Perez e Bottas, Hulkenberg e Vettel. “Vaffa” liberatori, a fine gara, da chi la gara la domina e vuole il bottino pieno. Fino Ai “soliti noti”, che per fortuna esistono e alzano le barricate per difendere la posizione.

Cinquantotto giri di ruota australiana aprono il mondiale e regalano passaggi da appuntare. Team radio che dicono delle difficoltà in gara e dell’obiettivo, sentito, di quel punto extra, novità di ritorno e premio del giro più veloce.

Non è ancora gara e Checo Perez vive attimi di tensione nel rientro in pitlane. “Woah! Ci sono andato vicino”.

“Checo, cos’è successo? Cos’è successo? Passa dalla pitlane. Ci sono dei problemi?”

“No, c’è troppa gente in pitlane e non mi aspettavo che Giovinazzi si fermasse. Quasi sono arrivato a tamponarlo”.

Ecco, Antonio non si ferma, semplicemente segue l’altra Alfa Romeo di Raikkonen nell’ingresso in pitlane, mentre Perez arriva già in “assetto da gara”.

Midfield ti sintetizza in una parola (perdonerete l’inglesismo) la lotta di metà schieramento, il correre con il coltello tra i denti quest'anno più che mai. Un “Sorry” di Kvyat al team mentre tenta l’assalto sulla posizione di Lance Stroll, Torpedo comunque positivo nella prima stagionale.

“Buon lavoro Dany! P10, P10. È stata una buona gara”, dal muretto, dopo la bandiera a scacchi.

“Aaaahhh ca***o. È stata una gara difficile, ragazzi Per essere rimasto fuori un anno e mezzo, non è facile. Ma ci sono di nuovo, quindi grazie, grazie per oggi”.

“Bravo Danilo!”.

E un Nico Hulkenberg che, in lotta con Magnussen, ritrova le “vecchie maniere” che servono nella lotta per la posizione.

Giro 15, “Sì, ovvio… perché mi sorprendo?!”: tra sé e sé, mentre trova le spalle larghe di KM in curva 3 a difendersi.

I perché ancora senza risposta, al giro 43. Sebastian Vettel al box: “Perché siamo così lenti?”.

Già, perché?

E Riccardo Adami non può che rispondere: “Non lo sappiamo al momento”.

Istruzioni per l’uso, invece, rivolte a Kimi Raikkonen. Costretto a un pit anticipato per aver raccolto nella presa dei freni posteriore sinistra una visiera a strappo. Qualche secondo in più durante il cambio gomme, per verificare cosa mandasse su le temperature. E le indicazioni dal muretto a Kimi, giro 14, dopo il cambio gomme: “Ok Kimi, siamo riusciti a toglierla, avevi una visiera a strappo sulla presa d’aria del freno posteriore sinistro.

E, Kimi, un’altra informazione: la visiera a strappo era la tua. Fai attenzione quanto la togli, lasciala dentro l’abitacolo!”.

Dominio assoluto di Valtteri Bottas a Melbourne. Primo pilota a conquistare i 26 punti in un Gran Premio. E, con il giro più veloce ancora in gioco, lo scambio con il muretto si riassume in un utilissimo “chissenefrega”, traduzione dal finnico all’italiano del pensiero di Valtteri, alle istruzioni di non prendere rischi.

Giro 52, via radio dicono: “Il giro più veloce è ancora il tuo”

“Quindi? Qual è il piano alla fine? Ci fermeremo per cercare il giro più veloce o ci proveremo nel finale con queste gomme?”

“Valtteri, non prenderemo nessun rischio, quindi non ci fermeremo”.

“Copy. Ma voglio 26 punti, quindi ci proverò alla fine!”.

Tre giri più tardi, a Max Verstappen dicono del giro più veloce realizzato, senza crederci però troppo: “Ci sono tutta una serie di giochi in ballo al momento. Gente che rallenta, che sistema le mappature da qualifica, eccetera. Tu concentrati solo sul prendere Hamilton”.

Lewis, giro 56, esorta Bono, Peter Bonnington, ingegnere di pista: “Mi serve quel punto, Bono!”

La formula magica diventa: “Allora, Strat Mode 10 è disponibile, Lewis”. Tradotto, quattro chilometri e mezzo di Albert Park con la mappatura del motore più spinta, per provarci.

Né Lewis, né Max, è Valtteri a fare en plein e, dal muretto Red Bull, dicono a Verstappen, giro 58: “Ah, Bottas ti ha soffiato il giro alla fine”.

Più di ogni altro team radio, vale il liberatorio "Che ne dite di questa?! vaffa****o, sì! Grazie ragazzi"

"Davvero, questa è la rivincita dopo l'anno scorso"

"Davvero. Ai diretti interessati: F**k you!". Firmato Bottas.