Dalla pole straordinaria di Melbourne al titolo conquistato a Città del Messico, una cavalcata mai come nel 2018 esente da errori e cali di rendimento. Il miglior Hamilton di sempre, s’è detto. Resterà il cruccio di non essersi espresso al massimo in Canada, la sua Montreal, pista sulla quale si è sempre esaltato. Resterà l’onta, per Mercedes, del duplice ritiro in Austria. Poi, l’episodio di Sochi. Giochi di squadra. A seconda della prospettiva dalla quale si osserva la cosa, giusti o meno. Sacrosanti se siedi sullo sgabello di Toto Wolff.

E nel ripercorrere il 2018 trionfale, il passaggio sul GP di Russia è ricordato da Hamilton con il riconoscimento del miglior lavoro svolto, allora, da Bottas. Un po’ come anche a Baku.

“La Russia non è stata una buona gara per me. È il circuito sul quale Valtteri è probabilmente più forte in tutto l’anno. È stata una gara difficile per me, a quel punto della stagione il team diceva 'dobbiamo fare tutto per assicurarci, Lewis è così lontano nel campionato e non puoi più riprenderlo, così dobbiamo iniziare a supportarlo e assicurarci entrambi i titoli'”, racconta Lewis.

“Nè io né Valtteri eravamo nella stanza a dire che volevamo le posizioni invertite, volevamo andare là fuori e guadagnarci la posizione, lottare. In quel week end Valtteri fu senza dubbio più veloce e meritava di vincere. È stato davvero imbarazzante. Quando ricevetti la chiamata che Valtteri mi avrebbe fatto passare credo d’aver detto qualcosa come 'ditegli di accelerare'. In gara penso fossi più veloce io, in qualifica lui”.

Nel mirino: Giochi di squadra e ipocrisie

In diverse occasioni Bottas ha sacrificato la propria gara per supportare strategicamente Hamilton, uno scenario che, in proiezione 2020, farà bene ad assimilare Esteban Ocon, logico candidato insieme a Bottas per giocarsi il secondo sedile Mercedes. 

E, sull’essere compagno di squadra di Lewis Hamilton, il cinque volte iridato racconta: “È stato un giorno difficile per Valtteri, lui è stato un gran uomo squadra e assolutamente rispettoso. Non è facile essere mio compagno di team ma non lo è nemmeno essere il suo, perché è molto, molto veloce e lo diventa sempre di più. Io sono qui in Mercedes da sei stagioni, lui è al suo secondo anno e davvero mi tiene sempre sull’attenti. Spero davvero che non si verifichi mai più uno scenario simile”.