a questa parte. Lavorare in vista del 2019, appena la "consolazione" d’aver fatto scuola in materia di ala posteriore e disegno delle paratie laterali. Troppo poco per sorridere. Il miglior risultato stagionale è nel quinto posto di Alonso in apertura, a Melbourne. La convinzione, allora, di poter arrivare a battagliare con Red Bull, l’obiettivo ideale di un campionato finalmente con un motore più competitivo di Honda. Salvo scoprire che il problema non era solo nella power unit.

Sainz-Norris per scrivere le pagine del futuro. Se l’inglese è pilota coltivato dal programma McLaren, Carlos ha tessuto rapporti con la nuova dirigenza, con Zak Brown, sul green a 18 buche: «Abbiamo giocato a lungo a golf, è da un po’ di tempo che sono in contatto con Zak e ha aiutato a costruire un rapporto con lui e con McLaren», svela Sainz al sito della Formula 1.

Dovrà prendere per mano il team, da pilota esperto, perlomeno il più esperto tra i due: una missione titanica, portare McLaren al vertice, viste le basi. «E’ un compito enorme provare a eguagliare le prestazioni di Mercedes o Ferrari. Servirà del tempo, probabilmente nella prima metà dell’anno forse sarò io a guidare il team in una direzione o nell’altra. Sono convinto, tuttavia, che in Formula 1 alla fine non ci siano piloti numeri uno o numeri due. Sono certo che la squadra ci tratterà entrambi da numeri uno, è quel che serve adesso al team, entrambi a spingerci a vicenda, dare tutto per far progredire la squadra.

Sarà più che un onore per me assumere un po’ la guida, sono certo però che Lando avrà la sua da poter dire», spiega Sainz, che non nasconde di tenere caro il numero di telefono di Fernando Alonso. L’esempio da seguire, l’idolo, sarà ancora d’aiuto nel 2019, assicura: «Parlo con lui e probabilmente siamo i due piloti col rapporto più chiaro, se dobbiamo confidarci un segreto lo facciamo, perché c’è fiducia. Spero che il prossimo anno possa accadere ancor più spesso visto che non saremo più rivali in pista. Può essere solo positivo per me, so di poter sempre sollevare il telefono e chiamarlo, quando avrò bisogno di qualcosa ci sarà».

C’è la reverenza del giovane nei confronti del Maestro, del proprio idolo, amplificata da un passaggio di consegne ideale del volante in McLaren. Non l’eredità che il blasone del team lascerebbe intendere, piuttosto, un terreno sul quale lavorare parecchio e a lungo prima di coglierne i frutti. «Ho sempre detto che farò le cose a modo mio, c’è un solo Fernando Alonso, è stato un pioniere in ogni cosa abbia fatto in Formula 1 per la Spagna, io arriverò con i miei modi di fare e spero di avere un po’ di consigli, un po’ del suo supporto».