Segnali positivi: un’affidabilità della power unit Honda da appuntarsi al petto. Segnali negativi: un brutto incidente in curva 9, del quale Pierre Gasly si è assunto tutte le responsabilità.

Red Bull ha rimesso in sesto la RB15 dopo il botto a 230 orari del quale è stato protagonista giovedì, che ha costretto il team a un lavoro supplementare per mandare in pista, oggi, Max Verstappen.

Quanto valga questa Red Bull non è ancora emerso in modo lampante, il confronto è rinviato a Melbourne e Gasly non si sbilancia nemmeno sullo stato di forma della Mercedes, concorde nel ritenere che il potenziale della W10 non sia stato, ancora, espresso.

Dopo il crono di Leclerc, l’1’16”2 con gomma C5, ha ammesso essere un riferimento fuori dalla sua portata: Non credo avrei potuto fare quel tempo. Sono molto veloci ma siamo concentrati su noi stessi, non sugli altri.

Abbiamo ricercato un po’ di più la prestazione e imparato molte cose. Ci resta ancora tanto lavoro da fare ma, in generale, siamo soddisfatti. Mi trovo a mio agio con la macchina e tutto il pacchetto, telaio e motore vanno davvero bene”.

Elogi soprattutto rivolti a Honda, lui che il 2019 ha contribuito a prepararlo in Toro Rosso, lo scorso anno, ed è in grado di apprezzare i passi in avanti: “Ho guidato l’anno scorso un motore Honda e il progresso fatto è sorprendente, spero continui.

Nei quattro giorni siamo riusciti a fare tanti giri ed è qualcosa di positivo. Abbiamo buone prestazioni e ci serve solo capire come sfruttare al meglio il pacchetto e portare la miglior macchina possibile a Melbourne”.