Al di là dei problemi che spesso causa agli addetti ai lavori quando transitano nei dintorni di questo quartiere di San Paolo, la pista di Interlagos dedicata a Carlos Pace propone diverse sfide anche in fatto di guida. I suoi 4.309 metri di sviluppo relegano questo circuito tra i più corti del mondiale, tuttavia la sua conformazione molto "mista" e per di più con variazioni altimetriche consistenti (anche qui la quota è notevole, 800 metri slm, ma molto meno che in Messico) lo rendono anche piuttosto difficile e interessante per i piloti.

Le curve da media velocità si susseguono piuttosto freneticamente e anche l'allungo principale del traguardo è tutt'altro che rettilineo. Tutto questo si ripercuote anche sui pneumatici, per cui la Pirelli è stata conservativa sulla scelta delle mescole, mantenendo medie, soft e supersoft (che però, ricordiamo, sono uno step più morbide rispetto alle omonime gomme del 2017). La pista richiede una buona trazione e incide sul degrado soprattutto delle gomme posteriori, però la ricerca di stabilità del retrotreno non può far sacrificare la direzionalità o la frenata: insomma, anche qui servono macchine piuttosto equilibrate e stabili.

Per il resto, non vi sono novità nel tracciato rispetto al 2017 se non per il raddoppio del cordolo in uscita di curva 4 (quella alla fine del controrettilineo) e anche stavolta vengono mantenute due zone di apertura dell'ala mobile: l'allungo in salita del via, con azionamento del DRS possibile appena prima dell'ultima curva (che si fa in pieno), e quello tra le curve 3 e 4. Entrambi permettono di raggiungere velocità sull'ordine dei 335 km orari, che dissuadono dall'esagerare con il carico alare, mentre la curva più lenta (la numero 10) è da circa 90 km/h.