“Ho sempre cercato di fare del mio meglio, lottando contro qualsiasi cosa, circostanza, cose che avrebbero potuto abbattere altri, ho sempre dato del mio meglio”. L’eredità morale di Fernando Alonso, al passo d’addio in Formula 1, la riassume il diretto interessato. Lascia con due titoli mondiali, un grandissimo che ha raccolto molto meno di quanto, per talento, avrebbe potuto e meritato. Scelte, non sempre azzeccate, ne hanno scritto il percorso, iniziato dalla palestra di talenti curata da Giancarlo Minardi e arrivato a lottare (e battere) con il migliore: Michael Schumacher.

E’ diventato, Fernando, il riferimento in Formula 1. L’epoca d’oro in Renault, poi un 2007 in McLaren incredibile. Alonso-Hamilton, come nell’ultima conferenza stampa del giovedì, ad Abu Dhabi. Dove con un pizzico di sarcasmo, tra i ricordi belli da portare con sé in carriera, dice: “La stagione con Lewis, nel 2007…”.

L’onore delle armi, Lewis, lo ha reso già da qualche stagione a Fernando. E quando gli chiedono che rivale sia stato, Hamilton commenta: “É stato un buon rivale, abbiamo passato momenti belli e altri brutti. Non saprei cos’altro dire, lui è arrivato prima di me in F1, aveva già raggiunto incredibili risultati ed è stato un privilegio poter gareggiare in un’era nella quale c’era anche lui. Sì, mi mancherà, mancherà allo sport”.

Alonso contro Hamilton, in McLaren. Poi gli anni dell’Alonso ferrarista in lotta contro Sebastian Vettel, quando con malizia ricordava di lottare contro la supremazia Red Bull più che una sfida tra piloti.

Mancherà la Formula 1, mancherà alla Formula 1. “Più delle gare, dei ricordi, le cose più belle che ho vissuto in F1 sono legate alle persone con cui ho collaborato e con le quali ho condiviso metà della mia vita. Ho gareggiato qui per 18 anni, vissuti accanto a progettisti, meccanici, ingegneri di talento, voi dei media, abbiamo condiviso tante giornate e credo sia questo il ricordo migliore che porterò dietro per sempre della F1.

La filosofia che sta dietro un GP, la disciplina necessaria, la preparazione, ora andrò in altre serie e ci si rende conto come la Formula 1 sia il livello più alto, incentrata proprio sulla ricerca della perfezione”. WEC e Formula 1 a confronto, esperienza di Daytona e Formula 1 a confronto. Indy 500 e Formula 1 a confronto. I metri di paragone non sono mancati. E, dovesse tornare la nostalgia di questo mondo? E’ presto per pensarci, non è del tutto chiusa la porta a un ritorno. Il primo motivo perché non so come mi sentirò l’anno prossimo, magari ad aprile/maggio sarò disperato sul divano e troverò un modo per rientrare", commenta Fernando. "Non è la mia idea iniziale, è più qualcosa legata a me stesso, non c’è una scadenza o qualcosa che deve succedere, sarà più legato a come mi sentirò a metà della prossima stagione”.

Forse la storia sarebbe stata tutta un’altra con quel mondiale perso ad Abu Dhabi nel 2010. Era Ferrarista che resta l’ultimo passaggio con qualche sorriso, l’ultima vittoria nel 2013, in Spagna a Barcellona. Un anno prima, il ricordo della gara rimasta di Valencia: da 11° a primo, su una pista sulla quale i sorpassi erano impossibili. Strategia e azione in gara per la rimonta:Una gara che posso ricordare è Valencia 2012, una che in circostanze normali non avremmo mai potuto vincere se l’avessimo ripetuta 100 volte. Quella fu una bella esibizione di strategia, sorpassi, rischi; la macchina non era nemmeno veloce, se non sbaglio doppiai anche Felipe a 10 giri dalla fine: vincemmo pur senza una macchina dominante”.

In Spagna, nel paese, la Formula 1 è Alonso. Grande cultura motoristica sulle due ruote, il Matador Sainz nei Rally, ma prima di Fernando la Formula 1 non godeva del seguito che è maturato grazie ai successi di Alonso. “Sono molto orgoglioso, te ne rendi conto col tempo, quando vedi quante persone seguono la F1 in Spagna e nelle Asturie, quanti viaggiano a Oviedo per visitare il mio museo, quanti praticano i kart, quanti seguono la F1 e il motorsport: non era una tradizione, nel 2001 e 2002 non andavano neanche in tv i gran premi, ora in Spagna è il secondo o terzo sport per popolarità e questo mi rende fiero”.