Che non sia in Formula 1 per rimetterci del denaro, Lawrence Stroll lo ha sottolineato già nei mesi scorsi. Racing Point – o quel che sarà il nome definitivo del team iscritto al mondiale 2019 – punta a riconquistare la posizione di quarta forza in campo, ridurre il gap dai migliori tre nel medio periodo e, con non poca ambizione, “diventare uno dei grandi team”: parola di Stroll senior, guardando a un futuro a lungo termine che tiene in considerazione l'atteso livellamento delle disparità finanziarie rispetto a squadre con capacità di spesa anche tre volte superiore al budget che una Force India 2018 è stata in grado di mobilitare.

Più soldi, più risorse per ricerca e sviluppo, cruciali nel passaggio a un regolamento tecnico profondamente rivisto con le novità legate al dimensionamento e semplificazione dell’ala anteriore, punta dell’iceberg di un intervento più ampio sull’aerodinamica, che interessa anche i deviatori di flusso dietro le ruote anteriori, il posizionamento dell’ala posteriore e la semplificazione delle paratie laterali.

Andrew Green è il “papà” delle VJM che nelle ultime stagioni sono state in grado di compiere miracoli con le ridotte disponibilità economiche presenti. E il direttore tecnico spiega cosa significhi poter contare sulla disponibilità di denaro fresco nella fase di progettazione della monoposto 2019: “Significa poter pianificare con fiducia anziché compromettere tutto se programmi e poi i soldi non saltano fuori.

Eliminare tale incertezza è un gran cosa, poi è un gran cambiamento strategico la visione che ci consentirà di portare pezzi sulla monoposto quando riterremo che la facciano andare più veloce, piuttosto che puntare a 2 o 3 aggiornamenti stagionali. É un grande cambiamento rispetto all'accumulare un insieme di componenti e produrre un grande aggiornamento, aspettando poi un paio di mesi per l’altro: adesso possiamo ragionare sul quel componente che rende più veloce la macchina e portarlo subito in pista”.

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L’ala anteriore è al centro della profonda rivisitazione filosofica voluta dalla FIA nel 2019. Un componente sul quale le scuderie, negli ultimi anni, hanno prodotto evoluzioni continue proprio sugli elementi adesso vietati, alette e pinne figlie di una ricerca aerodinamica costosissima e dai tempi lunghi per trasferirsi dalla galleria del vento alla pista. E maggiori disponibilità economiche da investire su diverse soluzioni, da sperimentare, tanto più allarghi il gap su chi, quella ricerca, è costretto a circoscriverla quando non a rinunciarvi del tutto.

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Può dormire sonni un po’ più tranquilli Racing Point con il supporto della nuova proprietà e Green aggiunge: “Senza i fondi sarebbe stato un vero incubo. Quando facciamo ali nuove, rappresentano un costo enorme. Le novità regolamentari faranno sì che aggiorneremo le ali molto più di frequente nella fase iniziale, è una grande spesa e sono ali più grandi, penso che subiranno più spesso dei colpi e ne perderemo molte di più perché danneggiate, quindi serviranno più esemplari.

Per la vecchia Force India avrebbe rappresentato un mal di testa enorme, adesso lo sarà un po’ di meno”.

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