Romolo Tavoni è tra gli ultimi testimoni apicali della Ferrari di sessant’anni fa. Classe 1926, già segretario particolare di Enzo Ferrari, ex direttore sportivo della Rossa iridata con Hawthorn nel 1958 e con Phil Hill nel 1961, sfoggia con nonchalance meravigliosa 92 anni lucidi e preziosi che vanno per 93 e dice senza mezzi termini che: “Si sapeva che c’erano delle frizioni interne, Arrivabene ha voluto scaricare un po’ di responsabilità che aveva su Binotto e Binotto ha puntato i piedi. Alla fine, chi era nella necessita? di prendere una decisione, l’ha presa”.

L’analisi va avanti e riguarda lo stesso Binotto analizzato per curriculum: “Si tratta di un tecnico e tra l’altro di livello molto alto - spiega Tavoni - . Tuttavia questo suo nuovo ruolo di Team Principal comporta, tra le altre cose, anche tenere i rapporti con gli altri team, fare politica sportiva e relazionarsi con Liberty Media, ossia l’entità proprietaria del marchio F.1 dal punto di vista commerciale. Complessivamente si tratta di un compito molto complesso e assai gravoso, per cui penso che Mattia Binotto si farà aiutare da qualcuno e l’individuazione di questo qualcuno - vedi Mekies, ndr -, si rivelerà molto importante per la buona riuscita del suo mandato. In ogni caso resto un po’ perplesso”.

Si spieghi meglio, Tavoni... “Sinceramente credo che questa che ha riguardato Arrivabene sia solo la prima scossa di un sommovimento che potrebbe presentare più avanti aspetti tellurici ulteriori. Non dimentichiamo che Vettel nel 2018 ha fatto un brutto campionato, compiendo alcuni errori e neanche pochi che non sono da lui. E io credo che la chiave di volta del futuro immediato di questa Ferrari passa proprio sulla situazione di Vettel. Su, lo scorso anno in pista ha fatto delle boiate e in macchina c’era lui. Si sono viste delle imperfezioni non accettabili e adesso non ci resta che vedere cosa accadrà”.

In altre parole, lei dice che la politica non è tutto e che poi, in concreto, bisogna osservare con attenzione quanto Seb saprà riprendersi, giusto? “Esatto. E' così. Una chiave fondamentale per il 2019 è proprio questa. Io penso il meglio circa le capacità di Vettel, come possibilità ne possiede ancora tante e il talento ce l’ha, mica lo scopro io, visto che è un quattro volte campione del mondo. In altre parole, ora la Ferrari ha un nuovo capo ma bisogna anche che Vettel, la sua punta di diamante in pista, riacquisti la testa”.

I suoi 92 anni non hanno impedito a Tavoni di fare una fotografia limpida di quanto accaduto a Maranello. Sulle colonne di Autosprint potrete trovare le altre analisi fatte da D'Agostino, Arnoux, Audetto e Fiorio.